Archivi categoria: INTERVISTE

L’icona della moda Anna Dello Russo si racconta

L’icona della moda Anna Dello Russo è la prima super ospite del nuovo format Fashion in Star curato dal Maiorano Magazine in collaborazione con Marialessia Sforza. La direttrice creativa di Vogue Japan e icona di moda affronta tanti importanti temi di estrema attualità ai microfoni del nuovo fashion project condotto da Vincenzo Maiorano.

La fashion brand ambassador e scientific director dell’Istituto Maragoni ripercorre alcune tappe significative della sua formidabile carriera costellata di successi: dal suo primo colloquio di lavoro con la compianta “Signora della Moda” Franca Sozzani al volume che spiega la moda ai bambini tramite immagini evocative e favole denominato “AdR Book: Beyond Fashion” edito da Phaidon fino ai preziosi e utilissimi consigli agli studenti e ai giovani che vogliono entrare nel mondo della moda grazie ai nuovi social media.

GLI INIZI DELLA SUA CARRIERA – «Franca Sozzani è stata il mio mentore – afferma Anna Dello Russo a Fashion in Star -. Ho iniziato tutto grazie a lei e per lei. Mentre stavo frequentando un master alla Domus Academy di Milano, l’allora direttore creativo dell’Academy di moda Gianfranco Ferré mi disse: “Tu devi assolutamente incontrare Franca Sozzani”. Mi fece fare questo colloquio con Franca, che in quel momento aveva preso Vogue Italia e stava cercando un team tutto nuovo. Tutto è partito da lì. È stato il primo colloquio della mia vita e ho cominciato a lavorare il giorno dopo. Da lei ho imparato tutto, il mio mestiere, e soprattutto l’audacia con la quale affrontava le sfide. C’era una grandissima cura della qualità negli anni Novanta grazie alle collaborazioni con i fotografi di fama mondiale. C’era un diverso approccio al lavoro. Erano anni in cui c’era grande rispetto dell’istituzione, c’erano delle rigide regole etiche e deontologiche. Nel nostro lavoro non è importante essere solo stylist o editor – prosegue la vampira della moda, ma è raccontare la storia della moda attraverso le immagini, come i giornalisti attraverso la penna, quindi svolgere un lavoro di giornalismo. Oggi tutto ciò sembrerebbe non servire più in quanto la quantità di opportunità di nuovi lavori ha un po’ screditato questo mestiere. Ma l’eccellenza di certi lavori internazionali non va dimenticata. La cura e la fatica con cui si arrivava a certi progetti e a certi traguardi, non penso che debbano essere sottovalutate, soprattutto se vuoi durare».

Anna dello Russo

I CONSIGLI AI GIOVANI«Oggi è vero che hai mille opportunità nella modernità, ma così come hai mille opportunità e centomila concorrenze, alla prima pressione crolli. Quindi consiglio ai miei studenti dell’Istituto Marangoni di far durare il più possibile il periodo di formazione, senza accelerare i tempi, ma bisogna tesaurizzare le conoscenze e gli approfondimenti culturali. La cultura è una chiave di sapere e disciplina, che ti aiuta a sopportare la pressione del lavoro. Quindi spalle larghe, elasticità mentale, grande spirito di osservazione ma soprattutto classici alla mano perché lì troviamo le risposte a tante domande. Pertanto consiglio ai giovani di studiare finché possono, perché è stupendo. Poi disciplina assoluta sul lavoro. Più sei disciplinato, più sei creativo. Praticamente l’opposto del detto genio e sregolatezza».

IL MONDO DELLA MODA OGGI – «Il mondo della moda è cambiato dagli anni Ottanta a oggi – sottolinea la direttrice creativa di Vogue Japan -. Le carriere della moda sono universali, atemporali e infinite. Le carriere ti portano ad aggiornare sempre il database ed esercitare e disciplinare il tuo sapere attraverso delle pratiche fisiche, sportive, meditative e ovviamente l’assoluta esperienza del lavoro. Sono luoghi privilegiati e meravigliosi di approfondimento alle conoscenze e al sapere della vita che ti consentono di galleggiare nello tzunami del tempo moderno. Il linguaggio della moda è inclusivo, internazionale e privo di barriere. Oggi è tutto digitale. Alle 5 del mattino inizio subito a lavorare in tempo reale su WhatsApp. Il mondo analogico è una ricchezza per chi ce l’ha. Non mi manca nulla del passato. Si guarda sempre avanti e al futuro, non si guarda mai indietro tranne che per raccontare la storia. Le innovazioni e i cambiamenti sono meravigliosi».

IL RAPPORTO CON I SOCIAL – «Ho iniziato a usare il social già 15 anni fa – rivela l’icona di moda -, quando c’erano i primi fashion blogger e siti. Nessuno prevedeva questo cambiamento epocale. Per me è stato un normale e ulteriore strumento per mettersi alla prova, comunicare, condividere e aggiornare anche il mio modo di lavorare. Sono davvero tanti i vantaggi dei social. Ci hanno permesso di diventare cittadini del mondo, apolidi e bidimensionali. Per il tridimensionale sono sempre indispensabili gli approfondimenti, l’odore dei libri e le biblioteche».

Gli scatti sono stati realizzati dal fotografo Vito Luisi. Il video è stato curato da Buzz Creative.

“How To Fall In Love”, il video da Oscar di Pamela Andérson

No, non eravamo preparati ad un video rétro italian-stile con l’intramontabile sexy star Pamela Andérson come protagonista. Il cortometraggio, voluto proprio dall’attrice, è un omaggio anche ai grandi della cinematografia mondiale.

Una meraviglia visiva e sonora da Oscar. Eccellenza fotografica che non poteva esistere senza la presenza sensuale e maliziosa della bellissima Pamela Andérson.

L’attrice viene intervistata su questo cortometraggio da ODDA Magazine una rivista biennale di moda e cultura contemporanea con sede a New York e fondata dall’attuale direttore creativo ed editore capo David Martin nell’aprile 2012.

Pamela Anderson, attrice, fotografa e attivista per i diritti degli animali di fama internazionale racconta quindi del suo ultimo progetto, arrivando sotto forma di un cortometraggio intitolato “How To Fall In Love”. Diretto dal regista canadese Brock Newman.

Ci descrivi la storia che si svolge in “How To Fall In Love”?

Credo che questa sia la domanda del nostro tempo.

Come ci si innamora? Siamo “robot dell’amore”? C’è spazio per il vero amore in un mondo moderno?

Sto aprendo la mia mente, il mio cuore e vivendo in uno stato costante di essere “innamorata”. Non di una persona, di un luogo o di una cosa, ma della lotta romantica stessa.

Essere impegnati nel mondo e leggere; andare nei musei e vedere l’arte, la natura, la tecnologia. Credo che questo sia il modo di amare. Sono ancora alla ricerca.

È la sopravvivenza come persona romantica. La poesia è la chiave di tutti i dilemmi della vita. Le pagine di Playboy prendono vita.

Com’è nato questo progetto? Quanto sei stata coinvolta nella storia del suo personaggio?

Volevo rendere omaggio ai miei preferiti, come Brigitte Bardot in “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard, Anita Ekberg in “La Dolce Vita” di Fellini, Sophia Loren in “Boccaccio ’70”, in “Sunset boulevard”; Playboy nel suo periodo più celebrato, tra gli anni ’70 e ’90, e anche mia madre. Solo qualche accenno… qua e là.

