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Jenny Dj…torna il remix con passione

Se avevamo dimenticato i famosi piatti Technics e la musica mixata col valore di un tempo ci pensa la passione e la bravura della giovane Jenny Dj a riportarci a ballare alla grande con i capolavori dance ’80-’90 ed attuali.
Si accende l’impianto, ci si collega alla musica della giovane Dj di Pordenone e tutto torna con la bellezza ed il colore delle grandi discoteche a cui eravamo legati.

Jenny Dj (Jennifer Grizzo) interpreta il suo lavoro con la passione tramandata dai grandi dei migliori tempi dance, permettendole cosi di unire il tutto in nuovi esperimenti musicali che smuovono il corpo e la mente di chi ascolta e balla i suoi pezzi.

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Grande Jenny Dj a rinvigorire la voglia delle piste piene di giovani intendi a ballare e saltare sotto i colpi della migliore dance internazionale.

Chiudere gli occhi, respirare il sapore del suono…..comincia la danza.

Loriana Lana tra le firme di “Le migliori” il nuovo disco di Mina-Celentano

E’ uscito il nuovo disco della Regina ed il Re della musica italiana Mina-Celentano dal titolo “Le migliori” e brucia anche l’emozione della paroliera Loriana Lana, che ne firma un brano: “Quando la smetterò”,  cantato da Mina
La stretta vocale di Mina torna a stringerci il cuore con un brano breve ed intenso e la potenza dei sentimenti che vibrano nel cuore e nell’anima come una carezza improvvisa ed infinita.

Amore, sorriso, pianto, malinconia e speranza: Mina ci fa volare nel nostro pensiero infinito, spesso dimenticato nelle giornate pesanti del vivere, eppure la realtà più vera che c’è…..l’Amore.

“Quando la smetterò” è il brano scritto da Loriana Lana, che entra a far parte del nuovo disco della coppia Mina-Celentano e ci dona ancora la sua bravura, facendosi cantare dalla Regina della canzone italiana.

Un brano che ci fa cantare quello che pensiamo nel silenzio del nostro amore. Le frasi sentite e nascoste per paura di rovinare tutto o perchè è la vita stessa ad insegnarci che non tutto è possibile…..nascono cosi le frasi d’amore scritte e mai dette, che fanno nascere poi le migliori canzoni.

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“Quando succederà persino il sole, che aveva congelato le mie ossa, ritornerà per darmi la sua scossa, che da quel giorno non ho sentito più”: piccole frasi che ci fanno chiudere gli occhi per sentirle in pieno dentro di noi e riaccendere la passione gentile del semplice amore.

“Allora sì che tornerò a sentire con gli occhi della mente il tuo sapore, percorrerò ogni istante del tuo amore, per vocazione, per necessità”: altra verità inevitabile “…per vocazione, per necessità

……in fondo non finisce qui.

Lo scrittore Claudio Raccagni ad Agorà Magazine……non le manda a dire!

Una vecchia intervista effettuata dal giornale Agora Magazine, riproposta qui, perche il giornale è stato attaccato da un virus

 

Claudio Raccagni, forse uno dei pochi artisti nascosti, ma che segnano il vivere quotidiano di ognuno di noi grazie alla sua penna dolce o affilata, in base a cosa gli si presenta davanti o gli graffia il cuore. Scrittore, redattore, artista: grazie alla sua semplicità ha avuto l’onore di intervistare molte personalità dello spettacolo televisivo, cinematografico e musicale. Non manca il suo rapporto diretto con le istituzioni dello Stato, che non ha mai mancato di salutare o criticare apertamente in modo privato e pubblico. I suoi testi di rabbia, amore, di denuncia contro le violenze in genere, contro i burattini della pubblica amministrazione fino alle sue recensioni di arte contemporanea e musicale. Un uomo di vecchie basi solide e maturità dei tempi migliori.

Sottolineiamo come non è semplice preparare un’intervista su misura per lei, tenendo presente che la sua persona è a prima vista una figura semplice, ma poi ha il pensiero che viaggia in mille direzioni. 7 diari personali; 4 libri di testi poetici ed impegnati; premi internazionali; lettere di personalità della politica di primo livello, come Presidenti della Repubblica e simili. Collaborazioni con personalità legate alle forze dell’ordine; contatti ed interviste a Vip dello spettacolo, musica, cinema e altro. Come si definirebbe lei?

Credo un buon uomo, anche fannullone (Ride. N.d.r.) Molto tempo lo passo sempre a letto. Mi piace riposare. Forse mi serve per riposare il pensiero che non è mai fermo.

Fannullone con tutte le cose che abbiamo appena detto?

Diciamo che uso troppo la testa.

Signor Raccagni, nei suoi libri “Passo, dopo passo” e “Io sono Linda” parla spesso della mafia o comunque la ricorda con immagini come quella in “Saltare” o più nascosta e codificata come nel testo “Tam tam”, è giusta questa affermazione?

Si, è giusta. La mafia non è lontana; la mafia è qui con noi e ci comanda, perchè penso sempre che la mafia sia la parte dello Stato che si autoprotegge.

Cioè?

E’ lo Stato sporco, la mafia che usa il potere dello Stato per poter lavorare e per proteggersi.

