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Facolazione Pracoce

Io sono Jean e con Luke, Joseph, Hugo, Lucy, Silvio e Dany, formiamo una compagnia di “svitati”. Siamo come una famiglia. Tutti sempre in movimento: Lucy fa da mangiare, io preparo il tavolo, Joseph accende la televisione, Hugo guarda i programmi in televisione, Luke mangia, Silvio aiuta Luke a mangiare e Dany si sbronza un pò.

Quando Luke mangia, mangia sempre come un maiale e quando ha finito di mangiare vomita tutto nel piatto e Silvio lo imita: questo è il segnale che la serata è finita, cosi Hugo smette di guardare la televisione, Joseph spegne la televisione, io sparecchio la tavola, Lucy lava i piatti e Dany…vomita anche lei. Abbiamo sempre da fare. Naturalmente è pura fantasia; in realtà siamo un gruppo molto affiatato; una piccola famigliola.

Non sto qui a raccontarvi la vita di ognuno di noi, anche perchè non è questo che mi preme raccontare, ma posso solo dirvi che siamo di nazionalità diverse e che fino a qualche anno fà vivevamo tranquillamente su un’isola caraibica, dove gestivamo tranquillamente un villaggio turistico. Non ci sono mai stati problemi con le autorità del luogo: se sei una persona che lavora, e principalmente senza precedenti penali, vieni rispettato e aiutato ad inserirti nella loro società, perchè vieni ritenuto forza lavoro e attiri i clienti…e quindi il commercio e i soldi.

Un’isola pulita. La sensazione che si percepisce è ancora una sensazione naturale, di benessere e tranquillità: come nelle pubblicità dei bagnoschiuma, che fanno qui in Italia.

Come dicevo, gestivamo un villaggio turistico, ma era un periodo in cui Luke non si sentiva molto tranquillo e dava un pò di fastidio ai turisti. Già un paio di volte ci avevano fatto visita dei gendarmi della questura locale, per avvisarci che, nel giro di pochi mesi, le lamentele dei turisti stavano aumentando e ci fu fatto chiaramente capire che questo non era un buon segnale per noi.

La goccia che fece traboccare il vaso fù un giorno in cui passeggiavamo tutti assieme sul bagnasciuga, scaldato da un sole stupendo. Era quasi mezzogiorno e Luke non aveva ancora digerito la colazione. Si era alzato alle 7 con una voglia strana di noce di cocco e, nell’arco della mattinata, ne mangiò almeno cinque chili.

Purtroppo per noi, proprio in quei giorni era ospite di un villaggio vicino l’ex-Presidente africano Neelson Mandela. Dico purtroppo, perchè lo incrociammo durante la nostra passeggiata mattutina e Luke, vagando nei suoi pensieri, gli si fermò di fronte e dopo pochi istanti di studio reciproco, guardò negli occhi l’ex- Presidente, gli ruttò in faccia per qualche secondo e poi esclamo:

“Piace il cocco, africa?”

Non ci fù il tempo per fare le valige. Scappammo immediatamente e, tramite Silvio, riuscimmo successivamente ad oltrepassare le frontiere ed arrivare in Italia, a Palazzolo s/O; il paese d’origine di Silvio.

Palazzolo era un bel paese; anche se la maggior parte degli abitanti la chiamava città…ma io ne avevo viste di città e qui a Palazzolo si circolava e si respirava ancora bene, come i vecchi paesi d’infanzia.

Il lato negativo era che la gente pensava solo a se stessa, soprattutto quando chiedevi aiuto. Ma il nostro gruppo era ormai abituato a convivere assieme, che ci arrangiammo da soli, anche a cercare un’altra occupazione.

Sfortunatamente per noi , però, Palazzolo fu il nucleo principale da cui nacque e si sviluppò un misterioso Virus.