Descrivi il motivo per cui sentivi che era il momento per far uscire questo racconto.

È un momento difficile da esprimermi solo a parole. Più strumenti possiamo usare, meglio è. È un cortometraggio sull’amore.

Inoltre, mi piace tutto quello che c’è nel film, dalle camere d’albergo ai corsetti, alle sciarpe e ai guanti.

Com’è cambiato il tuo processo di collaborazione nel corso degli anni, dopo aver lavorato con tanti team iconici, e quale elemento porta in una produzione l’essere creativi in prima persona?

Mi piace lavorare con nuovi artisti e talenti. E non è necessario vivere a Los Angeles, New York o Parigi per essere un grande regista.

Brock (Newman; il regista di “How To Fall In Love”) è un giovane canadese di grande talento. Abbiamo deciso di collaborare sul posto…

Ha fatto tutto da solo. È stato rinfrescante non avere una grande troupe. Lui è come una one-man band. Come potete vedere in questa foto di lui che mi ha fotografato con la Corvette di suo fratello; vero stile canadese.

Come è cambiato nel corso della tua carriera il modo in cui porti l’emozione e la realizzazione di un personaggio?

Mi comporto come farei tra amici intimi. Facciamo tutti parte della performance art.

Il senso di fiducia in se stessi e la consapevolezza delle proprie capacità cambia nel tempo in qualche modo?

Non ne sono sicura. Mi sento insicura e sicura in momenti diversi. Il senso di fiducia in se stessi si crea lavorando duramente; lasciando che il pensiero voli in mille pensieri ogni momento..

Ho accettato la mia routine… scrivere, leggere, diventare qualcosa di nuovo ogni giorno, cercare di fare la differenza… e sostenere i miei amici: intellettuali, artisti, combattenti per la libertà. Tutti si sono sacrificati, tutti sono incredibili.

Le mie influenze sono Vivienne Westwood, suo marito Andreas (Kronthaler), Julian Assange, Richard Prince, Edward Ruscha e David LaChapelle… I miei ragazzi Brandon e Dylan sono i miei più grandi amori e muse.

Una musa può anche essere una cotta o un’amicizia sexy. Sono sempre molto ispirata, a quanto pare. Il mio corpo è sempre in fiamme.

Come entra la fiducia nell’esperienza dell’amore?

La fiducia è tutto. Mi fido anche delle persone inaffidabili, fino all’ultimo respiro. È qui che sta il bello… amare qualcuno in ogni caso.

Cosa significa “innamorarsi”, personalmente, per te? E come è cambiata nel tempo questa comprensione?

Si tratta di diventare vulnerabili, di sentirsi a disagio, di trovare un nuovo spazio… C’è un mondo nuovo in ogni persona. Ancora non lo so. È tutto un mistero. La seduzione, il divertimento, l’essere selvaggiamente disinibiti; bisogna essere coraggiosi per essere un buon amante. Mi piace imparare a conoscere qualcuno. Mi spingo sempre oltre i limiti.

Sotto quale aspetto vuoi che veda, questo film, lo spettarore?

Mi piacerebbe che le persone pensassero solo a come appare loro l’amore, per non dimenticare l’innocenza, la giocosità delle nuove connessioni.

Come fotografa, com’è cambiato il tuo rapporto con il cinema? Dove può portarti questa intuizione come creativa?

Ho fotografato Dylan, mio figlio, per l’ODDA. Era una copertina di lui che galleggiava nell’acqua. Mi piace fare fotografie. Penso che la mia forza sia quella di fotografare gli uomini, prendendo nuovi spunti da loro.

Sono curiosa di conoscere la psicologia maschile, che permette agli uomini di essere cavallereschi, di non aver paura di abbassare la guardia.

Spero di avere presto una mostra. Presenterò il bianco e nero, l’emotivo e il sensuale, i nudi e i semi-nudi. Il corpo maschile è ancora così tabù da guardare. Voglio mostrare alla gente quello che vedo in un bell’uomo, dal punto di vista di una donna dal sangue caldo. Potrebbe sorprendervi.

L’intervista originale: https://oddamagazine.com/project/pamela-anderson/

La sexy pornostar Luana Borgia:”Voglio andare all’Isola dei Famosi”

Intervista esclusiva rilasciata da Luana Borgia, una delle rare pornostar che ancora oggi infiammano il pubblico con i suoi spettacoli. Luana punta a sottolineare il valore del porno di un tempo e il suo sogno nel cassetto:…partecipare al reality di Mediaset “L’Isola dei Famosi 2020”, non nascondendo le sue voglie segrete.

Inizia la sua carriera facendo la modella; nel 1988 viene selezionata nel concorso di Miss Italia e l’anno successivo partecipa alle selezioni italiane per Miss Mondo.

Si trasferisce poi a Roma dove comincia a esibirsi in una serie di spettacoli sexy. Agli inizi degli anni novanta, prende contatto con Moana Pozzi e Rocco Siffredi e va affermandosi come una delle più importanti star del mondo del porno italiano, dove si guadagna l’appellativo di “Duchessa dell’hard”. Nel 1994 vince il premio Impulse d’oro come miglior attrice hardcore europea.

Oggi la provocante pornostar ci concede questa intervista esclusiva.

Luana, come ricordi il tuo primo film porno?

Guarda, diciamo che prima di tutto ho iniziato a fare spettacoli hard, poi ho avuto occasione d’incontrare la mitica Moana Pozzi, della quale ero una grandissima fan, e lei mi ha detto:

“Senti Luana, visto che tu fai già spettacoli hard, cosa ne pensi di provare a fare un film?”, cosi ho provato.

Sottolineo che ho fatto il mio primo film con Moana Pozzi e Rocco Siffredi, il top del porno, quindi per me è stata una bellissima esperienza. Poi univo l’utile al dilettevole, visto che sono una a cui piace fare sesso da quando ero ragazzina, ricordo che mi nascondevo con il giornalino “Le Ore” e mi guardavo le foto porno.

Come ti senti ad essere una pornostar conosciuta?

Mi piace essere il sogno erotico degli italiani.

Che differenza vedi fra le pornostar di allora e quelle di adesso?

Principlamente manca l’esperienza. Io, Rocco Siffredi, Moana Pozzi, Ilona Staller e molte altre star degli anni ’90 siamo personaggi chiave del porno, perchè abbiamo avuto alle spalle un’esperienza e una passione che ci ha reso grandi. Io ho partecipato a più di cento film.

Oggi basta che una ragazza faccia un primo film porno, o pubblichi video hard, o faccia uno spettacolo con degli oggetti, che già si reputa pornostar.

Uno spettacolo come si deve ha una coreografia buona, una musica adeguata, un abbiagliamento ad hoc per l’occasione.

Purtroppo l’evoluzione è ache questo, in tutte le cose, sia per il porno, la televisione, il cinema, la musica…..tutto oggi è una corsa frenetica all’ascolto, tralasciando troppo spesso la capacità vera del personaggio e la sua esperienza.

Hai parlato di musica. Vedi questo veloce cambiamento anche nella musica?