Cosa le viene in mente a pensare alla mafia?

Mi viene in mente questo: “Lo Stato è la mafia muta”. Stato; famiglia; mafia; sono tutti sinonimi uguali in Italia.
Se chiedi a un sindaco il perchè non fa il suo dovere di uomo responsabile e sindaco, verso i suoi cittadini, molto spesso veicolerà il problema verso colpe della provincia e della regione, fino allo Stato. Ma lo Stato di una città è il suo Comune stesso e quindi il suo sindaco. Se qualcosa non va la colpa è sua e della sua incapacità ad avere le palle nell’essere dirigente e della sua capacità a vivere di rendita e sbruffonerie, cammuffate da opere edilizie e puttanate varie.
Nei paesi dove si vedono cose strane c’è la mafia: un ponte futuristico costruito su resti di costruzioni romane e che sfregia il paesaggio e l’ambiente stesso…..qui c’è la mafia.
Il parlare della sicurezza sul lavoro e non controllare il lavoro nero che c’è davanti a casa o la schiavitù legalizzata all’interno delle cooperative italiane, qui c’è la mafia, quella che io chiamo mafia. Per il lavoro nero poi basterebbe depositare in questura o in altro ufficio una cartella che attesti l’assunzione del lavoratore, prima ancora di metterlo al lavoro pratico. Almeno eviteremo la cazzata di avere le assunzioni dei morti, avvenuta il giorno prima.
Lo Stato è la mafia e questo Stato, queste camere dei deputati e senatori, è mafia. Uno Stato che ha un Presidente della Repubblica che dovrebbe essere l’elemento più alto della morale dei cittadini italiani e che invece sta zitto e firma leggi come un semplice impiegato è la vergogna e il pericolo di una Nazione intera. Governi che comandano una nazione, senza nemmeno essere stati eletti, sono elementi mafiosi, che non si schiodano dal potere.
L’indulto è un provvedimento mafioso. Un provvedimento antidemocratico che il popolo stesso aveva detto di non volere, quindi un provvedimento contro la democrazia della nazione e a favore principalmente di chi ha rubato milioni e milioni di euro e con le sue ruberie ha portato vari padri di famiglia sul lastrico e al suicidio. Abbiamo dato la libertà a persone che hanno rubato ad altre persone l’intero loro avere e li ha spinti alla morte. Questo non è anche concorso in omicidio?

 

Se lo Stato mi uccide in questa maniera è legge, se invece io dico che è giusto uccidere un mafioso politico, sono un terrorista e vengo arrestatro.
I parlamentari non hanno la possibilità di avvalersi dell’immunità parlamentare in caso vengano indagati per qualche reato? Per me questa è mafia.
I parlamentari possono rifiutarsi di votare un provvedimento o di non presentarsi in aula. Un cittadino se non vota per tre volte perde il diritto al voto. Io questa la chiamo mafia.
I “pianisti” in parlamento non sono una minaccia alla democrazia o alla stabilità della Nazione? Si può dire cosi? Ma non se la cavano con un ghigno?
Questa è la mafia che sento, assieme a quella più conosciuta, e che sarà spesso presente nei miei scritti.

La poesia “Tam tam” è il suono della musica, come il tum tum del basso. Tam tam; tum tum: musica house; tecno; o la nuova musica afro-dance. Musica che fa muovere molti giovani e molte dosi di anfetamine e droghe varie. Non la musica in se, che è arte comunque, ma chi la usa per la copertura di altro. Tam tam, la musica che copre, perchè il tam tam della musica porta al divertimento del ballo, ma nella sua forma più scura nasconde il consumo della droga che nulla ha a che fare con lei, ma che resiste al suo interno, perchè qualcuno vuole che resti. A volte è qualcuno delle stesse forze dell’ordine a volere che la droga resti in certi ambienti.

Restando ancora sull’argomento, dire “Lo Stato è mafia” è un’affermazione pesante.

Lo Stato è mafia non è un’affermazione pesante se è lo Stato stesso che corrompe e non è votato dalla Nazione.
E’ anche vero che bisogna iniziare a essere duri con chi usa il potere in modo sbagliato.
Io penso sempre che ,per riportare la situazione ad un livello normale, ci vorrebbe la determinazione di un uomo o una donna responsabili al governo del paese. Uomini o donne giusti, con moralità alta. E la quadruplicazione delle forze dell’ordine, ma che le stesse, nel caso sbaglino, sia radiate immediatamente dal posto di lavoro.

Uno Stato di polizia? Non è anarchia?

La polizia che intendo io è la polizia giusta in base alla percentuale di popolazione che vive una città. Dire che la polizia o le forze dell’ordine oggi siano quattro volte meno di quello che dovrebbero essere, mi sembra di dire una cosa normale e giusta.
Non a caso lo Stato taglia i fondi a questi elementi indispensabili, cosi si azzerano i controlli e si da spazio a nuove ruberie. Naturalmente intendo ruberie di alto livello. Mafia vestita di bianco, con poteri comunali, provinciali, regionali e statali. La polizia deve fare il suo lavoro con gli strumenti umani e tecnici a lei indispensabili, da usare nelle città, ma in modo inflessibile anche nei poteri alti, da cui dovrebbe partire l’esempio per il cittadino. Parlamentari che usano personale con contratti strani o assunti part-time e poi fatti lavorare 8 ore e pagati gli extra in nero.

