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Valentina Gullace, dai Musical ad “All together Now”. L’intervista alla poliedrica artista.

Riparte alla grande la trasmissione musicale “Hall together now”,condotta dalla esuberante Michelle Hunziker, e tra gli spalti del cosiddetto Muro Umano, composto da cento giurati tra cantanti, musicisti e volti noti dello spettacolo, siede anche Valentina Gullace, cantautrice e musical performer.

Oggi Valentina Gullace è presente con noi per raccontarci questa avventura.

Valentina, ti ascoltiamo da Luglio con il singolo “Respirare”, hai in programma un nuovo album?

“Respirare” è stato l’ultimo singolo estratto dal mio primo album, “La mia stanza segreta”, uscito il 17 settembre 2019. La genesi dell’album è stata abbastanza tormentata perché ho iniziato a scrivere i miei primi brani solo per me stessa, senza il proposito di far ascoltare al mondo la mia musica. Temevo molto il giudizio degli altri e così per tantissimo tempo ho tenuto le mie canzoni della “stanza segreta”.

Ora sto lavorando a dei brani nuovi ma non ho l’impellenza di pubblicare immediatamente un nuovo disco. Sicuramente lo farò quando sentirò di aver chiuso un cerchio e di aver espresso esattamente ciò che sento alla luce della donna e dell’artista che sono oggi. 

“Respirare” era già in programmazione prima dell’emergenza Covid o c’entra qualcosa con questo Lockdown?

L’uscita del brano era già stata decisa molto tempo prima ma ho atteso un mese in più prima di pubblicarlo perché mi sono chiesta se fosse opportuno parlare di leggerezza in un momento invece così pesante; ho poi capito che proprio perché stiamo tutti vivendo una fase molto complessa, cantare un inno alla semplicità può essere bello e utile, così a luglio è uscito il brano, su cui ho come special guest il grande Fabrizio Bosso alla tromba.

Come stai passando professionalmente questo periodo di Covid?

È molto difficile non poter fare il mio lavoro pienamente. Questa estate ho potuto fare alcuni concerti e ne avrei avuti altri in programma, ma la chiusura dei teatri e delle sale da concerto ha bloccato tutto. Sono anche un’insegnante di canto e proseguo il mio lavoro di educazione di giovani voci in modalità “smart working”. Continuo a studiare e a progettare nuove cose, sperando si possa tornare presto a concretizzarle.

Ora però passiamo a notizie belle. E’ ripartita la trasmissione musicale “All together now”, la trasmissione in assoluto che fa cantare il pubblico televisivo. Tu sei rientrata per la seconda volta nel programma come una dei giurati nel famoso “MURO”…Come hai vissuto la notizia della tua selezione?

È la seconda volta che partecipo al programma, infatti sono stata nel muro dei 100 giudici anche nella prima edizione del programma, l’anno scorso. Non avevo mai fatto nulla di simile, in tv ci ero andata per promuovere i miei spettacoli teatrali e per condurre un programma su Rai Scuola, “Easy genius”. Quando la redazione di All together now mi ha contattata sono stata molto contenta perché avevo proprio il desiderio di misurarmi con una nuova esperienza, diversa dalle precedenti.

Ci racconti la prima puntata di quest’anno? Ti sei divertita?

La prima puntata di questa terza edizione è stata davvero pazzesca! Poter condividere la musica in questo momento storico così brutto è un privilegio e una gioia immensa. Decisamente mi sto divertendo di più in questa terza edizione rispetto alla prima, anche perché sono maggiormente a mio agio con questo ruolo di giurata e ho preso confidenza con le dinamiche televisive.

J-Ax, Anna Tatangelo, Rita Pavone e Francesco Renga, questi sono i giudici Vip di “All together now”. Quattro grandi personaggi del mondo musicale messi assieme. Com’è il tuo rapporto con loro? 

A causa delle rigide regole anti covid non ci è possibile andare troppo in giro per gli studi televisivi. Veniamo tutti regolarmente tamponati, ma la produzione ci tiene ugualmente a non farci creare assembramenti e contatti non necessari fra noi. Sono riuscita a scambiare due parole con la grande Rita Pavone e devo dire che è una di una gentilezza disarmante! Lei mi ha davvero colpita, non l’avevo mai sentita cantare dal vivo ed è una forza della natura!

Chi è il tuo preferito fra i quattro?

Come forse avrai intuito, Rita Pavone! Però anche Anna Tatangelo, perché l’ho trovata molto centrata nel suo modo di dare i giudizi ai concorrenti e soprattutto è sempre molto empatia con loro e li rispetta, cosa per nulla scontata.

Ti piacerebbe partecipare come concorrente?

Decisamente no! Non amo competere, sebbene il mio lavoro per definizione sia competitivo. Diciamo che non mi sentirei tanto a mio agio nei panni della concorrente.

Com’è collaborare con Michelle Hunziker? 

Avevo già lavorato con Michelle nel 2007 nel musical “Cabaret”, della Compagnia della Rancia. Già in quella occasione avevo potuto constatare la grande serietà di Michelle e la sua disponibilità con tutti, ma ritrovarla ad All together now mi ha fatto estremamente piacere, perché è una conduttrice impeccabile e molto simpatica!

Hai accennato ai Musical, ti mancano? Hai in programma qualcosa?

Mi manca infinitamente. Quando è arrivato il covid a bloccarci tutti, ero in scena col musical “The Full Monty” al Sistina di Roma, avevamo già fatto parecchi mesi di tournée e ancora ne mancava almeno un altro. Purtroppo non si sa esattamente quando sarà possibile riprendere col teatro, quindi vivo sospesa sperando che questa pandemia venga debellata al più presto.

Grazie Valentina per la tua disponibilità. Un saluto da tutti i tuoi fan e un augurio per la tua professione.

Grazie a voi! Un bacione a tutti.

Valentina Gullace. Foto di Valentina Naselli.

Biografia

Cantautrice, attrice, performer di musical, Valentina Gullace inizia la sua carriera nel 2006 debuttando in teatro col ruolo di Maria Maddalena nel Jesus Christ Superstar della Compagnia della Rancia. In pochi anni diventa una delle interpreti italiane di musical più apprezzate ed è fra i protagonisti di spettacoli come: High School Musical, La febbre del sabato sera, Operazione San Gennaro, Aladin, Cabaret, A Bronx tale. Nel 2015 vince l’Oscar italiano del Musical per la sua interpretazione del ruolo di Inga in Frankenstein Junior. Nell’ultima stagione teatrale è nel cast di The Full Monty, in tour in tutta Italia e al Teatro Sistina di Roma. Conduce una trasmissione su Rai Scuola, Easy Genius, ed è uno dei 100 giudici nella prima edizione del programma di Canale 5 All Togheter Now, condotto da Michelle Hunziker. Parallelamente alla carriera teatrale svolge un’intensa attività live nel jazz club di tutta Italia, esibendosi nel repertorio swing e jazz. Il 27 settembre 2019 pubblica il suo primo disco da cantautrice: “La mia stanza segreta” (Filibusta Records), album impreziosito dalla presenza di Fabrizio Bosso alla tromba. Il disco viene presentato dal vivo al Festival Lucca Jazz Donna e alla Casa del Jazz a Roma.

