La girandola del cuore

Seduto alla mia scrivania,
immerso in pensieri veloci,
non pensavo a niente.

Mi fermai con lo sguardo
su una girandola di plastica,
grande, con i petali di ogni colore
e dei cuori bianchi
a riempirne i colori.
Li, dinnanzi a me.

La mia mente neutra
la guardava,
senza emozione.
Gli occhi spenti
dai pensieri.

La girandola ascoltava
la mia impassibile tristezza,
dinnanzi ai suoi colori.

I petali si fecero bianchi,
di un invisibile bianco,
e i cuori di un vergine azzurro,
che mi riportarono agli Angeli.

Un vento irreale soffiava
su quei dolci petali,
formando un vortice muto
al cui interno
volavano i cuoricini del mio amore,
che mi avvolsero
in un affettuoso abbraccio.

Lo sentivo, il mio Amore;
il mio pensiero su di lei;
e se non era per lei
avrei avuto dinnanzi
solo una bella, immobile,
girandola colorata.

E’ l’Amore

Tu sei la mia piccolina
e mi sei sempre vicina.
Quando camminiamo assieme,
su queste strade, come un fiume in piena,
mi tieni per mano e mi porti lontano;
fino a un appiglio dove attaccarmi
e stare tranquillo.

Quando camminiamo assieme,
su queste strade, come lungo la marea,
mi tieni per mano e me la stringi piano,
come un volo di una nuvola
o il racconto di una favola,
che ci fanno sorridere e sognare.

E’ l’amore, l’amore,
piccolo angelo mio,
che come una diga incontrollata,
sprigiona l’acqua
che non può più essere rinchiusa.
Il suono violento del vento;
lo scoppio delle onde,
dietro il mio lamento.
L’ululato dei lupi;
la rabbia controllata di corpi nudi
e avvinghiati…

 
…ancora il mare calmo della sera.

Gli occhi verdi dell’ombra

Guarda quel ragazzo,
come corre in mezzo al campo;
come salta con la palla:
come giocano i bambini,
che si sentono campioni.
Sta ballando con la palla,
come se avesse ai piedi delle rotelle.

 
Quando corre è sempre dolce,
con quei salti da canguro…
…mi diverto pure io,
che gli sono sempre vicina.
La rondine è anche lui,
che gioca col pallone
come fosse una gazzella
con le ali di farfalla.

 
Papà è stato bravo
a insegnarti ad essere cosi
e la mamma è stata brava
a fare la mamma.
Hai imparato ad essere rondine
e ora giochi come lei.

 
Ora io ti lascio andare:
la tua ombra se ne va;
te ne lascio una nuova,
che si occuperà di te
e tu, col tuo sorriso,
ti occuperai di lei,
come hai fatto pure con me.

 
Ti saluto con un bacio,
come fossi il tuo Papà.
Ti ricorderai di me
quando guarderai lo specchio
e vedrai quegli occhi verdi,
che son sempre li con te…

…potrai parlarmi ancora
e io risponderò.
Sono sempre la tua ombra,
quella vecchia,
ma son qui.

Non piangere Pà

Non piangere Papà,
se mi vedi cosi.
Non piangere se piango io,
perchè io la sento la musica.
Io ti canto tutti i giorni
e tutti i giorni suona la tua fisarmonica, si,
quella che tenevi a casa
e che suona dentro me.

 
Non piangere papà,
perchè io sto bene cosi.
Perchè se tu fossi qui,
non sarebbe cosi.
Non piangere tu…
lascia piangere me,
che come un Angelo
volo sempre più su…

 
…ma forse hai ragione tu,
quando piangevo
mi sorreggevi tu,
allora si, piangi pure pà,
piangi adesso,
e lascia che sia io
a sorreggere te.

L’aquilone

Gli occhi si alzavano
e con loro il viso,
acceso dalla luce del sorriso
e lo stupore di un grande uomo indeciso:
…cadere o no nel rimpianto di ragazzino?
Chiude gli occhi per un istante
l’uomo che cade nel cotone del cuore
che poche volte nella vita
fa cadere chi lo sa volere.
Soffice carezza
di sconosciuto amore.
Vento fresco
a scivolare
come ghiaccio su ghiaccio
in un eterno brivido
o un eterno amore.
Un uomo guarda un aquilone.

Io sono Linda

Io sono Linda
la piccola bimba;
giocavo a scuola,
giocavo con l’elastico
e quando tornavo
giocavo in mezzo alle lenzuola.
Prima saltavo,
tenendo bene in mente
la filastrocca
e cosa dovevo fare,
o pagavo la penale
e toccava alla mia amica
giocare con l’elastico.
In mezzo alle lenzuola
mi portava l’uomo nero,
che era pure amico di papà
e papà questo lo sapeva,
perchè anche lui ci giocava a fare scopa.
Io tiravo i calci,
volevo andare via,
ma poi tutto si è spento
e la mia vita è diventata buia.

Batteva la testa
e tutto attorno,
tutto quanto moriva.
Poi ho conosciuto un uomo
che chiamavo il lupo buono
perchè di lui non si sapeva niente.
Bello il lupo buono,
mi piace un sacco,
mi fa le coccole,
mi tiene in braccio.
Mi tiene per mano,
mi fa parlare
e mi fa tornare e ridere.
Il mio papà
ora deve starmi lontano
e l’uomo nero gioca solo al solitario,
dentro ad un carcere
in cui forse morirà.
La mia mamma ha stracciato la tessera;
lavora sempre dentro quelle quattromura,
ma ora sa che la sua bimba non è sola,
che sta crescendo e fra poco sarà donna.
Io sono Linda,
la piccola bimba,
che ha ritrovato il sorriso della vita
anche se dentro è rimasto un quadro nero,
ma altri quadri ora sono colorati
con la mia forza
e l’aiuto di quell’uomo,
che come un lupo
è ritornato in mezzo al bosco.
Io sono Linda,
la piccola bimba,
ho visto il mostro
e l’ho sentito pure addosso,
ma ho pure visto
il lupo buono delle favole,
che mi ha insegnato
a guardare il lupo nero,
che sia uomo o sia mannaro non importa
l’importante è riuscire a dire basta.

Amico mio
lo sai ti voglio bene
è sempre qui la storia che ti racconta:
dentro il mio cuore,
dentro le mie parole.
Mi hai guardato negli occhi,
non mi hai fatto cadere,
e come dicevi tu:…
…sono stati loro a cadere nella cenere.
Io sono Linda…
…ora vi parlo con in in braccio la mia bimba.