 

Cosa insegna lo Stato ai cittadini? Come un padre insegna ai figli. E allora? Non è ora di avere dei figli un po’ meno coglioni?
Lo stato oggi è una macchina assurda di ignoranza e idiozia: se prendiamo un chirurgo e vediamo la sua paga, sappiamo che la sua paga è alta, perchè la sua capacità manuale e professionale è tale da risultare raro avere un sostituto.
Un politico è un uomo qualunque, con o senza laurea(è l’intelligenza a fare un uomo, non la cultura), che si candida nel suo comune per far valere la sua persona, ma è un “lavoratore” facilmente sostituibile. Allora perchè gli stipendi della politica sono cosi alti in relazione al loro lavoro? Perchè pagare buste paga elevate se possiamo sostituire un politico con un altro nel giro di pochi mesi o anni?

Ho letto prima, nelle sue bozze per il prossimo libro, una poesia a riguardo: “Il burattino stanco”.

Si, mi piace tantissimo quella poesia: seria, provocatrice, e molto veloce. Fa parte del prossimo libro: “Il quinto Impero”, che contiene anche poesie molto più pesanti…..diciamo cosi.

Vorrei cambiare domanda, ma sempre in ambito politico: che pensa di donne e politica?

(Ride N.d.r.) Le donne sono la sensibilità che manca alla politica, anzi, alla vita della nazione. Una donna con “le palle” sarebbe uno schiaffo ai politici spettacolo di oggi.
L’uomo lotta per il potere; fa la guerra; lotta per essere il capo famiglia; ma ancora di più, lotta per far valere la sua forza.
La donna mette prima la famiglia, cosi sarebbe portata a lottare davvero per il popolo. Cosi dovrebbe essere lo Stato: donna. Ma non dimentico che anche la donna sa come essere mafiosa e quindi ammetto la mia simpatia per la sensibilità e il lavoro di una donna, ma nello stesso tempo non le do fiducia totale. Mi spiace infatti vedere come alcune poche donne datesi alla politica seguano l’esempio stupido dei loro colleghi, cosi lo Stato resta pecore e pecoroni…e se non basta si va in Tv a fare i pagliacci, cosi i soldi entrano in tasca.
Donne con le palle ci vogliono, ma non donne che le palle le fanno girare e basta.

Oltre alla mafia, anche la guerra ricorre, negli ultimi anni, nei suoi scritti. Lei è pacifista?

Non mi piace la parola “pacifista”. Io non sono pacifista nel senso di non fare guerre e far ritornare i soldati a casa. Sono pacifista nel senso che non sopporto che esistano ancora dittature e anarchie nel mondo, nell’indifferenza delle nazioni sviluppate. Finche si commercia con queste persone, la popolazione sfruttata resterà tale e le guerre non cesseranno.
Io sono pacifista nel cercare di avere un buon rapporto tra uomo e uomo, ma non siederei mai a parlare con un anarchico o dittatore, se non per parlare della sua destituzione.
Il mondo è gestito dal petrolio e dalle armi. Pure l’Italia è pacifista, ma esporta ancora armi. Sa che anche il gas nervino che è stato utilizzato da Saddam Ussein in Iraq è stato creato grazie anche alla collaborazione con l’Italia? Anche i telegiornali ne hanno parlato. Ecco la guerra sporca che non va.

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Siamo pacifisti e queste armi le forniamo a quei paesi sottosviluppati che poi vediamo in tv….senza gambe. Invece di trivellare e cercare l’acqua per loro, gli vendiamo miliardi di euro in armi, cosi loro, da poveri imbecilli, si sparano tra loro e muoiono di fame. Noi invece abbiamo un ricavo economico e una vita di rendita, perché quei paesi non finiranno mai di pagare il loro debito e gli interessi maturati.
Se le guerre diminuiscono, diminuisce la produzione di armi e si parla di miliardi e miliardi di euro, ecco che allora si creano altre guerre.
Un ragazzo italiano, partito per la Legione straniera da 6 anni, mi diceva di come avevano fatto per far iniziare una guerra tra le popolazioni di una cittadina africana: si vestirono con le divise militari della frazione opposta e uccisero i civili della cittadina che gli ospitava, cosi da farsi passare per il nemico. Cosi scoppiò una guerra tra etnie diverse. Uomini, donne e bambini, perché un ordine in guerra non è che un ordine e una volta che spari a qualcuno ti viene automatico non guardare chi hai davanti. Uccidevano anche gli animali, cosi, per sparare.
La mafia fa lo stesso da noi…….non è tanto diversa. L’Italia vende le armi ad entrambi.
Io penso sempre che se si dovesse fermare la produzione di armi a livello mondiale, la pace inizierebbe ad esistere davvero.

Segue molto i programmi televisivi?

