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Tantovale….L’intervista

Intervista alla cantautrice TANTOVALE, che ha presentato da poco il suo nuovo singolo “Paranoie”. Il brano parla di due persone e di un amore non corrisposto che porta diverso dolore ad entrambi i protagonisti del brano, infatti nessuno dei due riesce ad esprimersi propriamente e di conseguenza si crea un muro di silenzio e paranoie che li logora piano piano.

Valentina, vero nome dell’artista, canta da quando è piccola ma ha iniziato seriamente ad appassionarsi all’età di 8 anni, quando suo papà l’ha iscritta ad un concorso di canto. Cresce ascoltando i vari CD che trovava in casa, ma gli artisti che ascoltava in particolare erano Emma, i Modà e Biagio Antonacci. La vera svolta arriva quando a 9 anni riceve un iPod, che portava ovunque cantando in giro per casa. A dodici anni ha iniziato a prendere lezioni di canto e da lì non ha più smesso.

Ha partecipato a diversi altri concorsi di canto che l’hanno portata a ottimi risultati e l’hanno sempre spinta a continuare a seguire questa sua passione. All’incirca 3 anni fa, ha iniziato un percorso di scrittura di brani che piano piano l’hanno portata a trovare un suo stile.

Ma è proprio Tantovale a raccontarci si sé:

Eccoci qui, dopo aver assaporato il tuo brano “Paranoie”. I fan si chiedono: “Ma qual’è il vero nome di Tantovale?”

Il mio vero nome è Valentina Inganni, un nome una garanzia!

Com’è nato “Paranoie”?

La canzone è nata durante il primo lockdown, dove i contatti tra persone erano molto difficili e dunque uno dei pochi conforti che avevo era proprio la musica. Ho comprato un microfono quasi per gioco e per esercitarmi ho provato a scrivere una canzone e nel giro di un pomeriggio è nata “Paranoie”.

E’ un brano autobiografico?

Lo è in parte. Sono una ragazza piuttosto paranoica e che difficilmente riesce a vedere oltre i piccoli problemi. Ho voluto descrivere cosa prova un “overthinker”, cioè colui che si riempie la testa di pensieri più variati e che si ritrova con migliaia di idee ed un casino in testa.

Cos’è per te l’amore?

Non sono riusciti a descriverlo nemmeno i più grandi poeti quindi non credo che una ragazza di 20 anni possa farlo. L’amore è troppo complesso da spiegare ed è molto più facile provarlo piuttosto che raccontarlo.

Il brano è un bel pezzo. Stai pensando anche a un eventuale partecipazione a Sanremo giovani?

Senza dubbi sarebbe un bel proposito salire su un palco del genere.

Cosa ti piace della musica?

Mi piace come riempie i silenzi delle giornate, e come mi aiuta a superare giorno dopo giorno le difficoltà ma adoro anche la sensazione che mi da in un momento di gioia.

Cosa pensi della canzone italiana oggi?

Negli ultimi anni stanno aumentando i giovani artisti che portano molta freschezza alla scena musicale italiano, il che può solo essere vista come una cosa positiva.

Chi sono i tuoi cantanti preferiti?

Sono molto legata alla musica indie pop italiana, anche se in realtà ascolto musica di vario genere, perciò definire i miei cantanti preferiti mi è difficile.

Ti piacerebbe duettare con qualche cantante in particolare?

Mi piacerebbe poter collaborare con alcuni artisti definibili come “Indie pop”, come i Pinguini Tattici Nucleari, Gazzelle oppure Frah Quintale.

Il tuo sogno?

Poter vivere di musica è troppo banale? Mi piacerebbe davvero portare avanti il mio sogno di “fare la cantante” perché sin da quando ero piccola avevo questo progetto e so che se ci riuscissi, renderei molto fiera quella bimba che cantava con le cuffiette a tutto volume, nella sua stanzetta.