Si, non mi piace seguire le nuove tendenze come il trap o simili, anche rispettando il gusto di tutti. Io resto sulla musica classica per rilassarmi o la porto nei miei spettacoli per trasmettere erotismo. Devono farmi e far sognare.

In questo periodo sto facendo uno spettacolo dal titolo “La bella e la bestia”, con una coreografia e una musica adeguata, molto sul classico. Uno spettacolo hard non potrei farlo con della musica dance. Il fine ultimo di uno spettacolo è quello di far eccitare il pubblico.

Tu hai detto pubblicamente che vorresti partecipare all’Isola dei Famosi 2020, come mai questo desiderio?

Guarda, io nella mia vita mi sono realizzata in tutto: ho un lavoro che mi piace, ho vinto

quattro premi Oscar, ho una passione per i cavalli …..il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di partecipare all’Isola, si!

Sarebbe una sfida per me. Io sono un’amante della natura, dello sport, infatti quando non faccio la trasgressiva nei locali, faccio una vita normale, sana, faccio palestra, vado a cavallo e faccio anche dei concorsi ippici.

Il mio sogno resta quello di poter partecipare all’Isola dei Famosi. Vorrei vivere sulla mia pelle il vivere su un’isola, totalmente isolata dal mondo.

Ma se tu vai sull’Isola, avresti problemi a spogliarti davanti ai concorrenti?

No, per nulla. Anzi, io amo la natura e prendere il sole nuda.

Vuoi dire che Mediaset con la tua presenza sull’Isola avrebbe un buon rientro di ascolti?

(Ride) Sicuramente. Certo…anche se c’è un limite a tutto.

Luana, hai detto che conosci Ilona Staller e siete amiche. Ultimamente il suo amico sexy avvocato Luca Di Carlo è stato confermato presente al Grande Fratello Vip 2020 e ha dichiarato di voler partecipare anche lui all’Isola dei Famosi. Tu lo conosci Luca Di Carlo?

Io Luca l’ho potuto conoscere solo per telefono. Lo sento spesso e continuo a digli:“Ci dobbiamo conoscere, ci dobbiamo conoscere” ed invece poi non ci si incontra mai. Lui è nei pressi di Roma, io nelle zone di Parma, poi siamo sempre occupati con il nostro lavoro, quindi per il momento non c’è stato il modo d’incontrarsi. Però devo dire che mi piace tanto e spero davvero di vederlo dal vivo.

Lo vorresti sull’Isola?

Certamente. Mi piace come uomo, è attraente,;ammetto che sull’Isola mi apparterei con lui dietro il sipario della natura (Ride).

Sul serio?

Beh, si…a me piace Luca.

Se tu dovessi avere accanto sull’Isola un tuo personaggio preferito chi sceglieresti?

A me piace molto come uomo, personaggio televisivo, come testa e non solo (Ride)…Paolo Del Debbio.

Guarda che io mando l’intervista a Mediaset!!!

(Ride), siiiii.

Tremenda Luana”, ti ringrazio per questa bella intervista e ti porto i saluti di tutti i tuoi fan.

Grazie a te Claudio, a Lf Magazine e a tutti i lettori. Un caldo abbraccio a tutti.

Paola Carrieri: dietro l’ombra di un proiettile

Paola Carrieri, balistica di primo ordine, Consulente Balistico dell’Autorità Giudiziaria e Consulente Balistico per Medici Legali in tutto il sud Italia. E’ ausiliario di Polizia Giudiziaria e collabora a diversi importanti casi in ambito penale; non ultimo è docente di balistica. Fresca di ritorno dalla premiazione che l’ha vista ricevere il premio “Investigation & Forensic Awards!”, riconoscimento alle categorie di professionisti del settore forense da StopSecret – Magazine Tv Eventi. Paola Carrieri è stata premiata come prima eccellenza italiana nel campo della Balistica Forense.

Una professione, la sua, che il pubblico vede ed ama attraverso i film cinematografici, dimenticando che i film stessi nascono grazie a queste professioni meticolose.

Oggi incontriamo Paola per capire meglio in cosa consiste questa sua professione infinita e scoprire anche il suo lato nascosto.

Paola spieghiamo prima al pubblico in cosa consiste il tuo lavoro?

Sono un Balistico. Pertanto il mio lavoro consiste nella ricostruzione degli accadimenti delittuosi interessati dall’uso ed “abuso” di armi da sparo. Per spiegare in che consista il mio lavoro – seppur per sommi capi – devo necessariamente parlare della Balistica. Species del genus criminalistica, è una peculiare tecnica dell’investigazione criminale, probabilmente tra le più ardue delle scienze forensi. Complessa scienza che studia il fenomeno di grevi proiettati da macchine termo- meccaniche, in essa, convergono discipline eterogenee: medicina legale, fisica, chimica, giurisprudenza, merceologia, etc. Di conseguenza, discipline che il balistico necessariamente deve conoscere ed applicare alla propria attività di indagine.

I tradizionalisti, opportunamente, la scompongono in balistica interna (studia i fenomeni fisici, chimici e meccanici nonché ogni elemento che caratterizzi il ciclo dello sparo ed il moto del proietto all’interno dell’arma sino alla sua uscita dal vivo di volata; cosa non semplice se si consideri che si tratti di fenomeni assoggettati a tempi brevissimi, un centesimo di secondo, gongolando tra pressioni e temperature elevatissimi), esterna (attenziona ciò che accade dal momento in cui il proietto abbandona il vivo di volata ed attinge il bersaglio, atteso chè il centro di gravità del proietto sia assoggettato ad “ostilità” imputabili a forza di gravità e resistenza dell’aria) e terminale (quale condotta, quali effetti riferibili al proietto che abbia attinto il bersaglio – insomma, qualcosa di molto affine alla medicina legale se si consideri che la stragrande maggioranza delle volte il bersaglio è un essere umano – scrutando ogni singola variabile – struttura delle superfici e dei materiali interessati, angolo di incidenza, velocità di impatto, energia cinetica, morfologia del proietto, etc. -).

L’evoluzione dei tempi, inoltre, ha comportato che, in ambito investigativo ed, inevitabilmente, anche balistico, siano entrati in gioco moderni software, tecnologie e ben più approfondite competenze in funzione della comprensione, interpretazione, ricostruzione dei fenomeni di interesse dell’autorità giudiziaria. Il che a tutto vantaggio della ricostruzione delle dinamiche omicidiarie o, quantomeno, delittuose, imponendo al balistico la presenza in sede autoptica e nei luoghi interessati dagli accadimenti. Ed, infatti, l’attività investigativa criminalistico-balistica assume un ruolo più che determinante e spesso dirimente; intervenendo nei delicatissimi e primissimi momenti dell’immediato successivo alla commissione del reato, con l’onere di individuare la qualunque che abbia potuto assumente un ruolo all’atto della commissione del fatto e di garantire l’opportuna conservazione dei reperti al fine della successiva attività di indagine in laboratorio ed utilizzo in sede processuale.