No. La televisione la guardo pochissimo, forse un paio d’ore al giorno. Più che altro i telegiornali e i documentari come “Report”, fantastico, mi piace un casino come è impostato e condotto. Prima guardavo programmi tipo “Mi manda Rai 3” o “Carta straccia”. Poi, poco o nulla, perché la tv ormai è diventata un puttanaio unico.
Si vende lo schifo e le trasmissioni di basso livello solo per far soldi. Le tv private fino a 10 anni fa trasmettevano anche loro dei programmi accettabili, poi si sono adeguate al commercio e alle improvvisate di basso livello e ora ci ritroviamo qui a vedere le tv che combattono a colpi di culo; tette; urla; finzioni; e puttane…e tutto si salva.
Naturalmente grazie ai loro direttori.

Lei sempre cosi pessimista?

No, (Ride N.d.r.) non sono pessimista, sono ottimista; non al massimo, ma sono ottimista. Ho detto ciò che vedo e credo che sia, nulla più. Sono realista.
Lei dice che la tv in generale non sia un puttanaio?

???????????

Non mi risponde. Vuol dire che il dubbio è già sorto, quindi la tv è un puttanaio. Chiuso il discorso.

Perché non si da alla politica?

Non è lavoro mio la politica; io lavoro dietro le quinte. Mi piace lavorare, non parlare. Le mie lettere i Capi di Stato o del Governo le hanno lette.

Ma qui sta parlando senza sosta!

Questa è un intervista, ma io non parlo mai cosi tanto. Però so scrivere.

Anche la scrittura fa politica!

La scrittura politica di solito attacca parte del governo, come meglio conviene. La scrittura che dico io è la scrittura che lavora per il bene del paese. La scrittura che fa pensare e ragionare. La scrittura politica è sempre di parte, non a caso quando si vuole attaccare un giornalista o scrittore che da fastidio, lo si sottolinea come servo di un partito o di un altro, perché cosi il cittadino si mette in allerta e si allontana da quegli scritti. Io amo la scrittura perchè ogni cosa scritta non si cancella. Le parole si cancellano all’istante.

Ho letto alcune sue poesie dove parla di sesso, molto tranquillamente.

Tranquillamente no. Lo scrivo tranquillamente, ma non ne parlo a cielo aperto.
Il sesso è la parte intima di ognuno, scriverlo è diverso. Più facile.
Sottolineo che parlo di sesso, non di pornografia.
Il sesso, quando si ama la propria donna, è una cosa fantastica. Lascia liberi l’uomo e la donna di lasciarsi andare. Ogni persona poi vive il sesso a modo suo, l’importante è farlo senza soprusi o violenze.
Quando scrivo di sesso, non racconto nulla di scandaloso, poi la fantasia ci mette del suo.
Sottolineo che quando dico :”La propria donna” non intendo in senso di possesso, ma in senso affettivo. Lo dico, perché già un paio di donne mi hanno chiesto di precisare.

Sesso…..e amore?

Si.

Intendevo dire:”Sesso e…….amore?”. C’è spazio anche all’amore nei suoi scritti. Un amore in particolare?

Ogni amore è particolare, anche un amore platonico. Diciamo che solo un amore ha un suo grande spazio nel mio cuore a cui ho dedicato anche un libro. Un amore vero, vissuto.

Un libro già pubblicato?

No. Non ancora.

Si può svelare il titolo?

No.

Va bene. Prima dell’intervista, mi diceva che il suo nome viene spesso sbagliato in parte o del tutto, nell’indicarlo come autore di poesie.

Si. Non mi spiego il perché, ma in un libro figuravo come “Claudia Raccagni”, tramutandomi in donna; mentre nelle selezioni in un concorso, collegato alla biennale della poesia, il mio nome è diventato Paolo. Bruttissimo avere un nome completamente diverso, ma poi basta una segnalazione e tutto si aggiusta. Però mi chiedo perché, cosi spesso, si sbaglino. Spero porti fortuna.

Alla depressione ha dedicato più di una poesia!

La depressione vera non l’ho mai conosciuta, perché l’ho tenuta lontano con lo scrivere, ma la sua “mano” la conosco. La mia depressione è stato per lo più l’isolarmi quasi completamente per un po’ di anni e in quegli anni arrivare a pesare 49 chili. Ho conosciuto però la depressione pesante di altre persone, a me vicino, e ho capito com’è bello saper parlare e scrivere e……com’è facile rischiare di morire per non essere stati capiti. Se si conoscono persone con molto problemi si matura in fretta.

Non ha paura della morte? Il suo Angelo nero, se non sbaglio.

No! Non ho paura del mio Angelo nero, o meglio del mio Angelo col manto nero, perché, come ho scritto in passato:”…mi apre le porte ad una favola nuova.”
Ho più paura della sofferenza nel capire di lasciare i miei affetti, almeno in quei momenti.

Nei suoi libri, a parte il primo”Ho detto…ho pensato”, che esprime la forte malinconia e la solitudine di un ragazzino, solo appunto, c’è sempre un ritorno al passato, ai giochi, all’amore affettuoso, all’essere bambino.
Una frase, nel libro “Il piccolo principe”, dice:”Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi se lo ricordano”.

Io me lo ricordo!

Infatti, dicevo, lei si ricorda bene l’essere stato bambino?