“ARIA DI CODOGNO”,l’opera di Claudio Raccagni riceve il riconoscimento “Luxembourg Art Prize 2020”

Nata inconsciamente, poco prima che si proclamasse la pandemia del Covid-19, l’opera artistica “ARIA DI CODOGNO”, del Redattore-Poeta bresciano Claudio Raccagni, rappresenta a tutti gli effetti forse l’unica opera, nata in primis, legata alla pandemia stessa.

L’artista fa nascere l’opera, rappresentata da una bottiglia di vetro con la dicitura “ARIA DI CODOGNO”, per fissare nel tempo la data storica del 02/02/2020, cercando di illustrare il pensiero emotivo di quella data, l'”Aria” che si respirava in quel momento.

Erano i giorni della forte malattia del Covid-19, detto Coronavirus, che in quegli istanti stava colpendo città lombarde, come Nembro, Codogno, Alzano Lombardo, ma ancora non era chiara la sua potenza, pur avendo toccato di netto la paura della popolazione.

Pochi giorni dopo la famosa data del 02/02/2020 venne proclamata la pandemia.

L’11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che “Il focolaio internazionale di infezione da nuovo Coronavirus Sars-CoV-2 può essere considerato una pandemia, ma che, nonostante questa definizione, può essere ancora controllata”.

L’opera del Raccagni resta forse l’opera più vicina al rappresentare l’attacco del Virus nel nostro paese.

Redattore da anni per alcuni Magazine online, Raccagni racconta cosi il senso della sua “creatura”:

“L’opera è nata per rappresentare la data del 02/02/2020. Vivendo nella zona Brescia-Bergamo si era sentito il brutto momento che stava attraversando la città di Codogno e per rappresentare il momento del 02/02/2020 ho scelto di immortalare l’aria del momento. Non era ancora scoppiato il terrore della pandemia. L’opera è nata cosi involontariamente come simbolo del Coronavirus, ma ne rappresenta

in tutti gli effetti l’aria vera e propria di quel periodo”.

Presentata al “Luxembourg Art Prize 2020” l’opera ha incontrato l’interesse della commissione della Pinacoteca, che all’inizio di Dicembre 2020 ha inviato al Raccagni il meritato riconoscimento.

La Pinacoteca è un museo privato senza scopo di lucro situato nel Granducato di Lussemburgo. E’ diretta dal suo fondatore Hervé Lancelin, uno dei collezionisti d’arte più influenti d’Europa.

Sognando “Caressing dream”: l’opera di Walter Girotto

Camminavo normalmente, col pensiero confuso, come un giovane infante che non sa dove va. Forse troppi pensieri. Troppi, per essere limpidi. Mi accorsi comunque che l’aria attorno a me era pulita; una cosa mai sentita prima. Mi voltai d’istinto, come se una mano mi si fosse posata sulla spalla a chiamarmi.

Lei era li, una donna stupenda, sdraiata nel lenzuolo chiaro appoggiato sull’erba del campo accanto. Nulla era più semplice e viva di lei. La vita pura.

Semplice, pulita, calda di emozioni. Il frutto proibito che si scioglie nella sua semplicità e diventa frutto libero, non più proibito, ma aperto al farsi vedere, sentire da lontano, sfiorare.

La bellezza era lei, quella donna. Nulla mi aveva mai trasmesso questo vivere interiore. I brividi mi assalirono in modo pulito, senza pensieri sporchi, ma con la piena libertà di vivere quell’immagine all’infinito.

Anche il profumo attorno a me era di libera natura pulita.

Le forme, quelle si, se le osservavo nello specifico. Se le percorrevo piano piano, erano una voglia matta di fare l’amore, di assaporare le meravigliose onde del piacere. Fare l’amore…molto diverso che fare del sesso.

Ma ancora prima sentivo una cosa fantastica, che quasi mi faceva piangere di gioia…….il bacio di un’Opera Prima.

L’unica cosa che mi fece male, allora come oggi, fu quella di allontanarmi da lei. Io piccolo uomo mortale, lei:”Meraviglia infinita”.