I sintomi erano già stati evidenziati, anche se in maniera approssimativa, ma non si era ancora riusciti a evidenziare il Virus vero e proprio. I sintomi che colpivano ultimamente la cittadinanza erano problemi digestivi; stanchezza; allucinazioni e piccole perdite di diarrea. Fu proprio per questi sporadici episodi che l’epidemia venne ignorata dagli immunologhi, i quali pensavano ad una specie d’intossicazione alimentare ancora da scoprire, ma ben presto, grazie ai continui attacchi e a controlli più severi, si inizio a identificare parte del virus, ma i pochi elementi raccolti bastarono a poco.

Io e Luke fummo presenti a uno dei primi veri episodi causati da questo male. Eravamo presenti nel momento in cui questo virus scatenò la sua potenza attraverso una donna di mezza età.

Era domenica. Una bella domenica di giugno. Lo ricordo bene, perchè nei giorni precedenti aveva continuato a piovere, mentre in questa domenica c’era il sole e la città era piena di gente, tra cui molte belle studentesse. Era appena terminato l’anno scolastico ed era normale vedere riversarsi per strada tutte quelle ragazze.

Io e Luke camminavamo tranquillamente verso la piazza del paese. L’avremmo attraversata per poi oltrepassare il vecchio ponte romano, che separa in due il paese, e avremmo raggiunto il nostro locale preferito “L’antiche mura”. Il resto dei compagni ci aspettava là

Eravamo all’inizio della piazza, quando Luke mi indicò, furtivamente, la presenza di una persona. Era una signora di circa 45 anni. Non ricordo il nome, ma era conosciuta come “la ninfomane”. Veniva chiamata anche “La signora”, perchè era una bella signora: snella, capelli lunghi neri e lisci, occhi marroni e molto espansiva, ma dolce. Se le capitavi a tiro nel momento giusto, rischiavi di essere importunato da lei davanti a tutti e dovunque ti trovassi. Quando aveva voglia, aveva voglia…e basta.

Era vestita con un corpettino bianco e una gonna di plastica, sempre dello stesso colore, che le arrivava fin sopra le ginocchia. Aveva in mano una confezione di preservativi. La prima cosa che pensai fù quella che fossero per il suo gusto d’amare, e non mi diede nessun fastidio. Mi prese un pò d’angoscia quando mi accorsi che si stava dirigendo verso di noi e quando fummo faccia a faccia, la signora, esclamo:”Ciao ragazzi, vi va una giratina?” Poi allontanandosi piano piano, nell’attesa di una risposta, ammiccò ad un bacio a risucchio.

In quel momento mi assali un pizzico di paura e pensai:”Siamo nella merda, questa ci sbatte per terra”.

Il problema è che nella merda c’eravamo davvero, ma per tutt’altro motivo.

La signora infatti, pur restando in piedi, iniziò a chinarsi e ad accartocciarsi su se stessa, quasi avesse delle tremende fitte allo stomaco. Era coscente, ma disperata, come se avesse paura di stare per fare qualcosa di male.

Non urlava. Si agitava solamente. A mente più lucida pensai ad un attacco di diarrea e rivolgendomi a Luke gli dissi :”Oh…questa qui se la fa addosso!”.

Il viso della signora si fece paonazzo, a causa del continuo sforzo fisico e della pressione del sangue, che ormai le avevano tramutato la faccia in un’infinità di incroci stradali, di vene e nervi. Mi resi conto che le usciva dalla bocca un pò di saliva bianca e pastosa; sembrava panna montata. Sembrava d’avere davanti una mucca dopata.

Non ebbi il tempo di pensare a nient’altro. La signora si girò di spalle e chinata in avanti emise un grido tremendo.

Un mare di merda le usci dal retto, con una potenza cosi assurda da strapparle le mutande di dosso. Era un idrante umano; uno spara merda. Una merda incazzata che ci vomitava addosso. O semplicemente: una merda umana.