Io sono un bambino, ma grande, con la testa sulle spalle e la testa che sogna. Io sono un grande bambino, ecco perché credo di essere anche un buon uomo. Caspita, mi piace un casino giocare.
Mi ricordo dei giochi da bambini, cavalcando cavalli di carta retti sulle nostre spalle da bretelle di stoffa. O i primi baci delle scuole elementari; le corse in bici della sera. L’allagamento del magazzino di papà, assieme a mia sorella Rita, o l’incendio del box di papà, con all’interno cartoni e bombole di gas, sempre con la complicità di mia sorella Rita. Ahahahahahhahaa……eravamo dei bambini terribili. Ricordo anche la sberla di papà. Fossero cosi le sberle dei genitori, non saremmo circondati da giovani coglioni.

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Nello specifico?

No, macche specifico. E’ ora di finirla di dire che in generale siamo bravi e buoni e che il brutto sta in persone circoscritte.
L’Italia è la nazione dei “chi se ne frega” e oggi, purtroppo, in generale, siamo tutti menefreghisti.
Poi, per parlare bene di qualcuno, si può entrare nello specifico.
Quindi rendiamoci conto che l’italiano, oggi, non è nulla di buono. Quando i genitori si renderanno conto che una sberla a volte è salutare e che gli insegnanti fungono da genitore, durante le lezioni, e che devono avere i poteri educativi di un tempo, allora potremo tornare ad avere figli più maturi e quindi italiani tali.
Oggi no…e io mi tiro fuori, grazie ai miei genitori e agli scherzi di Dio.

Gli scherzi di Dio? Intende la morte di suo padre?

Si…e tutte le altre difficoltà. Dio lo odio quando fa cosi, ma solo a parole, non riesco ad odiarlo veramente. Poi lui mi fa le boccacce e gli voglio bene come prima.

Beh…mi trova impreparata a questa risposta. Cioè: suo padre muore e Dio le fa le boccacce?

No!!! Mio padre muore e quando Dio, dopo tanto tempo, mi vede rialzare lo sguardo al cielo, si illumina per me e mi fa le boccacce, per tornare a giocare assieme. Dio gioca, come noi, da bambini, con i nostri amici, ma a volte ci facciamo male…e qui è tutto più pesante.
Mio padre è morto e dopo anni di tristezze ho rialzato lo sguardo al cielo; Dio mi ha fatto una pernacchia e mi ha fatto sorridere……via a giocare ancora.

Sono senza parole. Una immagine di Dio che non avrei mai immaginato. Splendida immagine, anche se non saprei se vedere la parte bella o la parte brutta.
Ascolti:……la poesia è conosciuta come scritto poetico, descrittivo di un’immagine o persona o sentimento, con fare armonioso, dolce, soave…….le cosiddette parole degli angeli, anche se poi hanno anche il loro lato scuro: le emozioni di dolore; la rabbia; la fame; le guerre.
La sua poesia si trova spesso a confondersi con la denuncia……mischiarsi, non confondersi.

Mischiarsi, non confondersi. E’ poesia, cosi; diversa da come uno pensa nell’ordinario. Tutto cambia. La mia è poesia, è mia, punto e basta. Non seguo nessuno. E’ mia. Come un artista dipinge un quadro senza seguire il metodo di nessuno, ma seguendo da subito il suo istinto, cosi io scrivo.
Poi c’è la denuncia che si fa sentire prendendo per mano la poesia e allora il suo valore cresce. Quando la denuncia diventa poesia è l’arte che cambia aspetto e diventa qualcosa in più. Non belle parole,scritte bene, che entrano nel cuore, ma belle parole, scritte bene, che entrano nel cuore e nella testa e spesso aprono le porte ad artisti nuovi. Ecco perché possono far paura. Ecco perché le parole forti vengono censurate. Ecco perché la mia poesia mi piace vederla come arte.

Nessun offesa personale, ma per proclamarsi un artista, non dovrebbe valutare il venduto, l’apprezzamento dei suoi scritti da parte del pubblico?

No. La poesia non vende e io non giudico un’artista dal venduto. Conosco donne che dipingono o scrivono cose fantastiche, che per me le fanno essere artiste, ma non sono conosciute. Questo non vuol dire che non meritano. Ci sono pittori che dipingono paesaggi da anni; vendono e passano per artisti. Ci sono cantanti in gamba, con talento che si autofinanziano e non vengono presi in considerazione  dalle etichette discografiche, le quali invece puntano su cantanti che magari fanno schifo, ma su cui ricamano un bel vestito commerciale che porta soldi. Ecco, quest’ultimi sono visibili, ma non sono affatto artisti di talento.
Non mi interessa il vendere. Essere artista credo sia dare una forma personale alla propria arte, senza forzature; senza copiature forti o lievi che siano; avere una propria forma d’arte che è nata da sola. Come il carattere e il vivere di una persona: se ha un suo carattere è una persona di carattere; se vive seguendo un branco, un gruppo, non sarà una persona di carattere, ma una persona del gruppo. Tanto di cappello poi agli scrittori di narrativa, ecc., la loro volontà e pazienza nello scrivere libri incontra la mia invidia. Mi piacerebbe scrivere un libro, ma la mia pigrizia è più forte.