All’uopo, e cominciando più opportunamente a dissertare di balistica forense – che assorbe la tradizionale tripartizione – nell’accezione di declinazione delle scienze forensi, rientrano quelle indagini finalizzate a comprendere tecnicamente e scientificamente il chi, cosa, quando, dove e perché dell’accadimento. È suddivisa in svariati ambiti: indagine identificativa di armi e matrice costruttiva delle stesse; indagine comparativa di parti compositive del munizionamento; identificazione di chi sia venuto in contatto con un’arma, attraverso il rilevamento delle GSR; valutazione della distanza dello sparo, mediante il rilevamento dei residui dello sparo; ricostruzione delle traiettorie; esame cadaverico dei fori di ingresso e di uscita nonché dei tramiti intracorporei; esame dei veicoli o danneggiamenti su strutture immobili; esplosivistica; ricostruzione della dinamica.

Vediamo dalle tue pubblicazioni sui social che adori proprio il tuo lavoro. Il pubblico si esalta quando ti vede accanto a foto di proiettili. Tu ti senti più una Charlie’s Algels o una Thelma e Louise?

Dunque. Se la memoria non dovesse ingannarmi, Thelma & Louise erano due fuggiasche a corto di danaro, imbrigliate in relazioni con uomini sessisti o “distratti”. No, non riesco proprio a sentirmi come queste due povere donzelle. Piuttosto, gli Angeli di Charlie erano qualcosa di spettacolare. O, perlomeno, ho questo ricordo abbastanza vago. Dunque, mi sento piuttosto portata ad operare questa scelta (obbligata). Vada per gli Angeli di Charlie. Alla fine della fiera, erano tre donne-detective affascinanti, in grado di maneggiare adeguatamente armi, istruite sui casi ed investite di incarichi investigativi da una voce di un tal Charlie, in un contesto in cui i protagonisti erano soprattutto uomini. E, del pari, sono una donna che indaga, maneggio armi adeguatamente (sì pare), una qualche autorità mi istruisce sui casi in relazione ai quali devo svolgere indagini, conferendomi incarichi, operando in un contesto popolato piuttosto da maschietti. Non credo sia poi un caso che tra le Charlie’s Angels ci sia una biondina con gli occhi chiari…..



Cosa ami di più del tuo lavoro?

Il mio lavoro è in grado di sorprendermi. Ecco cosa amo. Non è monotono. Ogni caso non è mai analogo ad un altro. E mi impone di mettere in discussione la qualunque, perché in questo ambito 1 + 1 non fa necessariamente 2. Non è così scontato. Ed è in questo modo che si giunge anche ad esitare ricostruzioni molto spesso completamente difformi da quelle che in troppi ritenevano fossero papabili. Avendo, ovviamente, il fondamento scientistico a supporto del tutto.

Apprezzo il maneggio delle armi, questo è più che evidente, altrimenti avrei fatto tutt’altro nella vita. Ma maneggiare armi “cattive”, armi che hanno ucciso e che sono tenuta a testare, esaminare, dissasemblare, a conviverci per un bel lasso di tempo, annette alla mia attività qualcosa di affascinante, certamente, ma al contempo aleatorio, pericoloso. Nulla è reiterato, nel mio lavoro. Nulla si ripete. Per via dell’approccio e dell’attività d’indagine svolta, per la dinamica, per ciò che in fondo al cuore resta, quando, ormai depositata la perizia o consulenza, ci si può permettere di essere “umani”.

Grazie ai tuoi studi hai avuto modo di collaborare con personalità di spicco della criminologia?

Si. Ho avuto modo di conoscere, dapprima per questioni formative (quando ero fanciulla), e successivamente di collaborare con personalità note al mondo della criminalistica , piuttosto che della criminologia. Grandi che ho incontrato nel momento giusto della mia carriera e che mi hanno trasmesso davvero tanto, sorprendendomi con l’umiltà che è tipica davvero dei giganti. Taccio in merito ai nomi, ma loro sanno perfettamente che questo passaggio è una risposta pensandoli con affetto.

Ti immaginiamo sempre in tuta mimetica o da agente speciale, ma come ti piace vestirti al di fuori del lavoro?

Carissimo Claudio, mi hanno denominata “il balistico sui tacchi a spillo”. Un motivo ci sarà. Se è vero, com’è vero, che testo armi con il tacco rigorosamente 12 , prova ad immaginare cosa io possa indossare oltre il lavoro. Sono una Donna, mi piace essere tale. E femminile. E sentirmi femminile.



Hai un ricordo più vivido del tuo lavoro?

Ovviamente, ne ho. Ed anche tanti. Magari incomprensibili ai troppi. Io credo che il bene ed il male da cui questo mondo sia composto, siano due facce della stessa medaglia. Amiamo e soffriamo, a grandi linee, nella stessa maniera per gli affetti che perdiamo . Ricordo un uomo, appena trentenne, bei lineamenti, quasi angelici. Era diventato padre da poco. Di una bambina. Si stava recando al mercato del pesce, lavorava lì e non si erano fatte nemmeno le sette del mattino. Era nel posto sbagliato al momento sbagliato. E’ stato freddato mentre beveva un caffè. Ah, la mala! Ricordo, poi, un altro uomo. Un po’ più in là dei 30 anni. Con lineamenti abbastanza scolpiti, quasi incattiviti. Era padre. Di più figli. A “modo suo”, eseguiva un lavoro. E’ stato freddato in un regolamento di conti. Eh già, la mala. Ora ricordo le famiglie di entrambi, allo stesso posto sedute. Alla stessa maniera disperate.

Hai un sogno speciale da realizzare?

Per tutti i sogni che mi frullano per la testa, credo che questa vita non basti.

Purtuttavia, il sogno al momento preminente è l’avere un erede. Non necessariamente un figlio, non mi riferisco alla prole, che resta una benedizione; ma un erede. Mi spiego meglio. Sogno che, da oggi a 100 anni, qualcuno, al di là di quelli che sono già i miei attuali collaboratori, possa portare avanti il mio centro balistico. Che sia un figlio o semplicemente un allievo, mi piacerebbe che il mio Centro Balistico avesse un seguito.

Che musica ti piace ascoltare?

Bene, bene, considerando che misi piede in radio da giovanissma, ascolto praticamente la qualunque. Al momento, però, prediligo qualcosa di “sostenuto”, soprattutto quando non abbia il caffè a portata di mano. In modo da potermi “caricare” a dovere.

Le tue vacanze preferite?

Vacanze? Che sono? Si mangiano? Sarei scontanta se asserissi che le mie vacanze preferite son quelle che trascorro a casa mia? Con la spiaggia a due passi e la quiete di un paesino poco popolato. Giro fin troppo per lavoro. Quindi, appena posso, il mio relax è a casa mia. Oziando, cucinando, invitando gente. Però non ti nascondo che sto valutando un lungo viaggetto all’estero. Chissà!



Se dico :”L’Amore è…..”, cosa rispondi?

La gente lo sottovaluta. Ad oggi, si ha l’illusione che chi non ami, sia un “duro”. Un soggetto che non deve chiedere mai. Uno che si basti da solo. Che se la sbrigi da solo. Che si organizzi il proprio tempo libero da solo. E che poi si fa una festa a sorpresa da solo, si sveglia la mattina di Natale da solo, si coccoli da solo, ceni da solo, si addormenti da solo….Mah! Nella maggior parte dei casi, nasciamo per un atto d’amore, dunque non comprendo tutto questo voler apparire soli e forti. Chi non ama per “moda”, per par condicio dovrebbe non essere nemmeno amato. Mi pare un giusto equilibrio. Per me, l’amore è la mia famiglia. Concetto atavico. Ma rivoluzionario, credo.