Covid-19: I potenti ci hanno ucciso? L’intervista shock

Si può morire di Coronavirus o si può essere uccisi per averlo contratto? E’ un virus o un contratto mondiale?Una domanda tremenda, difficile da fare, pericolosa nel farla, ma la pandemia scoppiata quest’anno ha aperto scenari specifici, di cui non si può far finta di non vedere.

Esperti di farmaci, ricercatori farmacologici, che con esperienze decennali studiano ed hanno studiato i farmaci di tutto il mondo e come combatterli, hanno capito da subito che il Covid-19 non provocava una particolare polmonite, ma che i sintomi erano più simili a una trombosi polmonare. Ma allora cosa è successo? Perchè si sono curati i malati come fosse una polmonite, causando cosi in moltissimi casi un peggioramento e la morte degli stessi ricoverati?

Ma come? Lo sanno gli esperti ricercatori farmacologici, qualunque medico specialista, come si sarebbe dovuto curare il Covid-19 da subito e non lo sapeva l’OMS? L’Organo Mondiale di sanità non lo sapeva? Non lo sa ancora?

I microtrombi si possono prevenire senza problemi. Basta un’iniezione di eparina nella pancia. Naturalmente detta cosi, in modo semplice, è facile, ma in effetti la cura della trombosi polmonare non è di certo traumatica. L’intervista a fine articolo precisa nel dettaglio questo elemento. ASCOLTATELA CON ATTENZIONE.

Un altro elemento che fa pensare, o confermare, che qualcosa di programmato ci sia stato nel provocare o sfruttare il Covid-19 è il fattore mascherine.

Parlare di far portare le mascherine ai bambini a scuola è grave, pericoloso. Danni gravi, acidosi, alta possibilità di ospitale alcune malattie, compreso il cancro. La semplice mascherina spinge a respirare anidride carbonica e un eccesso di anidride carbonica nel sangue vuol dire far ricevere alle cellule un loro rifiuto. Una contraddizione.

Questi principi sono principi assolutamente di base. Chiunque medico lo sa… l’OMS non lo sa? L’Organizzazione mondiale di sanità non sa queste cose? Cos’è tutto il business che è girato attorno alle forniture di mascherine?

La mascherina non evita di prendere il Covid-19. Dire il contrario è una falsità, cosi come detto dagli esperti ricercatori dei farmaci, eppure il decreto ministeriale obbligava all’uso della mascherina o di un semplice panno, come sostituto della stessa. Le mascherine, o un panno generale , sono una assurdità. Il virus è composto da particelle cosi minuscole che passano attraverso questo tipo di tessuti.

Già il 25 febbraio 2020, durante la sua prima uscita pubblica da consulente del ministro Speranza, il consigliere dell’Oms professor Walter Ricciardi spiegava: “Le mascherine per le persone sane non servono a niente”, ma poi non lo disse più.

https://www.youtube.com/watch?v=r0jEa7xjfGw

Perchè questo successivo silenzio e l’obbligo di portare la mascherina?

Poi arriva la bomba del vaccino., che, come conferma l’intervista seguente, non può essere che nocivo. Affermazione mai smentita dagli addetti ai lavori.

Chi studia i vaccini? Ricercatori farmacologici che studiano da più di 100 anni le micronanopolveri e le micronanoparticelle. Gli stessi studiosi possono confermare che i vaccini contengono tutti inquinanti in maniera diversa. Dipende cosa c’è nel vaccino e dal caso. Ci sono frammenti di piombo, titanio, acciaio, che vengono iniettati nel corpo delle persone. Queste cose se arrivano al cervello possono portare a enormi danni, come l’autismo che è comune nelle persone che sono state soggette ai vaccini. Le stesse ditte che fabricano i vaccini menzionano questo pericolo attraverso il bugiardino.

Ma come? Lo sanno i ricercatori esperti di farmaci che i vaccini sono più nocivi che utili e non lo sa l’OMS? Riparte cosi il grande business mondiale del vaccino?

Come mai questo silenzio assurdo dei grandi potenti? Ma davvero il Covid-19 è un uccisione di massa programmata?

Nell’intervista di seguito si sottolinea come, per esempio , molto spesso i banconi su cui si lavorano i vaccini sono sporchi. Ditte luride, sporchissime. L’OMS non lo sa? Lo sanno i dottori di tutto il mondo, ma l’OMS, l’organizzazione mondiale di sanità, non lo sa?

Perchè, se ogni dottore, ricercatore in merito, sa queste cose, le organizzazioni nate per il controllo dei medicinali tacciono su queste cose? Lo stesso Robert Kennedy Jr ha confermato che da più di 30 anni non si fanno controlli sulle ditte farmaceutiche. In pratica non si produce un farmaco, ma si producono malattie.

Le ditte produttrici di vaccini, producono cose inutili, spesso dannose, al cui interno ci sono residui pericolosissimi di metalli, e non vengono controllate. Perchè? Forse perchè il guadagno è cosi stratosferico che chiunque ci guadagna a stare zitto?

Sapete che la Formaldeide è una sostanza vietata dal 2004, nell’ambito farmacologico, ma è presente nei vaccini? L’OMS non lo sa?

L’alluminio ha dei dosaggi limitati,tanto che il Ministero della salute italiana scrive di vietarli anche nei semplici deodoranti…..ma viene iniettato direttamente nei bambini. Un bambino arriva a iniettarsi 30.000 volte il limite di alluminio fissato per un adulto. Un’assurdità. Un crimine nascosto.

Molti bambini sani arrivano distrutti dopo aver fatto il vaccino.

Perchè sapendo tutte queste cose viene imposta, o si vuole imporre, l’obbligatorietà del vaccino?

Col Coronavirus ci sono stati migliaia di morti, ma dallo studio effettuato dagli stessi ricercatori del farmaco viene evidenziato che i territori maggiormente copiti dal virus sono stati quelli con più inquinamento atmosferico e, ATTENZIONE, quelli dove si è effettuata una vaccinazione a tappeto contro l’influenza e la meningite.

Questo non lo si dice? Si sta facendo tutto per distruggere gli umani e viene nascosto da tutti i responsabili governativi?