Cita il branco: a volte vivere nel branco vuol dire socializzare.

No, no! Il branco come parola ha il significato negativo del branco di persone, che prese da sole non significano nulla e che si riuniscono per farsi vedere. Vedere, non valere.
Se lei va allo stadio a vedere una partita vede persone sedute o che chiacchierano tra loro e che discutono o litigano, ma vede persone che discutono uno ad uno, nel senso che una persona parla ad un’altra persona e viceversa, normalmente o ad alta voce. Nel branco non è cosi. Se io parlo ad una persona del branco, non sarà solo lei a rispondermi, ma altre persone risponderanno per lei o assieme a lei o istigando a dire cose che non pensa, ma a dire quello che pensa il branco. Non c’è un rapporto uno ad uno normale, ma una discussione impari, dove una persona parla, capisce, e pensa a quello che dice, mentre dall’altra parte c’è un gruppo di persone fragili che formano un gruppo, che forma una persona immaginaria, fragile e senza carattere, ma violenta: il “Branco”.
Questo il branco. Il socializzare è un’altra cosa. Per sapere davvero cosa vuol dire socializzare mandate un migliaio di bambini allo stadio, solo loro, a vedere una partita di calcio: imparerete tutti cosa vuol dire tornare indietro al vero divertimento.

Torniamo all’amore-odio con la nostra Italia.

Amore per la mia nazione; risentimento contro chi governa. Odio le persone che la usano, perché cosi usano me e gli altri per il loro rendiconto. Non ho stima verso chi governa il paese perché spesso fa quello che il popolo non gli ha chiesto.
Sono due le cose che portano alla democrazia in una nazione: un governo che faccia il volere del popolo, controllando, come si deve, i suoi funzionari……o la guerra civile.

Istigazione alla guerra civile in Italia?

Guardi che non siamo lontani. Gli italiani sono buoi in un recinto e la maggior parte sono vacche magre. Lo stato sta tranquillo, perché spesso una vacca affamata cade a terra e ci resta per sempre, ma più vacche affamate iniziano ad innervosirsi ed assieme ai tori spaccano il recinto ed escono nella loro pazzia.
Poi l’Italia, da governo laico, ha aperto le porte a tutti, nello stesso tempo in cui toglieva di mezzo le forze dell’ordine , che dovevano controllare chi entrasse. L’Italia è comunque una nazione Cristiana, ma quando una religione straniera arriverà alla pari o superiore alla nostra religione allora non ci sarà più l’Italia.
Lei mi fa domande a cui io rispondo tranquillamente e mi rendo conto che stanno uscendo cose spiacevoli, ma vorrei farle notare come quello che dico è una cosa realistica, ma tutti si fanno i fatti loro.
La guerra civile non è una cosa da film. Mettiamoci in testa che l’italiano sta diventando povero; la sua religione di massima non è tutelata dal governo, che in contemporanea, da laico, da molte libertà alle altre religioni esterne. La sicurezza del paese è tutt’altro che esistente, anche perché di sera ci si chiude in casa. Mettiamo tutti questi disagi primari assieme e vediamo che parlare di guerra civile vicina non è cosi irreale. Guardi che la guerra santa non è lontana anni luce. Diamo diritto al voto a chi segue una religione violenta o estremista e…………..Non sono cosi pochi in Italia.

Perché lo Stato è cosi lontano dal suo apprezzamento?

Perché lo Stato sono spesso gente che si siede e firma delle direttive, ma poi se ne lava le mani e non controlla i suoi dipendenti. Intendo dire che delega qualcuno al controllo del personale e poi non si degna di controllare che questa persona lo faccia davvero Insomma,lo stato non è un Dio a cui riverire; l’organizzazione dello stato non è diversa, di base, ad una media industria.
Un direttore che presiede e decide i cambiamenti da fare sul personale, lo decide in base ai risultati che ha raggiunto. Il personale alle sue dipendenze avrà altro personale alle sue dipendenze a cui dare dei compiti. In base al lavoro di ognuno, il lavoro va o meno. Ma se in un reparto qualcosa non va, la produzione di quel reparto viene segnalata e nel giro di poco verrà sostituito un operaio. Nel caso la produzione dia problemi, risulterà colpa della male organizzazione di quel reparto e verrà sostituito il responsabile con altro adeguato.
Lo Stato è organizzato come un industria, ma non si autocontrolla, per nulla, e lo fa volontariamente. Chi comanda una provincia, sa che non avrà controlli sulla sua provincia per controllare i documenti dei lavori che sta facendo o dovrebbe fare, perché non c’è personale che controlli ed il poco che c’è è controllato da persone che probabilmente, ricevendo rapporti di controllo, hanno più guadagno ad archiviarli.
Eccolo qui il dramma di base. Chi deve far rispettare che il lavoro venga fatto come si deve e senza rubare, non lo fa, per menefreghismo o guadagno personale, e i loro direttori non li controllano e via via fino al vertice, dove abbiamo un Presidente della Repubblica, che si fa chiamare Capo dello Stato, che tutto è tranne che capo del suo popolo. Un Capo dello Stato che non può dare una sberla a chi ruba al suo popolo. Un Capo dell’Italia, che non dice nulla se i suoi dipendenti vanno in tv a fare cazzate. Un Capo dell’Italia che invita maggioranza ed opposizione a non litigare, come si fa con i bambini, e non si preoccupa che nelle strade non ci siano più dipendenti delle forze dell’ordine a controllare le città; che non si preoccupi di cosa vuol dire una violenza carnale di gruppo su una donna; che faccia finta che l’indulto lo voleva il paese; che sia d’accordo ad aver eliminato i reati alle persone di cui parlavo prima e cioè quelle persone che hanno frodato lo stato e le loro stesse ditte di enormi quantità di denaro, portando altre persone al suicidio; rubando anche soldi dello stato e cosi due volte ai cittadini. Il capo dello stato è un peso per l’Italia, perché non fa nulla per i suoi cittadini.