Io e Luke ne fummo travolti in pieno. in quel momento credo di essermi sentito di tutto, ma non un uomo. Cercai di aprire gli occhi, pulendomeli con quello che ormai mi ricopriva le mani e il resto del corpo. Mi girai lentamente sulla mia sinistra, alla ricerca di Luke. Vidi qualcosa di irreale. Davanti a me avevo un tronco di feci e liquiame vario, da cui apparivano due occhi bianchi, impauriti,sbalorditi e schifati. Due occhi che incrociavano i miei, nella speranza di riconoscersi.

Non si poteva dire che era Luke, visto cosi, ma ne ero certo: prima dell’accaduto non c’era nessun’altro vicino a me, a parte la signora, che ormai era scoppiata.

Ci guardammo ancora per qualche secondo, senza dire niente. Ci facevamo proprio schifo. Eravamo proprio due pezzi di merda. Puzzavamo di brutto, ma allo stesso tempo, c’era la tranquillità che non eravamo i soli in quella condizione. Tutte le persone che in quegli attimi erano in piazza, chi più, chi meno, erano stati colpiti dalle feci. L’intera piazza era completamente ricoperta di escrementi a tal punto che l’odore incomincio a cambiare e diventare più familiare e meno sgradevole.

Luke, ricordandosi quello che gli avevo detto riguardo alla signora: “Questa qui se la fa addosso”, mi disse:”Cazzo…fortuna che doveva farsela addosso; questa qui ci ha preso in pieno”. Poi guardandosi attorno, alla ricerca della signora stessa, ebbe un attimo di ribrezzo e mi chiamò.

La signora era scoppiata, non ne rimaneva che la testa fra le mani, che galleggiava piano su un cuscino di merda medio-solida. In bocca aveva una specie di cannolo, ma non saprei dire che cosa fosse.

Io e Luke non ci muovemmo più, fino a quando arrivarono i pompieri. Non ci muovemmo più. Eravamo troppo inorriditi. Era tutta una cosa irreale, ma reale. Eravamo troppo atribulati.

Questo fu forse il caso più grave in assoluto, che portò gli scienziati sulla buona strada per studiare il fenomeno, ma le pessime condizioni della signora morta nell’accaduto, non gli aiutarono per niente. Bisognava attendere ancora. Aspettare altri eventi; individuare soggetti contaminati, per poi studiarli in modo approfondito.

Fortunatamente, o sfortunatamente, uno di questi momenti si verificò nel mese di luglio, a Milano, durante l’elezione della miss della città. Miss Milano era una manifestazione annuale, che il comune di Milano organizzava, prendendo spunto dal più conosciuto Miss Italia. Era una specie di entusiasmo collettivo, nel far vedere che Milano era la capitale della bellezza, senza nulla togliere all’Italia intera.

Per la scenografia venne scelto un personaggio del luogo, Facola Maurino, un signore di 45 anni, scenografo, standista, promoters e presentatore. Era un tipo particolare; un burlone. Da 10 anni partecipava al giro d’Italia con un trattorino a pedali. Facola era lo show-man milanese.

Anni addietro ebbe anche un periodo di fama internazionale, grazie ad una sua tesi sull’inesistenza del buco del culo che, se correlato al problema buco dell’ozono, ribaltava totalmente le tesi ,tutt’ora in discussione, degli scienziati mondiali.

In poche parole Facola soteneva che il buco di per se non esisteva, ma esisteva una materia esterna incompleta…cioè noi potevamo parlare di sedere se parlevamo di chiappe, ma non potevamo parlare di buco del culo, perchè di per se non esisteva.

Non corse dietro a questa teoria, più di tanto, perchè si accorse di essere incompreso, ma soprattutto rischiava di mettersi in cattiva luce a livello mondiale; cosi decise di tornare al suo lavoro quotidiano.

Per qualche tempo collaborò anche in televisione, nell’ambito pubblicitario, ma fu allontanato dalle agenzie pubblicitarie, quando firmò un contratto con una casa produttrice di bambolotti gay per sexi -shop. Facola interpretava il pupazzetto “PIPPO CIOCCO” e durante l’ora di cena, appariva in televisione la sua pubblicità, con scene esplicite di sesso. Guadagnò bene, anche se la pubblicità venne censurata dopo pochi giorni.