Come mai il Ministero della salute manda una circolare in cui consiglia la cremazione dei cadaveri, se secondo i ricercatori non serve a nulla? Perchè si distruggono i cadaveri? Si distruggono le prove? L’OMS non sa queste cose?

L’Ente di statistica nazionale americano ed inglese hanno registrato la mortalità delle malattie infettive e si è visto chiaramente (dati alla mano) dai grafici che la mortalità scende ogni anno, questo perchè migliora l’igiene, il cibo, la qualità di vita. Poi arriva il vaccino per le malattie infettive e la curva non cambia affatto, anzi, alcuni sono deleteri, ad esempio la Mongolia ha il 98% di copertura vaccinale sul vaccino, ma c’è stata un epidemia di morbillo. L’india ha miliardi di abitanti ed aveva una quarantina di casi di polliomelite, poi Bill Gates porta i vaccini e i casi salgono a 400.000 l’anno. Da 40 a 400.000 dopo il vaccino.

Ci sono le ricerche che confermano queste cose, ma allora perchè si corre a produrre i vaccini?

Cos’è USV40? L’OMS non lo conosce?

Se vi siete fatti delle domande e volete delle risposte, guardate con calma la seguente intervista al ricercatore Stefano Montanari, dove si trovano affermazioni sconcertanti, mai smentite da altri, ma solo taciute.

Intervista ad Asia Gianese, l’influencer monella

Balzata agli onori della cronaca per la sua “passeggiata” in auto sul sagrato del Duomo di Milano, la giovane Asia Gianese si è rivelata un personaggio tosto, una modella provocante e un’influencer seguitissima.

Il suo profilo Instagram è stato dichiarato come un concentrato di scatti esplosivi e followers ed è proprio sui social che Asia Gianese si è ritagliata una fetta sempre più consistente di ammiratori.

Oggi incontriamo Asia Gianese per conoscerla un po’ di più.


Asia, come ti sei costruita il lavoro sui social?

Ho iniziato a farmi delle foto da sola e a postarle sui social, sono piaciute e cosi il mio profilo ha iniziato a funzionare. Ho fatto anche delle sfilate come modella, ma diciamo che sono partita principalmente già come influencer.

Ti piace fare l’influencer?

Moltissimo. Certo, devi essere sottoposta a moltissime sollecitazioni, ma se ti piace lo accetti.

Come vieni contattata per fare un’ospitata o un servizio fotografico?

Diciamo che oggi funzionano tanto i social, principalmente Instagram. Chi mi vuole contattare di norma mi manda un messaggio su Instagram, poi ci può essere uno scambio di numeri di cellulare tra clienti che mi hanno conosciuto e cosi a volte vengo contattata direttamente sul cellulare. Un esempio è la mia partecipazione allo scherzo che hanno fatto le Iene al calciatore Stefano Sensi. Sono stata contattata direttamente su Wathsapp. Non sapevo chi fosse a chiamarmi ne come avesse potuto avere il mio numero.

Ti piace apparire?

Diciamo che mi piace vedere in faccia le persone, quindi sono un tipo da sfilate, gossip, essere influencer. Non riuscirei a lavorare dietro le quinte. Se per apparire s’intende quello che faccio ora, si, mi piace.

Sappiamo che sei iscritta all’Università. Cosa stai studiando?

Comunicazione politica, al terzo anno.

In televisione ti abbiamo vista molto sicura e combattiva, nel senso che rispondi a chi ti attacca con molta sicurezza e calma.

Si, è vero, ma diciamo che anche questo è un modo di recitare, nel senso che quando sei in televisione sei un personaggio e quindi devi mantenere fede alla figura che interpreti. Se mi attaccano per la famosa bravata del Duomo di Milano, non posso litigarci….l’ho fatta e me ne prendo le responsabilità. Logico che se vado in televisione come influencer a parlare dei social non mi si deve attaccare per altre cose. Li si, rispondo a tono. Diciamo che sono anche un po’ cinica, nel senso che non vado a litigare, ma punzecchio il mio interlocutore all’infinito (Ride, Ndr)

Ti hanno dato fastidio tutte quelle critiche?

Diciamo che inizialmente sapevo di essere in televisione per quella bravata, quindi ero preparata a ricevere delle critiche. Facevo la parte anche della “Diavioletta”, poi col passare del tempo ho visto che continuavano ad attacarmi, anche in trasmissioni dove si parlava di altro; la mia reazione è stata il rispondere a tono, spegnere le persone criticone. Comunque tutto questo fa anche parte dello spettacolo e la mia figura non ne ha risentito, anzi, vengo spesso chiamata in trasmissioni Tv.

Guadagni con Instagram?

Si, instagram è la mia vetrina. Da li partono tutti gli inviti.

Hai seguito Sanremo 2020? Cosa pensi dello scandalo di Morgan e Bugo?

Ah…tutto preparato. E’ stato tutto costruito, perchè erano ultimi. Non li avrebbe cag…i nessuno ed invece cosi si sono fatti pubblicità.

Qual’è la tua musica preferita?

Io ascolto molto Rock e Hip hop. Amo anche la Techno.

Fai sport?

Quando riesco ad andarci si. Mi piace fare tante camminate all’aria aperta, esercizi a corpo libero. Non amo tanto i pesi. Tempo fa ho praticato atletica leggera, mezzo fondo, gli 800 i 1000 metri. Sono arrivata anche seconda alla competizione delle scuole regionali.

Ti piacciono gli animali? Hai cani o gatti in casa?

Io adoro i gatti, ho proprio una passione per loro. Ho un gatto diavolo come me, vuole sempre fare il padrone(Ride, Ndr)

Asia, sei single?

Si.

Come dev’essere un uomo per piacerti?

Io sono un diavolo (Ride, Ndr), cosi dicono tutti i miei amici. Mi piacciono i ragazzi con i tatuaggi, i piercing, con un carattere forte….l’importante è che abbia l’ironia. Se è bello ma senza ironia allora non è che mi attira molto.

Grazie Asia per la tua gentile collaborazione. Speriamo di vederti sempre di più con le tue foto bellissime e sensuali.

Grazie a voi. Ciao a tutti.

La modella Martina Ragozza: “Bella con l’anima”

Martina Ragozza, la giovanissima modella ed attrice nei video dei seguitissimi iPantellas. Una modella simpatica, allegra, vivace, attraente, seguita in Instagram da più di 140.000 follower, eppure una personalità tutta sua, lontana dall’apparire, ma con il sogno dello spettacolo…nascosto.

Oggi incontriamo Martina Ragozza per un’intervista speciale. Uno scoprire i lati oscuri di questa modella, al di la della bellezza. Un’intervista che lascerà a bocca aperta.

Martina, come ti sei costruita il lavoro sui social?