“Caressing Dream” – Opera di Walter Girotto

Il “Dolore” di Paola Lusuardi – Recensione

Basta solo un’occhiata per capire cosa si proverà ad osservare questo dipinto.
Sembra un gioco di parole, ma invece è la pura realtà. In questo lavoro Paola Lusuardi riporta il dolore che un uomo può portarsi dentro all’infinito, se non aiutato a superarlo. La sofferenza di un bambino, visto da un uomo adulto, o la sofferenza di un uomo, che rivede il suo passato sofferto da bambino, ma anche la sofferenza dell’adolescenza mondiale, dimenticata dall’uomo.

Sono molti gli aspetti che può prendere per mano quest’opera, sicuramente è molto forte e merita di essere sofferta.
Una piccola immagine riflessa, resa gigante dall’occhio che non può non vedere…..assorbire….ricordare tutto.
Un dipinto potente, che racchiude in sé tutto ciò che fa male e una richiesta d’aiuto.

Padre, madre, figlio, figlia, uomo, donna….un unico sguardo!

I disegni di Ramy

I disegni di Ramy, come il titolo di un bel film, ma qui parliamo di arte, l’arte dell’artista e redattrice Ramona Allegri.

Conosciuta sul web per il suo blog “Il mondo di Ramy”, l’artista Ramona Allegri non nasconde  il suo lato artistico figurativo, esprimendo la sua arte anche attraverso disegni perfetti, al limite del cartone animato, tanto e’ forte l’emozione che procurano all’istante.

Figure mitologiche, guerriere o seducenti.  L’artista non manca di inserire ogni particolare che rende l’immagine perfettamente viva. L’arciera, con le sue dita tese e pronte a sferrare l’attacco ed il suo sguardo intento a prendere la mira.

Un bianco e nero che non toglie i particolari come la piccola brezza nei capelli, che porta ancor piu’ bellezza alla protagonista del disegno.

Ramona passa poi a giocare con la sensualita’ delle donne procaci dei cartoni manga. Figure disegnate col giusto atteggiamento provocante, seguendo gli schemi perfetti di chi le ha create, inserendo poi pochi colori che accendono l’immagine al punto giusto.

Ramona Allegri

Ramona Allegri si rivela cosi al pubblico sotto un’altro aspetto, da scrittrice, redattrice a disegnatrice perfetta, portando in un caso o nell’atro sempre l’energia e la carica interiore che contraddistingue sempre e solo gli artisti puri.

Francesca del Frate

Nelle opere di Francesca del Frate ogni dettaglio e’ un’opera a se’. Ogni piccolo inserimento esalta la figura principale dandole lo splendore di cui ha bisogno o la forza necessaria per entrare in contatto con il pubblico.

Colori mai fortissimi, ma inseriti come una piccola carezza di classe. I volti dipinti da Francesca emanano l’emozione giusta per cui sono stati creati, la dolcezza elegante e timida di una Geisha o la durezza di un corpo che si contorce nelle sue emozioni piu’ forti.

L’importante e’ far esplodere in maniera fine o piu’ marcata la sensazione di vivere l’opera da parte dello spettatore, perche’ il fine ultimo di un lavoro fatto con maestria e’ proprio quello di far portare lo spettatore stesso a dire:”Lo voglio, lo sento mio, perche’ fa parte di me”.

Aurora Manfredi

La normalità viene scombussolata dal tremore dell’ignoto o dall’avvicinarsi di una profezia, che ribalterà gli equilibri esistenti. La schematicità dei segni trema sotto l’effetto del’imprevisto, come una catastrofe naturale scuote la tranquillità terrena.

Aurora Manfredi dipinge sensazioni personali attuali, difficili da esprimere a parole, perché sensazioni di pensiero puro, istintivo . L’opera esprime una vibrazione di preoccupazione. Colori opachi, scuri, agitati, che portano tremore al pubblico, che percepisce all’istante questo disagio.

Uno spiraglio di salvezza, di ritorno alla normalità, dato dalla purezza dell’acqua versata, è la parte dell’opera, che porta sollievo.