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Io non parlo per un singolo, presente o passato, capo dello stato. Io parlo come parla un cittadino che vede queste cose. Un operaio che vede le cazzate del suo superiore, che lo fa lavorare di più per nulla, per far andare meglio le cose va direttamente dal direttore e gli fa vedere il problema. Se il direttore vede il problema e gli vuol far fronte saprà che fare, fino in fondo, intendo fino a risolverlo il problema, non a voce. Se invece è un direttore, come uno statale, allora guarderà solo una cosa……il suo guadagno ed il suo incarico. La ditta potrà andare in perdita, ma lui avrà sempre la sua paga fino alla fine del mandato e per non avere problemi farà mettere in riga l’operaio: “o cosi o te ne vai.” Abuso di potere……..Ecco la parola che mancava. Tutto si spiega con una parola: abuso di potere, cosi le cose non si controllano……si fanno tacere.

Quello che voglio dire è che non bisogna avere paura di parlare di un politico o di come va l’Italia, perché il politico è un normale uomo lavoratore. Io di lavoratori ne ho avuti a centinaia e senza problemi devo dire che capisco perché sono nate tante cooperative. Una ditta che punta sulla qualità del lavoro non assume in fretta una persona, perché di persone di qualità ce ne sono poche in base alla quantità di lavoratori in circolazione. Io, in media, ho sempre lavorarto due volte più veloce di un mio collega, ma il fatto è che non ero io a lavorare più veloce, ma i colleghi ad essere scazzati; immaturi; cannaioli; direi scazzati , a tal punto che hanno lavorato sempre la metà di me e comunque si dimettevano prima di un anno o venivano assunti a tempo determinato.
Lo Stato non è diverso. Ma come? Lo Stato è lo Stato e quindi il meglio del mercato? Davvero all’interno del parlamento sono tutti uomini e donne di qualità e non esistono scazzati?
La poesia “Linda” è molto pesante, in senso emozionale intendo. L’inizio può dare un’immagine diversa di lei, all’interno della poesia.

Si, “Linda” è la storia dell’abuso su una bambina, da parte di un amico di suo padre, che pagava con favori l’uso della bambina o la vinceva al gioco per una sera.
All’inizio della poesia è lui che parla: l’uomo nero. Non sono io, come molti mi hanno detto a metà testo, senza volerlo finire. Io arrivo dopo. Io sono la mannaia, che cerca il lupo mannaro.

In “La ragazza dai capelli verdi” è scioccante. Ma chi è la ragazza?

Non ricordo di quale nazione è quella ragazza, ma ho tenuto la foto, riportata dal giornale, e l’ho pubblicata con la poesia.
La ragazza è stata sequestrata da militari, della sua stessa città, perché frequentava un ragazzo cristiano di un’altra frazione. La donna era incinta. E’ stata spinta per la città mentre era obbligata a fingere di danzare la musica occidentale, per poterla ridicolizzare e sbeffeggiare con soprannomi come “Occidentale” appunto. Mentre ballava i soldati la prendevano a calci nel sedere. Poi il video l’ha ripresa in una stanza, vestita e con i capelli pitturati di verde. Alla fine è stata spogliata e rapata a zero e filmata. La donna era incinta. Non so cosa sia successo poi.

Vorrei chiederle di commentare la sua “Opera Prima”, perché lei la chiama cosi: “Passo, dopo passo…”.

Si, “Passo,dopo passo…” non è una semplice poesia, perché è stata scritta in 12 anni e racconda ben 22 anni di vita. Dopo un periodo è nato il primo pezzo, poi il secondo e poi il pezzo finale. Non è mai stata completata apposta, perché sapevo che non era finita. Solo la prima parte è stata inserita nel primo libro “Ho detto..ho pensato”. La poesia racchiude tutti i momenti passati fino ad oggi: il pensiero del primo amore, una bambina delle medie, che, dopo la morte di papà, non ho più pensato e cosi perso di vista. Le persone che ci hanno lasciato; i pochi amici lasciati per tristezza o perché sbagliati. Gli amori platonici nelle scuole superiori o l’amore vero rimasto nel cuore. Ragazzi che si vendono o si uccidono o muoiono in incidenti d’auto. Ragazze che piangono i loro figli bambini o uomini che siano e che mi raccontano di loro e io sento la frusta sul cuore ed il bavaglio che copre le urla del cuore stesso. Gli angeli, sempre presenti. Il mare, la neve, le vacanze. Il trasloco. La prostituzione sulle strade, tra cui la SP122, che viene citata.
Poi tante cose ancora da fare, “…ma comunque ancora qui,tra le stelle ed i colori.”, come recita il finale.