Io ho iniziato seguendo tre profili di altrettante ragazze molto seguite e cercavo di imitare le loro foto. Ho fatto cosi per una dozzina di volte e mi sono accorta che le mie foto piacevano e avevano molti like, iniziavano a contattarmi sulle pagine. Il mio profilo era attivo. Se avevo anche solo 300 followers, erano 300 attivi. Ogni giorno mi seguivano e commentavano, mi scivevano, quindi mi sono resa conto che il mio profilo funzionava bene, piaceva e piace.

Ricordo che ho postato un video dove figuravo interista e quel video li ha spaccato di brutto, al punto da venire contattata dai iPantellas per collaborare con loro.

Ti piace fare l’influencer?

Diciamo che amo di più recitare. Ho iniziato da giovanissima a fare recitazione e teatro e ho frequentato un corso di dizione all’Università. Mi piacerebbe lavorare in radio o fare la doppiatrice. Più che apparire mi piace lavorare dietro le quinte. Piace a tutte stare davanti allo schermo e io sono quella rara a cui piace stare dietro (Ride, Ndr).

Come vieni contattata per fare un’ospitata o un servizio fotografico?

Oggi funziona tanto Instagram. Mi inviano un messaggio con la proposta e poi ci si sente telefonicamente, ma tutto parte molto dai social. Una volta sono stata contattata direttamente su Wathsapp…non so come avessero potuto avere il mio numero, ma è successo.

Sappiamo che sei iscritta all’Università. Cosa stai studiando?

Comunicazione politica.

Tu sei stata in America. Ti è piaciuta?

Più che l’America, mi è piaciuta l’esperienza che ho fatto per quattro mesi, come baby sitter. Ho conosciuto un’altra ragazza che mi ha seguito in Costa Rica per due settimane, sempre a fare le baby sitter. E’ stato un bel vivere, un altro mondo, un’altra visione.

Hai detto che ti piacerebbe lavorare in radio, stai già facendo qualcosa?

Ho iniziato proprio adesso a seguire questo sogno, quindi non posso ancora dire nulla. Diciamo che mi piacerebbe lavorarci. Ripeto, mi piace lavorare con la voce, quindi radio e doppiaggio. Speriamo vada in porto questo progetto.

Guadagni con Instagram?

Si, con le sponsorizzazioni, però io lavoro tramite un’agenzia di produzione. Anzi, spero anche nel futuro di avere un programma di cucina tutto mio.

Certo che sei tutta particolare. Sei una bellissima ragazza che fa la modella, è seguita sui social, potresti fare l’influencer anche con il gruppo dei iPantellas ed invece ami lavorare in radio, fare la doppiatrice o presentare un programma di cucina.

Si, io amo cucinare. Poi io mangio vegetariano…vegano, però il pesce non manca mai. Sono strana lo so.

Che squadra tifi?

Io sono interista.

Sei interista?

Si, si.

E come la mettiamo che sei anche Miss Juventus Domo?

No, no (Ride, Ndr), il Miss Juventus Domo l’ho vinto nel 2015, come miss, ma io sono interistaaaaaa.

Hai seguito Sanremo 2020? Quale canzone ti è piaciuta di più?

Mi sono piaciute quella di Diodato e Albero Urso.

E lo scandalo di Morgan e Bugo?

Ah…tutto preparato. Erano sotto in classifica e hanno costruito tutto per far parlare di Bugo, far parlare di lui, o avrebbe finito li.

Qual’è la tua musica preferita?

Io ascolto molto Hip hop e Regaetton.

Martina, sei single?

Si.

Come dev’essere un uomo per piacerti?

Diciamo che mi piaciono i tipi dolci, un po’ riservati, coccoloni.

Bene, adesso inizierà l’attacco dei followers calorosi. (Si ride, Ndr)

Grazie Martina per questa bella intervista. Ci vedremo in futuro, magari con te dietro il microfono di una radio.

Speriamo. Grazie a voi.

bianca-al-sestriere/

“How To Fall In Love”, il video da Oscar di Pamela Andérson

No, non eravamo preparati ad un video rétro italian-stile con l’intramontabile sexy star Pamela Andérson come protagonista. Il cortometraggio, voluto proprio dall’attrice, è un omaggio anche ai grandi della cinematografia mondiale.

Una meraviglia visiva e sonora da Oscar. Eccellenza fotografica che non poteva esistere senza la presenza sensuale e maliziosa della bellissima Pamela Andérson.

L’attrice viene intervistata su questo cortometraggio da ODDA Magazine una rivista biennale di moda e cultura contemporanea con sede a New York e fondata dall’attuale direttore creativo ed editore capo David Martin nell’aprile 2012.

Pamela Anderson, attrice, fotografa e attivista per i diritti degli animali di fama internazionale racconta quindi del suo ultimo progetto, arrivando sotto forma di un cortometraggio intitolato “How To Fall In Love”. Diretto dal regista canadese Brock Newman.

Ci descrivi la storia che si svolge in “How To Fall In Love”?

Credo che questa sia la domanda del nostro tempo.

Come ci si innamora? Siamo “robot dell’amore”? C’è spazio per il vero amore in un mondo moderno?

Sto aprendo la mia mente, il mio cuore e vivendo in uno stato costante di essere “innamorata”. Non di una persona, di un luogo o di una cosa, ma della lotta romantica stessa.

Essere impegnati nel mondo e leggere; andare nei musei e vedere l’arte, la natura, la tecnologia. Credo che questo sia il modo di amare. Sono ancora alla ricerca.

È la sopravvivenza come persona romantica. La poesia è la chiave di tutti i dilemmi della vita. Le pagine di Playboy prendono vita.

Com’è nato questo progetto? Quanto sei stata coinvolta nella storia del suo personaggio?

Volevo rendere omaggio ai miei preferiti, come Brigitte Bardot in “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard, Anita Ekberg in “La Dolce Vita” di Fellini, Sophia Loren in “Boccaccio ’70”, in “Sunset boulevard”; Playboy nel suo periodo più celebrato, tra gli anni ’70 e ’90, e anche mia madre. Solo qualche accenno… qua e là.

Descrivi il motivo per cui sentivi che era il momento per far uscire questo racconto.

È un momento difficile da esprimermi solo a parole. Più strumenti possiamo usare, meglio è. È un cortometraggio sull’amore.

Inoltre, mi piace tutto quello che c’è nel film, dalle camere d’albergo ai corsetti, alle sciarpe e ai guanti.

Com’è cambiato il tuo processo di collaborazione nel corso degli anni, dopo aver lavorato con tanti team iconici, e quale elemento porta in una produzione l’essere creativi in prima persona?

Mi piace lavorare con nuovi artisti e talenti. E non è necessario vivere a Los Angeles, New York o Parigi per essere un grande regista.