Cosa pensi del crimine? Ce n’è ancora troppo?

Se ce n’è ancora troppo? Beh, esaminiamo SOLO Il fenomeno della mafia in Capitanata. La criminalità “disorganizzata”, un pò come la camorra. Ma crudele.
Esistono ben 28 clan….Welcome to PUGLIA!
In cima c’è la “Società”, la mafia dei mitici anni ’80. Dapprima verticistica, da decenni ormai divisa in diverse “batterie”. Il clan Sinesi/Francavilla, rivale dei Moretti/Pellegrino/Lanza, per esigenze “logistiche” avrebbe stretto un sodalizio con il clan Trisciuoglio/Mansueto/Prencipe; però prima si sparacchiavano addosso. Il gruppo Francavilla, in contatto con la criminalità organizzata di San Severo. E poi il clan Trisciuoglio/Prencipe/Mansueto (in realtà, Mansueto è stato ammazzato nel 2011, ma nessuno ha visto niente…) alleato con il gruppo Romito. In realtà quello che una volta era il clan Trisciuoglio/Prencipe coinvolto nella guerra del 2002-2003 con i rivali Sinesi/Francavilla (la più cruenta delle 7 guerre di mafia con 14 omicidi e 4 agguati falliti in 15 mesi), si è poi trasformato dal 2006 nel clan Trisciuoglio/Tolonese.

Nell’organigramma della «Società» c’è infine il clan Moretti/Pellegrino/Lanza contrapposto ai clan Sinesi/Francavilla e Trisciuoglio/Prencipe/Mansueto.
Su Cerignola, opera il gruppo ex Piarulli-Ferraro (Ferraro è morto in carcere anni e anni fa). E su Cerignola dove opera anche il clan Di Tommaso (il capo-clan fu ucciso anni fa e non si hanno notizie giudiziarie sull’attività del presunto gruppo….e meno male!). Nel basso Tavoliere opera il gruppo Gaeta; il clan Gaeta fu al centro dell’inchiesta «Veleno» del settembre 2007 con circa 60 arresti e il processo che ha però ridimensionato l’impostazione accusatoria: assoluzioni per mafia (si parlava anche di ecomafia e di condizionamento della vita amministrativa) e qualche condanna per droga e truffa all’Inps. E sempre nel basso Tavoliere, ci sono il gruppo Masciavè e il clan Gallone di Trinitapoli, che sarebbe attivo nel settore droga.


Su Lucera opera il gruppo Tedesco, in guerra con il clan Bayan-Papa-Ricci.
Nell’alto Tavoliere operano: Salvatore ex Campanaro,in sinergia con il gruppo Testa-Bredice, ex Palumbo (Severino Palumbo fu ucciso nel 2015…e pure Campanaro) che mantiene contatti i Francavilla, Testa/Bredice, Russi, DAloia/Di Summa, operante soprattutto nella zona di San Marco in Lamis, al pari del gruppo Cursio/Padula originario di Apricena.
Sul Gargano labbiamo il gruppo Alfieri/Primosa/Basta, il clan «Libergolis (la cuo potenza egemone è stata ridotta a seguito del maxiprocesso alla mafia garganica) di recente “bisticcia”con il clan Romito di Manfredonia, prima suo alleato.


E poi, e poi…il gruppo Romito (uscito indenne dal maxi-processo alla mafia garganica con una serie di assoluzioni, i gruppi Gentile, Ricucci, Notarangelo, (Angelo Notarangelo «cintaridd’» fu ucciso in un agguato di Mafia alle porte di Vieste nel gennaio 2015), Frattaruolo, Prencipe.
Tra San Marco in Lamis e Rignano opererebbero il gruppo Martino ed rivali Di Claudio-Mancini. Ed il clan Ciavarrella.
Penso di averli menzionati tutti…. Ce n’è ancora troppo?


E sulle violenze alle donne?

E’ qualcosa di semplicemente aberrante. Non ripeterò slogan da più parti ventilati. Credo che ad oggi viviamo in una società che vanti un elevato sommerso di casi di violenza agita su donne. Donne che spesso si sentono inadeguate, non solo per ciò che vivono ma anche e soprattutto per il fatto che vengano lasciate sole. E non solo dalle istituzioni. E’ impensabile che queste donne siano completamente sole. E che nessuno, tra parenti ed amici , si renda conto dell’inferno che la donna viva. Inoltre, i numerosi fatti di cronaca, rendono noto che anche tra le vittime che avevano denunciato, non si è affatto agito in tempo. Ma resta il fatto che la denuncia è l’unico strumento per chiedere aiuto! Per esaminare il fenomeno in prospettiva della mia competenza, è risultato che l’uso di armi da fuoco sia semplicemente secondo all’uso di armi bianche. Probabilmente perché, nella disponibilità dell’offender, hanno un maggiore effetto intimidatorio, un distacco dalla vittima ed, in alcuni casi, l’utilizzabilità contro l’offender stesso. La pressione sul grilletto “abbrevia” drammaticamente e drasticamente il percorso tra ideazione d’attuazione, non consente sufficienti tempi di riflessione nella fase istintiva ed emotiva. Resta inoltre il fatto, altrettanto drammatico, che le vere vittime di violenza restino anche vittime di altre donne che si travestono, a loro volta, da vittime, ma di fatto sono false vittime di violenza.

Paola ti ringrazio per questo meraviglioso viaggio nella tua professione e in parte nella tua vita, diciamo cosi…..più serena.

Grazie a te e un saluto a tutti i lettori.

Dj Elena Tanz accende la Dance

Intervista alla Dj Elena Tanz. Quando la migliore Dance si riprende il suo spazio è sempre una cosa fantastica. La Dance, quella che tiene per mano gli anni 90 a quelli attuali, accomuna tutti. Facciamola suonare a chi lo sa fare.

Elena Tanz, DJ e proprietaria della Label Epoque, società che si occupa di Musica, spettacoli e contenuti multimediali. Non una semplice Etichetta discografica, ma avvolge la musica quasi a 360°. Produce Elena Tanz, con impronta dance e italo dance, e CarpYcorn, label e format techno sperimentale. Ecco la sua esperienza nel mondo della Disco Dance.

Elena quando hai iniziato a mixare?

Avevo quasi 17 anni… Fino a quell’età avevo guardato con passione i dj della radio in cui lavoravo, che lo facevano, e sognavo di poterlo fare anche io un giorno… Poi, uno di loro, vedendo il mio interesse, decise di insegnarmelo, e da quel momento non ho più smesso.

Se dico “Technics”, cosa ti ricorda?

I giradischi, i 1210, quelli con cui ho iniziato e che tuttora posseggo. Sono delle vere e proprie macchine da combattimento, non si rompono mai!!!

Come hai vissuto il passaggio fra il mixaggio con i vinili e quello attuale?

In modo tragico!!! Ero già nel team artistico di Gigi D’Agostino, per un periodo ho continuato a suonare con i vinili, poi piano piano mi sono adeguata, più che altro per una questione logistica e per poter proporre Musica che esiste solo in file. Per fortuna anche i lettori digitali hanno la modalità “vinile” e quindi, anche se non è la stessa cosa, posso mantenere i vecchi rituali e la stessa gestualità.

