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Il leone bianco

Un bellissimo leone insegui una leonessa, per circondarla di coccole e di affetto.
La leonessa si sdraiava al sole, scaldata dal sole stesso e dal calore del cuore del suo compagno. Dolce era il leone con lei. Nelle loro passeggiate, il leone la portava spesso in riva al fiume, dove c’era un fiore bianco,bianco come il latte:…era il regalo per lei. Girare attorno a quel fiore era la sua danza d’amore.

 
La giovane leonessa, però, era nata malata e sentiva già vicina la sua morte, ma nulla fece capire al suo amato, perchè l’amore a volte è anche questo.
Un giorno si allontanò dal leone e si diresse lontano, ma lui, con gli occhi forti e lucidi di amore, la segui, proteggendo il suo cammino. La leonessa tornò indietro, per poi cercare di allontanarsi di nascosto, ma il leone sentiva il suo profumo e la raggiungeva sempre.
La leonessa sentiva vicino il giorno della fine e, sempre più, la necessità di evitare al suo amore di vederla morire.

 

Una mattina la leonessa si fermò vicino ad una maestosa quercia e si voltò a guardare il leone, che vistosi richiamato, si avvicinò dolcemente e con amore.
I rami della quercia si mosserò ed incominciarono ad avvolgere il grosso leone e diventando catene sulle sue zampe.
La leonessa guardò per l’ultima volta il suo compagno e se ne andò. Il tempo necessario, perchè il leone non sentisse più il suo profumo.

 
Altre leonesse passarono accanto al leone, per fagli compagnia, ma lui, con occhi tristi e un forte ruggito, le teneva lontane.
Per giorni il ruggito del leone si senti nell’infinità del cielo ed il suo pelo incominciò a diventare bianco dal dolore.
Un giorno i rami della quercia tornarono al loro posto, lasciando libero il leone: un maestoso leone bianco. I suoi occhi lucenti; lo sguardo triste.
Si volse per l’ultima volta verso l’orizzonte, per salutare la sua leonessa lontana; poi si volse verso il gruppo di leonesse, per attraversarlo piano.
Nacque cosi il leone bianco……bianco come un fiore, bianco come il latte.

Brinda alla tua morte (Lettera ad una amica)

Amica mia, ascolta:
non posso più aiutarti.
Sfugge la tua vita alle regole di chi deve guarire.
Tante cose ho imparato, da me stesso,
dalle lame sottili dell’anima.

 
Non un ribelle,
ma un solitario, si.
Più tardi chiedi aiuto
più tardi guarirà la mente,
anche se l’aiuto sarà al tuo fianco.
L’aiuto si chiede e si vuole….se si vuole,
ma più il tempo è fermo……più sarà lento.
Ascolta le parole……leggi dentro me.
Le vite sono diverse; il malessere lo stesso,
ma non puoi aiutarti…se non lo stai facendo.
Non posso più aiutarti.
Quante persone come te, attorno a me,
e tutte sole,
con lo stesso problema:
parlare e chiedere aiuto
ad “amici” che all’aiuto pisciano sopra e non lo sanno…..
…..ma la piscia è sempre gialla, la puoi bere come birra.
Meglio il vino in compagnia,
che combattere col mostro;
e cosi mi mandi via, dopo avermi chiesto aiuto.
Io ora torno sui miei passi e ti guardo da lontano,
poi mi giro piano, piano, e riapro le mie ali.

In mezzo alle pagine…

In mezzo alle pagine
ritrovo me.
Una storia passata
tra la mia storia e la vita:
uomo; ragazzino;
innamorato; sperduto;
malinconico……uomo.

Sorrisi e giochi
tra un bimbo e una bimba:
lei già sola e bisognosa di compagnia;
io ancora legato a non so che.

Girano le pagine.

In mezzo alle pagine
ritrovo gli occhi cupi
di chi, tradito,
cerca la pace fra i traditori,
ma troppo diverso per essere capito.

Occhi cupi…
…parlano alla notte:
coccole; carezze; il mio babbo.

La testa che si gira
a guardare il muro bianco.
Immobile,
ma il pensiero va.

In mezzo alle pagine
ritrovo gite di scuola:
sempre vita è.
Sempre colpi al cuore
o risate salutari.
Che bello un pò di svago.
Bevute di altri
e per gli altri il mio disprezzo.

In mezzo alle pagine
ritrovo “Passo, dopo passo…”: la mia opera prima.
Un mare di poesie, di pensieri,
di sguardi nel vento
e sopra le pagine.
Pensieri bianchi, neri,
colorati.
L’aquilone, che mai
ha abbandonato il suo bambino
e io che mai abbandonerò il mio aquilone
e non lo mollerò mai.

Sempre il mio sbuffetto, si,
perchè in mezzo alle pagine
ritrovo il mio sbuffetto.
Amici attorno ad un tavolo,
che si guardano e, stanchi,
si raccontano piccole storie
e sentimenti…
…inizi di amori.
Era l’inizio di un nuovo anno
e suonava una canzone triste,
ma non era una canzone per noi.

In mezzo alle pagine
ritrovo i fogli bianchi
e in mezzo alle pagine……mi ritroverò.