Brock (Newman; il regista di “How To Fall In Love”) è un giovane canadese di grande talento. Abbiamo deciso di collaborare sul posto…

Ha fatto tutto da solo. È stato rinfrescante non avere una grande troupe. Lui è come una one-man band. Come potete vedere in questa foto di lui che mi ha fotografato con la Corvette di suo fratello; vero stile canadese.

Come è cambiato nel corso della tua carriera il modo in cui porti l’emozione e la realizzazione di un personaggio?

Mi comporto come farei tra amici intimi. Facciamo tutti parte della performance art.

Il senso di fiducia in se stessi e la consapevolezza delle proprie capacità cambia nel tempo in qualche modo?

Non ne sono sicura. Mi sento insicura e sicura in momenti diversi. Il senso di fiducia in se stessi si crea lavorando duramente; lasciando che il pensiero voli in mille pensieri ogni momento..

Ho accettato la mia routine… scrivere, leggere, diventare qualcosa di nuovo ogni giorno, cercare di fare la differenza… e sostenere i miei amici: intellettuali, artisti, combattenti per la libertà. Tutti si sono sacrificati, tutti sono incredibili.

Le mie influenze sono Vivienne Westwood, suo marito Andreas (Kronthaler), Julian Assange, Richard Prince, Edward Ruscha e David LaChapelle… I miei ragazzi Brandon e Dylan sono i miei più grandi amori e muse.

Una musa può anche essere una cotta o un’amicizia sexy. Sono sempre molto ispirata, a quanto pare. Il mio corpo è sempre in fiamme.

Come entra la fiducia nell’esperienza dell’amore?

La fiducia è tutto. Mi fido anche delle persone inaffidabili, fino all’ultimo respiro. È qui che sta il bello… amare qualcuno in ogni caso.

Cosa significa “innamorarsi”, personalmente, per te? E come è cambiata nel tempo questa comprensione?

Si tratta di diventare vulnerabili, di sentirsi a disagio, di trovare un nuovo spazio… C’è un mondo nuovo in ogni persona. Ancora non lo so. È tutto un mistero. La seduzione, il divertimento, l’essere selvaggiamente disinibiti; bisogna essere coraggiosi per essere un buon amante. Mi piace imparare a conoscere qualcuno. Mi spingo sempre oltre i limiti.

Sotto quale aspetto vuoi che veda, questo film, lo spettarore?

Mi piacerebbe che le persone pensassero solo a come appare loro l’amore, per non dimenticare l’innocenza, la giocosità delle nuove connessioni.

Come fotografa, com’è cambiato il tuo rapporto con il cinema? Dove può portarti questa intuizione come creativa?

Ho fotografato Dylan, mio figlio, per l’ODDA. Era una copertina di lui che galleggiava nell’acqua. Mi piace fare fotografie. Penso che la mia forza sia quella di fotografare gli uomini, prendendo nuovi spunti da loro.

Sono curiosa di conoscere la psicologia maschile, che permette agli uomini di essere cavallereschi, di non aver paura di abbassare la guardia.

Spero di avere presto una mostra. Presenterò il bianco e nero, l’emotivo e il sensuale, i nudi e i semi-nudi. Il corpo maschile è ancora così tabù da guardare. Voglio mostrare alla gente quello che vedo in un bell’uomo, dal punto di vista di una donna dal sangue caldo. Potrebbe sorprendervi.

L’intervista originale: https://oddamagazine.com/project/pamela-anderson/

Claudio Raccagni e Luca Di Carlo sul New York Times

http://www.agoramagazine.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=36663:l-avvocato-luca-di-carlo-hot-sul-new-york-times&Itemid=492

L’Avvocato italiano delle Star internazionali Luca Di Carlo, il famoso “Avvocato del Diavolo” si è ritrovato sul New York Times grazie alla ripubblicazione di un’intervista del redattore bresciano Claudio Raccagni alla sexy ex-bagnina di “Baywatch”, Pamela Andérson.

La sexy pornostar Luana Borgia:”Voglio andare all’Isola dei Famosi”

Intervista esclusiva rilasciata da Luana Borgia, una delle rare pornostar che ancora oggi infiammano il pubblico con i suoi spettacoli. Luana punta a sottolineare il valore del porno di un tempo e il suo sogno nel cassetto:…partecipare al reality di Mediaset “L’Isola dei Famosi 2020”, non nascondendo le sue voglie segrete.

Inizia la sua carriera facendo la modella; nel 1988 viene selezionata nel concorso di Miss Italia e l’anno successivo partecipa alle selezioni italiane per Miss Mondo.

Si trasferisce poi a Roma dove comincia a esibirsi in una serie di spettacoli sexy. Agli inizi degli anni novanta, prende contatto con Moana Pozzi e Rocco Siffredi e va affermandosi come una delle più importanti star del mondo del porno italiano, dove si guadagna l’appellativo di “Duchessa dell’hard”. Nel 1994 vince il premio Impulse d’oro come miglior attrice hardcore europea.

Oggi la provocante pornostar ci concede questa intervista esclusiva.

Luana, come ricordi il tuo primo film porno?

Guarda, diciamo che prima di tutto ho iniziato a fare spettacoli hard, poi ho avuto occasione d’incontrare la mitica Moana Pozzi, della quale ero una grandissima fan, e lei mi ha detto:

“Senti Luana, visto che tu fai già spettacoli hard, cosa ne pensi di provare a fare un film?”, cosi ho provato.

Sottolineo che ho fatto il mio primo film con Moana Pozzi e Rocco Siffredi, il top del porno, quindi per me è stata una bellissima esperienza. Poi univo l’utile al dilettevole, visto che sono una a cui piace fare sesso da quando ero ragazzina, ricordo che mi nascondevo con il giornalino “Le Ore” e mi guardavo le foto porno.

Come ti senti ad essere una pornostar conosciuta?

Mi piace essere il sogno erotico degli italiani.

Che differenza vedi fra le pornostar di allora e quelle di adesso?

Principlamente manca l’esperienza. Io, Rocco Siffredi, Moana Pozzi, Ilona Staller e molte altre star degli anni ’90 siamo personaggi chiave del porno, perchè abbiamo avuto alle spalle un’esperienza e una passione che ci ha reso grandi. Io ho partecipato a più di cento film.

Oggi basta che una ragazza faccia un primo film porno, o pubblichi video hard, o faccia uno spettacolo con degli oggetti, che già si reputa pornostar.

Uno spettacolo come si deve ha una coreografia buona, una musica adeguata, un abbiagliamento ad hoc per l’occasione.

Purtroppo l’evoluzione è ache questo, in tutte le cose, sia per il porno, la televisione, il cinema, la musica…..tutto oggi è una corsa frenetica all’ascolto, tralasciando troppo spesso la capacità vera del personaggio e la sua esperienza.