L’analogico ha tutta un’altra “sensibilità”, e ammetto che non sia stato facile il passaggio ai cd e alle chiavette, decisamente più grossolano e scontato.

Quale genere disco ti piace di più?

Ascolto quasi tutti i generi e non amo classificare la Musica. Per me esistono le canzoni che emozionano e quelle che non mi lasciano il segno… a prescindere dal genere a cui appartengono. Ad ogni modo, se devo identificarmi in un genere, quello che amo, direi ad occhi chiusi la Musica Dance…. tutta, dal passato al presente.

Uscendo dal genere dance, quale cantante italiano ti piace di più?

Ce ne sono tanti. Mi piacciono molto i Tiromancino, sia per i testi che per il modo di cantare. Ultimamente mi sta prendendo anche Levante; trovo che le sue canzoni raccolgano dei bei significati e la sua Musica è molto particolare, e mi piace molto anche come si esprime sui social network. Ormai le varie piattaforme online sono diventate quasi complementari.

Cosa pensi del Rap-Trap italiano?

E’ un genere che non mi affascina. In generale mi annoia, lo trovo ripetitivo, con inglesismi usati a sproposito e con il male di vivere di base. La costante rivalsa o sfida non sono argomenti che mi attirano, quindi non lo seguo. La vita è bella e le difficoltà ne fanno parte, aiutano solo ad essere più sensibili.

Lavori anche all’estero, dove di solito?

Ho suonato spesso fuori confine… Austria, Francia, Spagna… negli ultimi anni sto concentrando i live soprattutto in Italia, ma la Musica che produco arriva un po’ dappertutto. Una cosa bella delle piattaforme digitali e di internet è scoprire che una tua canzone è stata streammata, ad esempio, in Guatemala o comprata in Cina, Downloadata in Sud Africa… insomma, è bello sapere che può arrivare cosi facilmente ovunque.

Le vacanze come le passi? Dove ti piace rilassarti?

Ho un concetto un po’ strano di vacanza. Faccio fatica a prendermi, che ne so, una settimana intera lontana dalla mia “Dimensione”. Non sono il tipo. Dopo due giorni lontana, tipo alle Maldive, credo che starei già malissimo. Diciamo che ho plasmato il mio quotidiano in modo tale da avere i giusti spazi di lavoro, relax e creatività. Abito in un posticino sul lago d’Iseo che è un paradiso, li mi ritaglio i miei momenti in cui trovo energie, colori, creatività, idee… insomma, tutto ciò che per me è equilibrio.

Sicuramente i miei due gatti Ettore e Vittoria sono una componente essenziale del mio benessere.

Un tuo sogno da realizzare?

Questa domanda mi ha messo in difficoltà, perché ne ho talmente tanti che potrei riempire pagine.

Sicuramente il Sogno a cui tengo di più è quello di potermi esprimere con la Musica, raccontare ciò che sento e riuscire a farlo veramente com’è nella mia testa. E’ una continua evoluzione, una crescita, molto lontana dal idea abituale di successo. Quindi diciamo che vivo dentro ad un sogno che è in costante divenire. E per questo ne sono grata.

Ti ringraziamo Elena per la tua disponibilità a farci partecipi della tua e nostra passione e per tenerla in alto come pochi sanno fare, senza correre dietro alle mode.

Grazie a tutti Voi.

Elena Tanz – il Video: https://youtu.be/VaoySiG7mqI

Gli Abba Show: la grande musica che abbraccia il cuore

Gli Abba Show sono un gruppo nato nel 2005 come tributo agli Abba e che da allora porta avanti l’enorme emozione che la musica degli Abba ha sempre procurato nel pubblico mondiale.

Musica fine, dance, folk, rock, un’infinita di tonalita’ sonore che creano dall’inizio alla fine del concerto una favola infinita.

Richiesti a livello internazionale gli Abba Show sono un esempio di come la musica ben fatta sia un potente richiamo per il pubblico e senza tempo.

Gruppo formato daAlberto Bertapelle, Alessandro Viola, Andrea Ghion, Cristian Colusso, Deborah Conforti, Federica Basile, Giulio Mior

Un nuovo gruppo che si fa adorare anche dal pubblico che non seguiva molto gli Abba originali, proprio perche’ riesce a portare colori, vivacita’ e divertimento negli spettacoli.

Oggi la cantante Deborah Conforti ci racconta le difficolta’ iniziali, i cambiamenti, la caparbieta’ nel continuare a suonare e l’abbraccio costante del loro pubblico.

Partiamo dalla serata del 31 al Teatro Nuovo a Milano, dove festeggerete Halloween con uno spettacolo speciale. Ce ne parlate?

Il Teatro Nuovo è un teatro che ha una storia ed è meraviglioso ogni volta lavorarci! Abbiamo già avuto l’esperienza “Halloween” proprio in questa location ed è stato un successone. Secondo noi chi sceglie di andare a teatro il 31 ottobre e vivere uno spettacolo leggero, divertente, ma fatto professionalmente, fa benissimo.

Saranno due ore di musica, coreografie, cambi costume, tutto rigorosamente Abba, infatti noi AbbaShow riproponiamo la band svedese in maniera molto fedele, fin nei minimi dettagli! Il palco del teatro ci permette di svolgere al meglio il nostro lavoro, grazie alle quinte che rendono agevoli i cambi costume, al suo palco che ci ospita ampiamente! Insomma vederci in un teatro sicuramente è vederci al meglio delle nostre possibilità!

E non è detto che non si possa ballare, anzi ogni volta che ci esibiamo al “Nuovo” di Milano si crea una magia che prende tutto il nostro pubblico fino a coinvolgerlo ad alzarsi e saltare o tenere il tempo ballando con noi!

Ricordiamo che la musica degli Abba ci permette di spaziare in più generi, dal pop di “Mamma Mia”, alla dance di “Dancing Queen”, dal folk di “Fernando”, al rock di “Does your mother Know”

Il pubblico vi segue numeroso, perche’ e’ fantastico come ricreate un atmosfera di successo sia del passato sia attuale, nel senso che siete unici ed atmosfere del genere fanno bene anche oggi. Quando e’ nato il vostro gruppo?

Il gruppo nasce nel 2005 da una mia idea e dell’allora produttore discografico Alberto Bertapelle. Cantavamo già insieme ma in “ospitate” in due, e dopo l’esperienza discografica Alberto decide di mettere in scena uno spettacolo. Perché proprio quello voleva, non un semplice concerto di musica dal vivo, ma qualcosa che colpisse anche visivamente chi veniva a sentirci. Dalla sua esperienza all’estero e soprattutto con nomi importanti come ad es.  Kilye Minogue, Sined O’Connor, Boy George, il nostro fondatore voleva creare anche in Italia quel tipo di spettacolo che ancora non c’era, soprattutto basato sulle musiche degli Abba.

Insieme  abbiamo cercato i componenti e dopo un anno di prove e preparazione, nasce quello che oggi dopo 11 anni gira tutta Italia e non solo con il nome di AbbaShow the first italian abba tribute band

Il lavoro di preparazione è stato notevole, infatti sebbene chi pensa agli Abba ha in mente delle “canzonette”, a livello di suoni, di arrangiamenti, di voci, non è affatto semplice. I musicisti seguiti e diretti dal produttore hanno riprodotto fedelmente le sonorità attraverso tastiere, effetti per chitarra, effetti per basso, all’inizio addirittura ricordo un sinth tastiera che il bassista suonava con i piedi oltre che suonare il suo basso, naturalmente con le mani. Le cantanti hanno studiato, oltre che naturalmente le voci, anche le due cantanti della band originale nei minimi dettagli, dalle movenze fino al trucco del viso!