Opere di Aurora Manfredi

Aurora Manfredi è una delle poche artiste che ho avuto piacere di seguire e vedere il forte cambiamento artistico.
Dalle opere colorate, coperte da nebbie positive, ai colori più netti, ma con soggetti molto più spigolosi, come le sue figure geometriche, che riportano al mistero, alla scoperta dell’ignoto.
L’artista ha seguito una strada predefinita, per poi avere il coraggio di seguire il proprio inconscio, le proprie sensazioni prime.

Cosi Aurora Manfredi descrive il suo cambiamento nel tempo:”Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza: fulcro dell’umano vivere. Tali virtù si configurano nelle quattro influenze del sole ( Oriente, Occidente, Mezzogiorno, Settentrione), che passando per lo zodiaco dona e illumina la vita sulla terra; e nonostante che l’uomo possegga scienze e saperi, senza virtù non avrebbe quella luce morale che lo illumina nel proprio divenire.

La variazione della vita: dal terrore degli accadimenti al sogno stesso della vita. Paura; illusione; smarrimento e poi tranquillità assoluta. L’opera dell’artista riesce in pochi centimetri a percorrere un’intera vita o, se si parla dei sogni stessi dell’artista, si percorre in un istante il passaggio tra sogno ed incubo. Al centro l’essenza della vita, che può essere il “Dio” o la serenità e la bontà che ognuno sa esistere in una vita futura, oltre la vita stessa. Il valore delle opere si ha proprio nell’esprimere in pochi secondi emozioni diverse e concrete.

Opere diverse, di periodi definiti, ma che non mancano mai di evidenziare l’eleganza dell’artista stessa, nel comporle.
Aurora è cresciuta. Le sue opere sono la nascita di nuove creature, nuovi figli, che raccontano di lei. Opere femminili, che stringono la mano alla forza della parte maschile. Un unico lavoro completo.
Partita da lavori calmi, introspettivi, ora Aurora ha dato via libera alla ricerca, alla strada sensoriale del suo essere.


Le opere di Giancarlo Martelli

Le opere dei primi periodi di Giancarlo Martelli sono un enorme conglomerarsi di colori, di elementi, che costruiscono un’immagine viva, che respira in pieno.

Non immagini di natura pura, ma la natura stessa si muove nel suo dipinto.
I giardini verdi ,coperti dalle migliaia di foglie ,che resistono nell’attesa della primavera, che non soffocano l’erba sottostante, ma è un vivere unico.

Lo spettatore percepisce il respiro della natura ed il semplice venticello che l’accarezza senza disturbare, anzi, quasi fosse una carezza finalmente arrivata.

Pieni,gli alberi;fusti robusti,sani.Tutto è sano in queste opere.Nulla soffre. Anche nei dipinti invernali la natura fa il suo percorso senza sofferenza. Un letargo naturale ,che non porta malinconia,ma sempre un sorriso e calore interno.

Cambio di percoso, più introspetivo, si nota immediatamente in opere come “Viaggio inquietante”, in cui i colori spenti, cupi, la natura spezzata, monca, dichiarano espressione non di preoccupazione, ma vera ansia anticipatoria o certezza del dramma che verrà.

L’inquietudine resta nelle opere dell'”Uomo di carta” .L’ artista parla chiaramente con le sue opere. Si espone di più. Esce il suo pensiero ,il suo carattere, forse paure. Un piccolo sentore di panico.
L’Uomo in gabbia;l’uomo che,involontariamente,resta sfigurato. Figure che lasciano il segno,lasciando pensare al loro messaggio a cui lo spettatore non può esimersi dall’assorbire.

Ecco opere che inchiodano lo spettatore in modo assoluto. L’Uomo di carta è quasi un uomo dal passato naturale,che soffre,soffoca,si innervosisce,nel vedere la nuova realtà tecnologica,il pensiero moderno,la mancanza di controllo o valore del presente,che in fondo…..lo fanno morire.

Bravo Martelli nell’esprimersi con tecniche al di fuori della normalità.