Hai parlato di musica. Vedi questo veloce cambiamento anche nella musica?

Si, non mi piace seguire le nuove tendenze come il trap o simili, anche rispettando il gusto di tutti. Io resto sulla musica classica per rilassarmi o la porto nei miei spettacoli per trasmettere erotismo. Devono farmi e far sognare.

In questo periodo sto facendo uno spettacolo dal titolo “La bella e la bestia”, con una coreografia e una musica adeguata, molto sul classico. Uno spettacolo hard non potrei farlo con della musica dance. Il fine ultimo di uno spettacolo è quello di far eccitare il pubblico.

Tu hai detto pubblicamente che vorresti partecipare all’Isola dei Famosi 2020, come mai questo desiderio?

Guarda, io nella mia vita mi sono realizzata in tutto: ho un lavoro che mi piace, ho vinto

quattro premi Oscar, ho una passione per i cavalli …..il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di partecipare all’Isola, si!

Sarebbe una sfida per me. Io sono un’amante della natura, dello sport, infatti quando non faccio la trasgressiva nei locali, faccio una vita normale, sana, faccio palestra, vado a cavallo e faccio anche dei concorsi ippici.

Il mio sogno resta quello di poter partecipare all’Isola dei Famosi. Vorrei vivere sulla mia pelle il vivere su un’isola, totalmente isolata dal mondo.

Ma se tu vai sull’Isola, avresti problemi a spogliarti davanti ai concorrenti?

No, per nulla. Anzi, io amo la natura e prendere il sole nuda.

Vuoi dire che Mediaset con la tua presenza sull’Isola avrebbe un buon rientro di ascolti?

(Ride) Sicuramente. Certo…anche se c’è un limite a tutto.

Luana, hai detto che conosci Ilona Staller e siete amiche. Ultimamente il suo amico sexy avvocato Luca Di Carlo è stato confermato presente al Grande Fratello Vip 2020 e ha dichiarato di voler partecipare anche lui all’Isola dei Famosi. Tu lo conosci Luca Di Carlo?

Io Luca l’ho potuto conoscere solo per telefono. Lo sento spesso e continuo a digli:“Ci dobbiamo conoscere, ci dobbiamo conoscere” ed invece poi non ci si incontra mai. Lui è nei pressi di Roma, io nelle zone di Parma, poi siamo sempre occupati con il nostro lavoro, quindi per il momento non c’è stato il modo d’incontrarsi. Però devo dire che mi piace tanto e spero davvero di vederlo dal vivo.

Lo vorresti sull’Isola?

Certamente. Mi piace come uomo, è attraente,;ammetto che sull’Isola mi apparterei con lui dietro il sipario della natura (Ride).

Sul serio?

Beh, si…a me piace Luca.

Se tu dovessi avere accanto sull’Isola un tuo personaggio preferito chi sceglieresti?

A me piace molto come uomo, personaggio televisivo, come testa e non solo (Ride)…Paolo Del Debbio.

Guarda che io mando l’intervista a Mediaset!!!

(Ride), siiiii.

Tremenda Luana”, ti ringrazio per questa bella intervista e ti porto i saluti di tutti i tuoi fan.

Grazie a te Claudio, a Lf Magazine e a tutti i lettori. Un caldo abbraccio a tutti.

Paola Carrieri: dietro l’ombra di un proiettile

Paola Carrieri, balistica di primo ordine, Consulente Balistico dell’Autorità Giudiziaria e Consulente Balistico per Medici Legali in tutto il sud Italia. E’ ausiliario di Polizia Giudiziaria e collabora a diversi importanti casi in ambito penale; non ultimo è docente di balistica. Fresca di ritorno dalla premiazione che l’ha vista ricevere il premio “Investigation & Forensic Awards!”, riconoscimento alle categorie di professionisti del settore forense da StopSecret – Magazine Tv Eventi. Paola Carrieri è stata premiata come prima eccellenza italiana nel campo della Balistica Forense.

Una professione, la sua, che il pubblico vede ed ama attraverso i film cinematografici, dimenticando che i film stessi nascono grazie a queste professioni meticolose.

Oggi incontriamo Paola per capire meglio in cosa consiste questa sua professione infinita e scoprire anche il suo lato nascosto.

Paola spieghiamo prima al pubblico in cosa consiste il tuo lavoro?

Sono un Balistico. Pertanto il mio lavoro consiste nella ricostruzione degli accadimenti delittuosi interessati dall’uso ed “abuso” di armi da sparo. Per spiegare in che consista il mio lavoro – seppur per sommi capi – devo necessariamente parlare della Balistica. Species del genus criminalistica, è una peculiare tecnica dell’investigazione criminale, probabilmente tra le più ardue delle scienze forensi. Complessa scienza che studia il fenomeno di grevi proiettati da macchine termo- meccaniche, in essa, convergono discipline eterogenee: medicina legale, fisica, chimica, giurisprudenza, merceologia, etc. Di conseguenza, discipline che il balistico necessariamente deve conoscere ed applicare alla propria attività di indagine.

I tradizionalisti, opportunamente, la scompongono in balistica interna (studia i fenomeni fisici, chimici e meccanici nonché ogni elemento che caratterizzi il ciclo dello sparo ed il moto del proietto all’interno dell’arma sino alla sua uscita dal vivo di volata; cosa non semplice se si consideri che si tratti di fenomeni assoggettati a tempi brevissimi, un centesimo di secondo, gongolando tra pressioni e temperature elevatissimi), esterna (attenziona ciò che accade dal momento in cui il proietto abbandona il vivo di volata ed attinge il bersaglio, atteso chè il centro di gravità del proietto sia assoggettato ad “ostilità” imputabili a forza di gravità e resistenza dell’aria) e terminale (quale condotta, quali effetti riferibili al proietto che abbia attinto il bersaglio – insomma, qualcosa di molto affine alla medicina legale se si consideri che la stragrande maggioranza delle volte il bersaglio è un essere umano – scrutando ogni singola variabile – struttura delle superfici e dei materiali interessati, angolo di incidenza, velocità di impatto, energia cinetica, morfologia del proietto, etc. -).

L’evoluzione dei tempi, inoltre, ha comportato che, in ambito investigativo ed, inevitabilmente, anche balistico, siano entrati in gioco moderni software, tecnologie e ben più approfondite competenze in funzione della comprensione, interpretazione, ricostruzione dei fenomeni di interesse dell’autorità giudiziaria. Il che a tutto vantaggio della ricostruzione delle dinamiche omicidiarie o, quantomeno, delittuose, imponendo al balistico la presenza in sede autoptica e nei luoghi interessati dagli accadimenti. Ed, infatti, l’attività investigativa criminalistico-balistica assume un ruolo più che determinante e spesso dirimente; intervenendo nei delicatissimi e primissimi momenti dell’immediato successivo alla commissione del reato, con l’onere di individuare la qualunque che abbia potuto assumente un ruolo all’atto della commissione del fatto e di garantire l’opportuna conservazione dei reperti al fine della successiva attività di indagine in laboratorio ed utilizzo in sede processuale.