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Lasciami andare

Squarciami il petto, adesso,
di fretta.
Non lasciarmi vivere assieme a voi,
lasciami libero dalla gabbia della vita,
che a te non toglie nulla…
che a me deve ancora dare.
No!!!
Il potere…il vomito…la vergogna.

Dio…chi sei?
Comandi ancora tu?
Occhi di stella, che mi guardi,
piango…vedi?
Piango, perchè ti lascio…
…non piangere tu.
Ti lascio per risplendere altrove
e portarti il respiro più libero.

Cani: venite qui per le coccole
e leccatemi ancora.
Le mie mani
non smetteranno mai di accarezzarvi.

Dio…ancora tu!
Non passa mai questa realtà?
Nessuno cambia? Nulla?
Non cresco qui!
Non togliermi il sole,
lascialo portare con me;
io ti ringrazierò per questo.

Aldilà dei sogni

Era il sole
e io sorridevo…
…era il tempo voluto per me.
Dopo addii; tristezze e dolori
anche Dio si era accorto di me.

Lavoravo con la legge sul petto,
sguardo fiero
ed un gruppo di polso.
Tanti delitti avevamo sventato,
ma per tanti altri
avevamo tremato.
Il sogno era sempre lo stesso:
la signora del campo di grano
mi diceva:”Vai piano, vai piano.”
Poche cose mi turbavano ancora:
un po’ d’ansia
con la stretta alla gola
e questo incubo della signora,
ma stavo bene
e mi ritrovavo ormai grande
con la mia casa e il mio amore vicino.
Era il sole stupendo di Luglio,
questo certo non lo posso scordare.
Arrivammo vicino a un torrente,
che correva a lato di un campo.
Mi misi a correre, per saltare le spighe,
ma la collega mi frenò con un urlo:
“Vai piano, vai piano.”
Un istante per raggelarmi il cuore,
come se Dio avesse voluto vedere…

Nel granturco bagnato di sangue
il mio amore dormiva per sempre.

…La signora del campo di grano
mi diceva:”Vai piano, vai piano.”

La girandola del cuore

Seduto alla mia scrivania,
immerso in pensieri veloci,
non pensavo a niente.

Mi fermai con lo sguardo
su una girandola di plastica,
grande, con i petali di ogni colore
e dei cuori bianchi
a riempirne i colori.
Li, dinnanzi a me.

La mia mente neutra
la guardava,
senza emozione.
Gli occhi spenti
dai pensieri.

La girandola ascoltava
la mia impassibile tristezza,
dinnanzi ai suoi colori.

I petali si fecero bianchi,
di un invisibile bianco,
e i cuori di un vergine azzurro,
che mi riportarono agli Angeli.

Un vento irreale soffiava
su quei dolci petali,
formando un vortice muto
al cui interno
volavano i cuoricini del mio amore,
che mi avvolsero
in un affettuoso abbraccio.

Lo sentivo, il mio Amore;
il mio pensiero su di lei;
e se non era per lei
avrei avuto dinnanzi
solo una bella, immobile,
girandola colorata.

E’ l’Amore

Tu sei la mia piccolina
e mi sei sempre vicina.
Quando camminiamo assieme,
su queste strade, come un fiume in piena,
mi tieni per mano e mi porti lontano;
fino a un appiglio dove attaccarmi
e stare tranquillo.

Quando camminiamo assieme,
su queste strade, come lungo la marea,
mi tieni per mano e me la stringi piano,
come un volo di una nuvola
o il racconto di una favola,
che ci fanno sorridere e sognare.

E’ l’amore, l’amore,
piccolo angelo mio,
che come una diga incontrollata,
sprigiona l’acqua
che non può più essere rinchiusa.
Il suono violento del vento;
lo scoppio delle onde,
dietro il mio lamento.
L’ululato dei lupi;
la rabbia controllata di corpi nudi
e avvinghiati…

 
…ancora il mare calmo della sera.

Gli occhi verdi dell’ombra

Guarda quel ragazzo,
come corre in mezzo al campo;
come salta con la palla:
come giocano i bambini,
che si sentono campioni.
Sta ballando con la palla,
come se avesse ai piedi delle rotelle.

 
Quando corre è sempre dolce,
con quei salti da canguro…
…mi diverto pure io,
che gli sono sempre vicina.
La rondine è anche lui,
che gioca col pallone
come fosse una gazzella
con le ali di farfalla.

 
Papà è stato bravo
a insegnarti ad essere cosi
e la mamma è stata brava
a fare la mamma.
Hai imparato ad essere rondine
e ora giochi come lei.

 
Ora io ti lascio andare:
la tua ombra se ne va;
te ne lascio una nuova,
che si occuperà di te
e tu, col tuo sorriso,
ti occuperai di lei,
come hai fatto pure con me.

 
Ti saluto con un bacio,
come fossi il tuo Papà.
Ti ricorderai di me
quando guarderai lo specchio
e vedrai quegli occhi verdi,
che son sempre li con te…

…potrai parlarmi ancora
e io risponderò.
Sono sempre la tua ombra,
quella vecchia,
ma son qui.