Si trattava di riprodurre in 6 e rigorosamente dal vivo, quello che gli Abba facevano in 20 sul palco, o ad esempio di scegliere tra le 6, 8, alle volte di più, melodie vocali registrate nei loro dischi che rendessero meglio il brano, in  2 o 4 voci dal vivo.

La fortuna di AbbaShow è stata di avere un fondatore, Alberto con la sua grande capacità artistica ed esperienza.

E’ stato difficile creare l’armonia giusta fra voi? Ci sono stati cambiamenti col passare del tempo?

Volenti o nolenti ci sono stati cambiamenti in questi quasi ormai 12 anni di attività. Nel 2006 siamo partiti con una formazione. Non eravamo amici, o meglio alcuni di noi sì, eravamo professionisti attirati da Alberto a fare qualcosa di nuovo in ambito musicale.

Quando nel 2008 siamo passati a farlo professionalmente, con una mole di concerti molto maggiore rispetto agli anni precedenti, il batterista che aveva iniziato questa esperienza lavorativa con noi ha dovuto abbandonare la band, per problemi di lavoro, avendo già una principale attività, e per lo stesso motivo anche il tastierista nel 2011.

Il cambiamento più grosso però lo abbiamo avuto l’anno scorso quando la voce femminile che ricopriva il ruolo di Frida, ha deciso di cambiare vita e lasciare la band dopo 10 anni, e il nostro fondatore Alberto è venuto a mancare il novembre dello stesso anno.

Ci siamo fermati per riflettere. E’ stato un duro colpo per noi. Alla fine ho deciso che non poteva finire qui. Alberto non lo avrebbe voluto, questo spettacolo era veramente tutta la sua vita! Ci siamo rimboccati le maniche, fedeli alle indicazioni che ci aveva lasciato, siamo ripartiti con quelli che adesso  scherzosamente chiamiamo “AbbaShow 2.0”.

Quando arrivi da esperienze diverse, ma sei un artista professionista e sai salire sul palco e divertirti l’armonia giusta la trovi sempre. Sono bastati un paio di concerti per riaffiatare la band ed ora siamo di nuovo richiesti sui migliori palchi d’Italia e non solo e ne siamo fieri e contenti.

 

Cosa ricordate delle prime serate?

In realtà non molto! E’ passato tanto tempo!! Ma spesso ci piace ricordare gli aneddoti. Ogni anno ha le sue esperienze stravaganti, i suoi tormentoni estivi. Essendo uno spettacolo live che trova spazio soprattutto nelle piazze, il tour che ci trova più impegnati è quello estivo, dove stiamo a contatto tra di noi quasi tutti i giorni nei mesi di giugno, luglio e agosto, e normale che nascano quelle piccole cose, scherzi, ecc… che poi si trasformano in un vero e proprio tormentone che ci accompagna per tutti i nostri viaggi! Uno di questi di qualche anno fa era chiamarci per nome e quando l’altro rispondeva dirgli “niente – niente”!! Sono cose che magari non fanno ridere, ma vi assicuro che alla lunga tra di noi creano quel feeling che anche solo pensarlo ci fa scendere le lacrime dalle risate!

Avete cantato anche all’estero. Come siete stati accolti?

Ci esibiamo spesso all’estero. Fuori dall’Italia c’è l’ “Abba-mania”. Una vera e propria malattia per gli Abba.

Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra, in questi paesi la band svedese ha avuto un successo maggiore che nel nostro paese e lo riscontriamo ai nostri concerti. L’ultimo è stato a settembre in Svizzera canton tedesco. Vi faccio un esempio. C’è un brano che quest’anno noi suoniamo che si intitola “As good as new”. E’ una canzone un po’ funky che a noi piace moltissimo, ma purtroppo non è una delle più famose, quindi sfidando la sorte l’abbiamo suonata comunque al nostro pubblico italiano. Il brano piace perché è orecchiabile e bello, ma chi non è un forte appassionato di Abba, spesso non la conosce. Siamo rimasti sbalorditi quando il pubblico svizzero dopo aver ballato e cantato con noi “Mamma mia”, “Chiquitita”, insomma i brani più famosi, ha continuato a cantare anche “As good as new. E’ stata un emozione grande perché abbiamo potuto condividere quel qualcosa che in Italia purtroppo non eravamo ancora riusciti a fare.

Una delle esperienze più belle è stata suonare a Berlino durante il “Festival del Cinema Internazionale”, per la premiazione del noto attore e non solo Cristian De Sica. Abbiamo potuto visitare Berlino, vedere non solo come al città accoglie questo grande evento, ma anche le sue importanti “impronte” storiche, ad esempio dove passava il “muro”.

Artista De Sica che poi abbiamo ritrovato in altre occasioni, come alla Capannina di Forte dei Marmi, dove era presente durante un nostro concerto, per festeggiare il suo compleanno. Sembra quasi uno scherzo della sorte, ogni volta che ci chiamano a suonare per qualche nome noto, lui c’è!

Da italiani non ci fa onore, ma di solito i paesi esteri accolgono con un po’ più di rispetto chi fa il nostro mestiere. Prima di tutto capiscono ch’è un vero e proprio lavoro. Secondo, sono anche molto esigenti e premiano la qualità, cosa che purtroppo in Italia viene un po’ messa da parte. Dispiace dire questo, ma l’ambiente “live” qui da noi vive purtroppo un momento non troppo felice. Ci riferiamo soprattutto al troppo play back. Purtroppo finchè chi ascolta non fa distinzione, permette che questo accada. Noi siamo sostenitori sin dall’inizio, dal 2005, della musica suonata e cantata rigorosamente dal vivo, e lo sottolineiamo a tutti i nostri concerti. L’errore che suonando non con una base si può fare, ci stà, invece “fingere di suonare”, quando sotto c’è un supporto registrato… beh noi non ci crediamo.

 

Siete stati presenti al programma “Stella Gemella” condotto da Lorella Cuccarini su Canale 5. Cosa ricordate di quell’esperienza?

E’ stata sicuramente una delle esperienze più belle.

Prima di tutto ricordo che passava in televisione l’inserzione che diceva “se sei un cantante e vuoi interpretare il tuo idolo chiama…”, noi non abbiamo chiamato. Siamo invece stati chiamati dalla produzione per un provino e poi portati in trasmissione.

Prima di partire, le telecamere di canale 5 sono venute nel Veneto, la nostra sede, a fare un breve “reportage” su di noi, dalle nostre famiglie, alle nostre abitudini, fino a riprendere una parte del nostro concerto.

Siamo rimasti a Roma per 9 giorni, per varie riprese che la produzione voleva fare, fino alla diretta televisiva. Abbiamo avuto modo di conoscere e viere questa esperienza con altri artisti provenienti da tutta Italia, con i quali siamo ancora in contatto.