All’uopo, e cominciando più opportunamente a dissertare di balistica forense – che assorbe la tradizionale tripartizione – nell’accezione di declinazione delle scienze forensi, rientrano quelle indagini finalizzate a comprendere tecnicamente e scientificamente il chi, cosa, quando, dove e perché dell’accadimento. È suddivisa in svariati ambiti: indagine identificativa di armi e matrice costruttiva delle stesse; indagine comparativa di parti compositive del munizionamento; identificazione di chi sia venuto in contatto con un’arma, attraverso il rilevamento delle GSR; valutazione della distanza dello sparo, mediante il rilevamento dei residui dello sparo; ricostruzione delle traiettorie; esame cadaverico dei fori di ingresso e di uscita nonché dei tramiti intracorporei; esame dei veicoli o danneggiamenti su strutture immobili; esplosivistica; ricostruzione della dinamica.

Vediamo dalle tue pubblicazioni sui social che adori proprio il tuo lavoro. Il pubblico si esalta quando ti vede accanto a foto di proiettili. Tu ti senti più una Charlie’s Algels o una Thelma e Louise?

Dunque. Se la memoria non dovesse ingannarmi, Thelma & Louise erano due fuggiasche a corto di danaro, imbrigliate in relazioni con uomini sessisti o “distratti”. No, non riesco proprio a sentirmi come queste due povere donzelle. Piuttosto, gli Angeli di Charlie erano qualcosa di spettacolare. O, perlomeno, ho questo ricordo abbastanza vago. Dunque, mi sento piuttosto portata ad operare questa scelta (obbligata). Vada per gli Angeli di Charlie. Alla fine della fiera, erano tre donne-detective affascinanti, in grado di maneggiare adeguatamente armi, istruite sui casi ed investite di incarichi investigativi da una voce di un tal Charlie, in un contesto in cui i protagonisti erano soprattutto uomini. E, del pari, sono una donna che indaga, maneggio armi adeguatamente (sì pare), una qualche autorità mi istruisce sui casi in relazione ai quali devo svolgere indagini, conferendomi incarichi, operando in un contesto popolato piuttosto da maschietti. Non credo sia poi un caso che tra le Charlie’s Angels ci sia una biondina con gli occhi chiari…..



Cosa ami di più del tuo lavoro?

Il mio lavoro è in grado di sorprendermi. Ecco cosa amo. Non è monotono. Ogni caso non è mai analogo ad un altro. E mi impone di mettere in discussione la qualunque, perché in questo ambito 1 + 1 non fa necessariamente 2. Non è così scontato. Ed è in questo modo che si giunge anche ad esitare ricostruzioni molto spesso completamente difformi da quelle che in troppi ritenevano fossero papabili. Avendo, ovviamente, il fondamento scientistico a supporto del tutto.

Apprezzo il maneggio delle armi, questo è più che evidente, altrimenti avrei fatto tutt’altro nella vita. Ma maneggiare armi “cattive”, armi che hanno ucciso e che sono tenuta a testare, esaminare, dissasemblare, a conviverci per un bel lasso di tempo, annette alla mia attività qualcosa di affascinante, certamente, ma al contempo aleatorio, pericoloso. Nulla è reiterato, nel mio lavoro. Nulla si ripete. Per via dell’approccio e dell’attività d’indagine svolta, per la dinamica, per ciò che in fondo al cuore resta, quando, ormai depositata la perizia o consulenza, ci si può permettere di essere “umani”.

Grazie ai tuoi studi hai avuto modo di collaborare con personalità di spicco della criminologia?

Si. Ho avuto modo di conoscere, dapprima per questioni formative (quando ero fanciulla), e successivamente di collaborare con personalità note al mondo della criminalistica , piuttosto che della criminologia. Grandi che ho incontrato nel momento giusto della mia carriera e che mi hanno trasmesso davvero tanto, sorprendendomi con l’umiltà che è tipica davvero dei giganti. Taccio in merito ai nomi, ma loro sanno perfettamente che questo passaggio è una risposta pensandoli con affetto.

Ti immaginiamo sempre in tuta mimetica o da agente speciale, ma come ti piace vestirti al di fuori del lavoro?

Carissimo Claudio, mi hanno denominata “il balistico sui tacchi a spillo”. Un motivo ci sarà. Se è vero, com’è vero, che testo armi con il tacco rigorosamente 12 , prova ad immaginare cosa io possa indossare oltre il lavoro. Sono una Donna, mi piace essere tale. E femminile. E sentirmi femminile.



Hai un ricordo più vivido del tuo lavoro?

Ovviamente, ne ho. Ed anche tanti. Magari incomprensibili ai troppi. Io credo che il bene ed il male da cui questo mondo sia composto, siano due facce della stessa medaglia. Amiamo e soffriamo, a grandi linee, nella stessa maniera per gli affetti che perdiamo . Ricordo un uomo, appena trentenne, bei lineamenti, quasi angelici. Era diventato padre da poco. Di una bambina. Si stava recando al mercato del pesce, lavorava lì e non si erano fatte nemmeno le sette del mattino. Era nel posto sbagliato al momento sbagliato. E’ stato freddato mentre beveva un caffè. Ah, la mala! Ricordo, poi, un altro uomo. Un po’ più in là dei 30 anni. Con lineamenti abbastanza scolpiti, quasi incattiviti. Era padre. Di più figli. A “modo suo”, eseguiva un lavoro. E’ stato freddato in un regolamento di conti. Eh già, la mala. Ora ricordo le famiglie di entrambi, allo stesso posto sedute. Alla stessa maniera disperate.

Hai un sogno speciale da realizzare?

Per tutti i sogni che mi frullano per la testa, credo che questa vita non basti.

Purtuttavia, il sogno al momento preminente è l’avere un erede. Non necessariamente un figlio, non mi riferisco alla prole, che resta una benedizione; ma un erede. Mi spiego meglio. Sogno che, da oggi a 100 anni, qualcuno, al di là di quelli che sono già i miei attuali collaboratori, possa portare avanti il mio centro balistico. Che sia un figlio o semplicemente un allievo, mi piacerebbe che il mio Centro Balistico avesse un seguito.

Che musica ti piace ascoltare?

Bene, bene, considerando che misi piede in radio da giovanissma, ascolto praticamente la qualunque. Al momento, però, prediligo qualcosa di “sostenuto”, soprattutto quando non abbia il caffè a portata di mano. In modo da potermi “caricare” a dovere.

Le tue vacanze preferite?