Questo rende l’idea di come facola fosse una persona burlona, ma anche irragionevole. Faceva tutto quello che gli piaceva, ma non pensava minimamente che quello che faceva potesse essere di fastidio a qualcuno o potesse essere di mal costume. Se a lui piaceva…la faceva e poi ne pagava le conseguenze.

Fisicamente era ben messo. Era una persona che si teneva in movimento e per qualche giorno alla settimana frequentava abitualmente una palestra ginnica. Non era propriamente un mister muscolo, ma nella vita di tutti i giorni poteva essere chiamato tranquillamente “torello”.

In effetti aveva due spalle strette al torace, ma belle gonfie, da far paura. Il petto era una cosa normalissima, per uno che fa palestra, ma il suo era duro come una roccia. Era il classico uomo che nel commercio, per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha le porte aperte. Ma non era un play-boy! No. Per lui esisteva solo sua moglie: una ragazza di 35 anni; snella; capelli scuri, lisci e lunghi fin quasi al fondoschiena. Aveva una carnagione chiara, da far venire voglia di ciucciarla (questo è quello che diceva Facola, quando descriveva sua moglie). Era la verità. Sua moglie era una ragazza semplice, giocherellona, ma anche sicura di quello che faceva. Era quasi sempre lei a dover togliere dai pasticci il marito, quando esagerava con le sue idee sbarazzine.

Per la scenografia , dell’elezione della Miss, si scelse piazza del Duomo. Venne allestita una passerella futuristica, che appariva da un lato del Duomo; s’impennava fino a circa 3 metri d’altezza, nel centro della facciata della cattedrale, per poi ridiscendere e scomparire nel lato opposto del Duomo.

Pensai che l’idea di far camminare le ragazze ad un’altezza cosi l’avesse potuta avere solo un guardone, visto che le ragazze avrebbero praticamente camminato sopra le teste degli spettatori seduti nelle prime file. La cosa sinceramente mi attizzava mica da ridere, ma purtroppo io e i ragazzi eravamo nelle retrovie.

La piazza era un’altra meraviglia. Era completamente coperta da migliaia e migliaia di poltroncine gialle e verdi, sistemate in modo che le poltroncine gialle formassero la scritta “FACOLA VINCI IL GIRO”. Una burloneria che lo stesso Facola aveva organizzato da solo.

La sera i lampioni circostanti davano una sfumatura diversa alle luci del palco; già di per se molto appariscenti. La piazza era completamente occupata dal pubblico. Le persone che si erano sedute sulle poltroncine gialle avevano indossato un berrettino dello stesso colore, cosi da evidenziare la scritta.

La serata si svolse tranquillamente, fino alla proclamazione della Miss. Facola fece accomodare vicino a se le tre finaliste e si fece portare la busta contenente il nome della vincitrice. Era un pò agitato e si lasciò scappare un piccolo rimprovero:”Consentitemi la fretta…dai cribiooo”.

Facola non fece in tempo ad aprire la busta, che impallidi di colpo. Uno spettatore in prima fila si accorse che qualcosa non andava, quando gli sembrò che facola gli sputasse addosso qualcosa. Poi si senti cadere sulla mano dell’acqua, ma nel guardarla, si accorse che era una goccia marrone. Cosa stava succedendo?

Non ci fu il tempo di pensare. Una pioggia di diarrea acida travolse le prime file, per espandersi su tutta la piazza. La potenza fù cosi forte che i calzoni di Facola si irrigidirono a tal punto da diventare due cannoni spara merda.

Facola si mise a urlare per l’imbarazzo e cerco di raggiungere le retrovie, ma si ritrovò sdraiato sul palco e iniziò a girare come una girandola. Dai pantaloni di Facola continuavano ad uscire escrementi di ogni genere, con una forza tale da tramutarlo in una girandola umana, peggiorandone cosi la situazione.