La giornata della diretta è stata impressionante, soprattutto per le cantanti! Trucco e parrucco hanno tempi e ritmi estenuanti a cui chi fa televisione è abituato. Diciamo che la frenesia di quella giornata, la stanchezza che poi ci ha lasciato ha fatto passare ogni dubbio di qualcuno di noi che pensava di voler lavorare in televisione.

E’ stato comunque molto bello e ricordo che nel viaggio di ritorno il giorno successivo, ricevevamo di continuo telefonate di lavoro, ci chiedevano di andarci ad esibire per loro! Da lì siamo partiti e non ci siamo più fermati

Parliamo degli spettacoli: come vi organizzate? Avete delle scalette prefissate?

Nei primi mesi invernali ogni anno modifichiamo lo show. Prepariamo nuovi brani, diamo un “tocco di novità” ai brani che naturalmente non si possono non eseguire. Entriamo in sala prove per circa un mese. La costumista nel frattempo ci prepara i nuovi costumi. Studiamo le nuove coreografie, e una volta pronto il nuovo spettacolo si va in scena! Abbiamo una scaletta prefissata quindi,  un vero e proprio show che riproponiamo nelle varie piazze.

Nel 2011 ci siamo anche cimentati in uno spettacolo creato apposta per i teatri “AbbaShow presenta Abba the Story”. Per un paio di anni lo abbiamo proposto con davvero molto successo.

Preferiamo avere uno show unico e non dover cambiare ad ogni serata perché questo ci permette di non dover pensare a cosa proporre quella sera, ma di concentrarci sul pubblico. Quando la “scaletta” dopo 4 o 5 concerti di rodaggio l’abbiamo fatta nostra, allora possiamo “dare”, di emozioni, sensazioni, ecc.. e soprattutto possiamo divertirci che è la chiave per far divertire chi viene ai nostri concerti.

 

Quali saranno le prossime date del tour?

Ci aspettano diversi teatri, dal Teatro Arcobaleno  di Torrebelvicino a novembre, al Teatro Super di Valdagno a marzo, ma poi anche locali come il “Re di Mezzo” a Due Carrare, al Fuori Orario di Reggio Emlia… e quest’estate ci aspettano le piazze!

Qual’e’ il miglior complimento che avete ricevuto?

Il miglior complimento non è come pensano tutti “avete suonato bene” o “avete cantato bene”, ma è “grazie per la bella serata, ci avete fatto proprio passare due ore di divertimento e allegria”, come ci hanno detto proprio ieri sera dopo la nostra esibizione al “Corallo” di Reggio Emilia. Perché cantare e suonare è il nostro lavoro e cerchiamo di dare sempre il meglio, ma quando quello che farlo ci da a noi, cioè divertimento e gioia, arriva anche al pubblico e lo condivide con noi divertendosi… ecco questo è il più bel complimento.

Ieri sera un ragazzo ci ha detto, non mi piace la musica degli Abba, ma mi sono talmente divertito con voi che tornerò a trovarvi!!

Avete mai pensato di proporvi per un film-documentario sugli Abba?

Sinceramente non ci avevamo mai pensato, grazie del suggerimento!

 

Ora non ci resta che seguirvi nel tour e ballare e cantare con voi.
Ragazzi, ragazze, ringraziamo tutti per la vostra gentilezza e meraviglioso gruppo. Vi salutiamo portandovi l’abbraccio di tutti i vostri fan.

 

Grazie a voi, vi aspettiamo numerosi.

Intervista a Hoara Borselli, impegnata in radio con “Attualmente diverso”

Intervista alla sempre splendida Hoara Borselli, impegnata in Radio Incontro Donna con “Attualmente diverso” una trasmissione tutta sua, che la vede conduttrice ad affrontare molti temi attuali e coinvolgenti.

Hoara Borselli, eterna Top Model e personaggio televisivo e cinematografico di sostanza, resta sempre la simpatica, bella e completa artista che il pubblico vorrebbe sempre vedere, ma qui la incontriamo nei panni di speaker radiofonica, in un programma in cui, come dice lei…..:”Ho carta bianca sul mio format”.

 

Hoara, dal 4 settembre e’ partito il nuovo palinsesto di Radio Incontro Donna, che ti vede conduttrice il lunedi e il mercoledi dalle 10 alle 12 con la trasmissione “Attualmente diverso”. Di cosa ti occupi?

Attualmente diverso è un programma che tratta di attualità, informazione, news e per ogni puntata studio un tema sempre diverso, sempre attuale, che possa coinvolgere i radioascoltatori fornendo consigli pratici grazie all’intervento di esperti e rubriche dedicate.

Abbiamo toccato temi quale il clima correlato all’inquinamento e di conseguenza all’importanza della dfferenziata e dei comportamenti e iniziative relative a questo.

Lunedì 25 settembre abbiamo trattato il tema della “diversità”. Diversità a 360 gradi, spaziando dall’omosessualità all’omofobia, alla differenza uomo donna sul lavoro e via dicendo.


Come ti senti a condurre questa trasmissione?


Fare radio è difficile ed impegnativo. La cosa stimolante non è solo quella di rivestire il ruolo per me tutto nuovo di speaker, ma c’è uno studio giornaliero per portare ogni volta in diretta temi non banali e con un fondamento.

In radio non sono ammessi errori; hai un rapporto diretto con l’ascoltatore e concentrare un talk in due minuti, dando informazioni complete in quel lasso di tempo e’ impegnativo.

L’ascoltatore si fida e si affida ad una voce. Alla fine e’ per me un’sperienza meravigliosa e di crescita giornaliera.

Come hai iniziato a collaborare con Radio Incontro Donna?


Da molto tempo ho desiderato fare un’esperienza radiofonica, era un tassello mancante nel mio percorso artistico.

Quest’estate mi è arrivata la richiesta rivelatasi da subito entusiasmante, perché mi è stata data carta bianca sul format del mio programma.

Sei stata la prima vincitrice del talent “Ballando con le stelle”. Ti piacerebbe partecipare a qualche altro talent?


In questi anni mi sono stati proposti molti reality, non ho mai accettato perché sto facendo un percorso professionale forse di piu’ basso profilo, ma ho un obiettivo che si costruisce a piccoli step.

Tv, cinema, televisione, teatro, radio, sei una professionista completa. Un pensiero alla conduzione del Festival di Sanremo? Lo proporresti a Carlo Conti?


A Sanremo non direbbe nessuno di no, sarebbe un’esperienza meravigliosa, un sogno che sono certa rimarrà tale.

Hoara, stai camminando per strada e passi vicino ad uno specchio. Ti giri e ti accordi che l’immagine riflessa sei tu da bambina. Vi guardate, vi sorridete. Questa bambina ti guarda dolcemente…..dopo tutti questi anni, cosa le dici?


Se vedessi l’Hoara bambina riflessa nello specchio le direi:…”Guarda come sei diventata….e sopratutto l’età non ha cancellato quella morbosa curiosità e fame di conoscenza che hai anche tu. Sopratutto oggi come ieri non ho perso il vizio di fissare le persone cercando di carpirne le sfumature più nascoste.

Oggi sono mamma ma se mia figlia crescesse come te non mi dispiacerebbe poi molto”

Grazie Hoara per la tua gentile disponibilita’. Ti auguriamo un buon lavoro e ti portiamo l’abbraccio di tutti i tuoi fan.

Grazie a tutti Voi. Un abbraccio.