Vacanze? Che sono? Si mangiano? Sarei scontanta se asserissi che le mie vacanze preferite son quelle che trascorro a casa mia? Con la spiaggia a due passi e la quiete di un paesino poco popolato. Giro fin troppo per lavoro. Quindi, appena posso, il mio relax è a casa mia. Oziando, cucinando, invitando gente. Però non ti nascondo che sto valutando un lungo viaggetto all’estero. Chissà!



Se dico :”L’Amore è…..”, cosa rispondi?

La gente lo sottovaluta. Ad oggi, si ha l’illusione che chi non ami, sia un “duro”. Un soggetto che non deve chiedere mai. Uno che si basti da solo. Che se la sbrigi da solo. Che si organizzi il proprio tempo libero da solo. E che poi si fa una festa a sorpresa da solo, si sveglia la mattina di Natale da solo, si coccoli da solo, ceni da solo, si addormenti da solo….Mah! Nella maggior parte dei casi, nasciamo per un atto d’amore, dunque non comprendo tutto questo voler apparire soli e forti. Chi non ama per “moda”, per par condicio dovrebbe non essere nemmeno amato. Mi pare un giusto equilibrio. Per me, l’amore è la mia famiglia. Concetto atavico. Ma rivoluzionario, credo.

Cosa pensi del crimine? Ce n’è ancora troppo?

Se ce n’è ancora troppo? Beh, esaminiamo SOLO Il fenomeno della mafia in Capitanata. La criminalità “disorganizzata”, un pò come la camorra. Ma crudele.
Esistono ben 28 clan….Welcome to PUGLIA!
In cima c’è la “Società”, la mafia dei mitici anni ’80. Dapprima verticistica, da decenni ormai divisa in diverse “batterie”. Il clan Sinesi/Francavilla, rivale dei Moretti/Pellegrino/Lanza, per esigenze “logistiche” avrebbe stretto un sodalizio con il clan Trisciuoglio/Mansueto/Prencipe; però prima si sparacchiavano addosso. Il gruppo Francavilla, in contatto con la criminalità organizzata di San Severo. E poi il clan Trisciuoglio/Prencipe/Mansueto (in realtà, Mansueto è stato ammazzato nel 2011, ma nessuno ha visto niente…) alleato con il gruppo Romito. In realtà quello che una volta era il clan Trisciuoglio/Prencipe coinvolto nella guerra del 2002-2003 con i rivali Sinesi/Francavilla (la più cruenta delle 7 guerre di mafia con 14 omicidi e 4 agguati falliti in 15 mesi), si è poi trasformato dal 2006 nel clan Trisciuoglio/Tolonese.

Nell’organigramma della «Società» c’è infine il clan Moretti/Pellegrino/Lanza contrapposto ai clan Sinesi/Francavilla e Trisciuoglio/Prencipe/Mansueto.
Su Cerignola, opera il gruppo ex Piarulli-Ferraro (Ferraro è morto in carcere anni e anni fa). E su Cerignola dove opera anche il clan Di Tommaso (il capo-clan fu ucciso anni fa e non si hanno notizie giudiziarie sull’attività del presunto gruppo….e meno male!). Nel basso Tavoliere opera il gruppo Gaeta; il clan Gaeta fu al centro dell’inchiesta «Veleno» del settembre 2007 con circa 60 arresti e il processo che ha però ridimensionato l’impostazione accusatoria: assoluzioni per mafia (si parlava anche di ecomafia e di condizionamento della vita amministrativa) e qualche condanna per droga e truffa all’Inps. E sempre nel basso Tavoliere, ci sono il gruppo Masciavè e il clan Gallone di Trinitapoli, che sarebbe attivo nel settore droga.


Su Lucera opera il gruppo Tedesco, in guerra con il clan Bayan-Papa-Ricci.
Nell’alto Tavoliere operano: Salvatore ex Campanaro,in sinergia con il gruppo Testa-Bredice, ex Palumbo (Severino Palumbo fu ucciso nel 2015…e pure Campanaro) che mantiene contatti i Francavilla, Testa/Bredice, Russi, DAloia/Di Summa, operante soprattutto nella zona di San Marco in Lamis, al pari del gruppo Cursio/Padula originario di Apricena.
Sul Gargano labbiamo il gruppo Alfieri/Primosa/Basta, il clan «Libergolis (la cuo potenza egemone è stata ridotta a seguito del maxiprocesso alla mafia garganica) di recente “bisticcia”con il clan Romito di Manfredonia, prima suo alleato.


E poi, e poi…il gruppo Romito (uscito indenne dal maxi-processo alla mafia garganica con una serie di assoluzioni, i gruppi Gentile, Ricucci, Notarangelo, (Angelo Notarangelo «cintaridd’» fu ucciso in un agguato di Mafia alle porte di Vieste nel gennaio 2015), Frattaruolo, Prencipe.
Tra San Marco in Lamis e Rignano opererebbero il gruppo Martino ed rivali Di Claudio-Mancini. Ed il clan Ciavarrella.
Penso di averli menzionati tutti…. Ce n’è ancora troppo?


E sulle violenze alle donne?

E’ qualcosa di semplicemente aberrante. Non ripeterò slogan da più parti ventilati. Credo che ad oggi viviamo in una società che vanti un elevato sommerso di casi di violenza agita su donne. Donne che spesso si sentono inadeguate, non solo per ciò che vivono ma anche e soprattutto per il fatto che vengano lasciate sole. E non solo dalle istituzioni. E’ impensabile che queste donne siano completamente sole. E che nessuno, tra parenti ed amici , si renda conto dell’inferno che la donna viva. Inoltre, i numerosi fatti di cronaca, rendono noto che anche tra le vittime che avevano denunciato, non si è affatto agito in tempo. Ma resta il fatto che la denuncia è l’unico strumento per chiedere aiuto! Per esaminare il fenomeno in prospettiva della mia competenza, è risultato che l’uso di armi da fuoco sia semplicemente secondo all’uso di armi bianche. Probabilmente perché, nella disponibilità dell’offender, hanno un maggiore effetto intimidatorio, un distacco dalla vittima ed, in alcuni casi, l’utilizzabilità contro l’offender stesso. La pressione sul grilletto “abbrevia” drammaticamente e drasticamente il percorso tra ideazione d’attuazione, non consente sufficienti tempi di riflessione nella fase istintiva ed emotiva. Resta inoltre il fatto, altrettanto drammatico, che le vere vittime di violenza restino anche vittime di altre donne che si travestono, a loro volta, da vittime, ma di fatto sono false vittime di violenza.

Paola ti ringrazio per questo meraviglioso viaggio nella tua professione e in parte nella tua vita, diciamo cosi…..più serena.

Grazie a te e un saluto a tutti i lettori.