La pioggia fecale arrivò da tutte le parti. La bocca delle persone si riempi di gelatina aranciognola: una poltiglia di merda e succhi gastrici. La tanfa fù cosi forte che la cittadinanza presente fù ricoverata negli ospedali, per accertamenti; mentre furono aperte 1.500 bombole d’ossigeno per la bonifica dell’aria.

Facola era l’uomo adatto per essere studiato in relazione al Virus, ma bisognava attendere ancora.

Anche se i giornali ripresero la stavagante disavventura di Facola, lo show-man, Facola stesso, grazie anche alla vicinanza della moglie, riusci a riprendersi dallo sconforto e dallo spavento di quel momento…ma il Virus ormai lo aveva catturato.

Non ci fù più niente che potesse far credere ad una malattia o a un’eventuale ripresentazione di quei sintomi e cosi facola tornò sempre più tranquillo al suo lavoro. Era stato solo un inconveniente legato forse a un disturbo intestinale grave; niente di più…ed infatti la direzione centrale della ditta in cui Facola lavorava come standista, lo inviò ad una fiera campionaria alimentare, come portavoce della ditta stessa.

Non ci furono grossi problemi, durante la settimana, ma ormai era domenica e come tutti gli standisti sanno, la domenica è una giornata bestiale, quindi anche facola si preparo all’assalto del pubblico.

Ci fu solo un attimo in cui l’uomo credette di ricadere nell’incubo vissuto pochi mesi addietro. Fu un attacco inprovviso di dissenteria, che fece scappare facola al bagno più vicino. Facola si chiuse dentro e calandosi i pantaloni, in tutta fretta, riusci a sedersi sul cesso. Si rilassò per alcuni attimi, pensando che questa volta era riuscito a passare inosservato…e cosi fù.

Facola aspettava cosi tranquillamente l’impeto di un peto liberatorio, che lo liberasse da quel posto, cosi da poter tornare al lavoro. Pochi attimi di pensiero e un getto di merda si mescolò all’acqua del cesso, con una potenza tale da farla riesplodere verso l’alto, travolgendo l’uomo e strappandogli i vestiti di dosso. Solo questo! L’effetto era già finito. Era stato solo un piccolo sparo e niente più. Soprattutto non durò un’eternità ,come in passato, ma Facola si ritrovò nudo e praticamente ricoperto di diarrea giallastra e da un odore acidulo; grazie anche alle continue perette che era costretto ad usare, per tenere il corpo libero.

La doccia, accanto al bagno, era rimasta fortunatamente indenne da qualsiasi spruzzo, grazie alla tenda paraspruzzi, lasciata tirata da qualcuno, cosi facola ne approfittò per darsi una ripulità integrale. Poi, con il cellulare, chiamo un suo collaboratore e si fece portare i vestiti di ricambio.

Uscito dal bagno, Facola inseri la chiave nella serratura della porta d’entrata e dopo aver chiuso a chiave, spezzò la chiave all’interno, per evitare che qualcun’altro potesse entrare e vedere cosa era sucesso. Fu proprio Facola uno dei primi a lamentarsi con la direzione per la presenza di pochi bagni all’interno della fiera…questo naturalmente per sentirsi più uguale agli altri.

I vestiti indossati dall’uomo, però, erano anche l’ultimo paio di riserva e Facola si preoccupò un pò; cosi decise di usare la sua simpatia per risolvere il problema.

Facola , come già detto, era un burlone e anche questa volta decise di giocare. Si spogliò completamente, coprendosi con due foglie di fico giganti, cosi da intendere che i prodotti da lui proposti erano della natura. Aveva avuto anche la brillante idea di richiamare l’attenzione del pubblico con un megafono.

Verso le due del pomeriggio, facola avverti un bisogno fisiologico, ma arrivato alla porta del bagno, (un altro bagno) si accorse che tutto era passato e torno allo stand, soddisfatto che questa volta non fosse capitato niente. Tutti questi continui falsi allarmi erano per lui l’imminente guarigione e quindi un piccolo sollievo.

Mentre Facola tornò ad illustrare i suoi prodotti al pubblico, e più direttamente ad una signora, un’altra signora gli chiese se esistevano delle controindicazioni verso quei prodotti. Facola prese il megafono e scoppiò a ridere come una iena; poi, per sfottere la signora davanti a tutti, prese delle erbe dietetiche e le ingoiò, esclamando al megafono:”Io ne sono la prova vivente. Ne mangio tutti i giorni e sono sempre in forma”.

Facola sbiancò immediatamente e dal suo sedere parti una mega- scoreggia misto merda che, con l’amplificazione del megafono, fece saltare la maggior parte delle lampadine del reparto. Pochi istanti dopo uno sparo di merda gli fece partire la foglia di fico dal sedere, per farla spiacciccare per terra.

Il Virus aveva colpito ancora. Facola non era in grado di trattenersi e sparò diarrea all’infinito, in una maniera cosi potente che il suo buco del culo aveva preso le sembianze di un copertone. Le feci infettarono tutti prodotti all’interno della fiera e i danni furono miliardari. Fortunatamente per facola, pagarono le assicurazioni.

Facola era un uomo distrutto: la gente lo evitava, lo additava, ma il solo fatto di avere rovinato la reputazione della ditta in cui lavorava, lo faceva sentire a pezzi. Gli stessi suoi colleghi lo evitavano, soprattutto fisicamente. Ci furono anche delle ditte alimentari che sfruttarono il suo nome, più o meno con sarcasmo, ma almeno la firma di questi contratti, potevano permettegli di continuare a guadagnare qualcosa, visto l’imminente e inevitabile licenziamento, che oramai era nell’aria.

Cosi il nome di Facola comparve negli scaffali di molti supermercati : come “QUATTRO SALTI IN PADELLA CON FACOLA”, oppure “SPALMELLA”, la nuova cioccolata dal sapore agricolo ,di Facola.

Ma anche negozi specializzati sfruttarono il nome di facola, come “Ditta di spurgo FACOLATA…tutto in un minuto.” Oppure “Cessi FACOLA…resistono a tutto. E poi ditte produttrici di carta igienica, deodoranti ecc.

Ci furono anche ditte alimentari che lo presero in giro in maniera più pesante, come la messa in onda di questa pubblicità:

“Stomaco pesante? Gonfiore allo stomaco? Bevi FACOLA e da oggi il tuo peto incontrollabile sarà al gusto di scamorza. Facola…il drink che fa trend.”

Ma il problema lavoro non colpì solo facola: Il Virus, anche se in maniera molto, ma molto minore, colpi altra gente e i licenziamenti crescevano a vista d’occhio. Il problema economico ora era quello di far incontrare la domanda e l’offerta, per non frenare l’economia e si arrivo anche all’estremo. Non era difficile infatti arrivare a leggere articoli di questo genere:”

“Gruppo immobiliare seleziona giovani ambosessi, disoccupati, da installare come reggi antenne paraboliche in palazzine di prossima costruzione.”

“Estetista esperta, offresi come succhia calli, a domicilio.”

“Cuoco con decennale esperienza offresi come lavacessi.”

“Gommista cerca tenore esperto da utilizzare come pompa.”

Facola era ormai alla disperazione. Anche in casa avvertiva la sensazione di essere guardato come una schifezza.. Fù proprio la moglie a cercare di portare ancora un pò di serenità in casa. Quando si trovò in casa da sola con il marito, iniziò un corteggiamento irresistibile. In effetti era tempo che non facevano l’amore.

Facola si spogliò e rimase in mutande. La donna si era già preparata . Era completamente nuda, coperta solo da un tubino di rete bianca, che faceva intravedere il suo splendido corpo. A lei piacevano questi vestiti nude-luke. Spesso e volentieri, visto il fisico che si ritrovava, usciva di casa indossando solo il reggiseno nero e degli slip bianchi, coperti da una minigonna in raso nero; il tutto ricoperto da un tubino in rete bianca, lo stesso che stava usando quella sera. Il gioco di colori e immagini che si formavano erano decisamente provocanti. Eppure era una donna fedele. Era il suo modo d’essere: provocante; sensuale, dolce, ma sempre fedele e sicura di se.

Facola aveva già la bava alla bocca. Dal vestitino della donna si potevano intravedere le protuberanze del seno e del pube e un sederino che l’uomo, nei giorni di depressione, aveva dimenticato da un pezzo. Era un corpo giovane, tonico, voglioso; e voleva essere preso.

Facola cercò di accarezzarla, ma lei si mise a correre per la stanza, incitandolo a prenderla e a farla sua. Facola non ci mise molto a raggiungerla. Le alzò il vestitino e glielo sfilo, lasciandola completamente nuda. Poi la fece stendere sul letto; si spoglio e le si sedette a cavalcioni sul ventre. Facola si chinò in avanti e iniziò a baciarla sul collo e sui seni. La moglie, puntando sul fatto umoristico e burlone del carattere del marito, ma anche per non arrivare subito al massimo dell’eccitazione, gli disse:”Dai, raccontamene una delle tue!”. Facola rispose subito:”SI…siiiiii.adesso te ne sparo una delle mie”. In quel preciso istante facola scoreggiò misto-merda su sua moglie. Il primo schizzo rimbalzo sul corpo della donna, per poi sporcare tutta la tappezzeria.

La donna, presa dallo spavento e dal ribrezzo, cercò di scappare, ma facola era ancora seduto sopra di lei e questo le impediva di muoversi.

Non solo, ma la seconda ondata di feci fù più potente e la pressione dei due corpi schiacciati l’uno sopra l’altro, ne aumentò ulteriormente la forza. Facola ebbe un colpo e la donna si senti un mare di merda calda inserirsi inesorabilmente fra le cosce, per poi svermisciare sotto la schiena e sciendere fino ai piedi.

Facola, in preda al panico, alzò una gamba e cercò di scendere dal letto, dando le spalle alla moglie. La donna intanto ebbe un conato di vomito e si vomitò addosso; poi non sentendosi più pressata dall’uomo, con un minimo di lucidità cercò di guardare cos’era successo e chinò il capo verso il suo ventre, ma si trovò di fronte il sedere di Facola e fù travolta da una diga di sterco, che la tenne inchiodata alla spalliera del letto. Non poteva far altro che ingoiare…e ne ingoio un paio di chili prima di svenire.

La merda all’interno della stanza raggiunse i tre centimetri d’altezza. Fu un’innondazione in piena regola.

Facola spari dalla circolazione per alcuni giorni, senza avvertire nemmeno la famiglia. Lasciò solo un bilgietto alla moglie, dove, dopo tutte le dovute scuse, le diceva di non preoccuparsi, che non si sarebbe ucciso…no! Voleva solo allontanarsi per un pò e stare da solo; stare meglio.

Facola fù trovato pochi giorni dopo, seduto su una panchina del parco cittadino. Nella tasca della sua giacca aveva un boccettino di sonnifero, totalmente vuoto e un fazzoletto ancora bagnato di lacrime. Aveva i calzoni bagnati fradici di diarrea, ma sulla strada, questa volta, non ce n’era traccia.

Aveva mentito Facola; era partito per andare incontro alla morte; per stare solo; per stare meglio. Ora sicuramente stava meglio.

Fu proprio una morte di merda quella di Facola, ma lo studio effettuato sul suo cadavere, portò alla scoperta del Virus , che prese il suo nome “FACOLA” e che diede anche il nome all’effetto prodotto dal Virus stesso e cioè alla “FACOLAZIONE PRACOCE”.

panchina