Poi ci sono anche le dolci parole dell’amore. “Baci di neve” è strepitosa.

“Baci di neve” è strepitosa si. La leggo e la rileggo e non mi passa mai il sorriso nel sentire quella parola…….”Baci di neve”. E poi quella frase che so a memoria:”...io volevo avere te, ma se questo non si può, lascia almeno che siano baci tutti questi fiocchi bianchi…..”
Si, sono felice di questa poesia. Naturalmente è d’amore e verrà ripresa nel libro che le dicevo prima: il libro dedicato all’amore.

Beh, se i fiocchi di neve le fanno scrivere cose cosi, allora speriamo che nevichi a lungo.

(Ride N.d.r.) Beh, sarebbe anche ora che nevichi.

Tutto quello che abbiamo detto fin’ora ha evidenziato la sua personalità di uomo di legge. Lei ha anche collaborato con le forze dell’ordine, giusto?

Ho conosciuto elementi delle forze dell’ordine quando sono stato invitato all’Università La Sapienza di Roma, all’apertura del congresso contro le violenze alle donne e in genere. Congresso dove è stato presentato il mio libro “Io sono Linda”. Ho avuto modo di collaborare con un’associazione di polizia”. Poi, come succede in ogni cosa quando ci si è dentro……le cose non sono mai come si credono.

Lei ha molti documenti importanti nel cassetto. Abbiamo visto una lettera dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Di che si tratta?

E’ la lettera di ringraziamento per aver ricevuto il libro “Ho detto…ho pensato”, ma è più un atto dovuto.

E la foto di Carla Bruni con Nicolas Sarkozy?

Quello si è un bel documento a cui tengo molto. Con loro c’è stato uno scambio di corrispondenza più amichevole. Ho una lettera in cui il portavoce dell’allora Premiere Dame Carla Sarkozy mi inoltrava i suoi ringraziamenti per l’impegno che avevo verso la lotta alle violenze sulle donne. Poi ricevetti anche una lettera personale del Presidente Sarkozy con una sua foto ufficiale e più avanti anche gli auguri di buon anno con una foto amichevole assieme a Carla Bruni. Bellissimo rivedere quelle carte.

Ha ancora qualcosa di cosi…normale…da tenere nel proprio diario?

Ummm….forse un telegramma del Presidente Napolitano per gli auguri di buon anno.

E’ sicuro che lei non entra in politica?

Si. Forse! Aspetto i 50 anni e poi vedremo se sarò io il Presidente della Repubblica. (Ride N.d.r.)

claudio

Lei è anche giornalista. Anche recensore d’arte contemporanea ed interviste ai Vip dello spettacolo e della musica. Come vive questa sua passione?

Non sono giornalista. Scrivo e pubblico su giornali online ma come redattore o collaborazione occasionale. Mi piace molto scrivere, ma questo credo che si abbia già capito. Quello che mi piace di me è che non seguo nessuno. Non mi piace essere gestito nei miei hobby. Lo scrivere è roba mia e scrivo per chi voglio io. Faccio un esempio: se mi dicono di intervistare un Vip che non mi piace non lo faccio. Se mi dicono di collaborare in esclusiva con una testata giornalistica non lo faccio. Io sono un buon uomo e scrittore e uso la scrittura per raccontare o far raccontare in maniera semplice, senza gossip estremo o pura notizia commerciale e questo mi ha portato ad avere il rispetto anche dei vip che posso contattare ed intervistare tramite i loro uffici stampa o personalmente.
Quali artisti ha potuto conoscere come redattore?

Mi piacerebbe poter incontrare direttamente tutte le persone che ho intervistato, ma non è possibile. Non è il mio lavoro principale e quindi non ho possibilità di viaggiare. Ho avuto l’onore di poter ricevere le risposte alle mie domande da Romina Power. Bellissimo segno di riconoscimento per il mio lavoro e bellissima intervista in cui abbiamo parlato di tutto senza necessità di toccare il gossip. Ho potuto intervistare telefonicamente Lorella Cuccarini, sempre meravigliosa e un’altrettanta simpaticissima e amorevole Ilona Staller e la sempre in formissima Cristina Chiabotto.
Poi ci sono anche quelle via web fatte a Nina Soldano di “Un posto al sole”, all’attrice Claudia Zanella, Terry Schiavo, la scultrice mondiale Rabarama, La cantante Fabiana Conti, la fotrografa di scena Gabriella Deodato, la paroliera Loriana Lana e la tuffatrice Tania Cagnotto.
Ce ne sono tante e tutte sono una parte bellissima della mia libertà di scrivere, devo dire però che l’intervista che ho sempre voluto fare e che mi resterà nel pensiero è quella fatta alla criminologa Roberta Bruzzone. Un’intervista semplice, gentile, non dura e cruda come il mondo del crimine, ma un’intervista portata avanti in modo originale. Volevo intervistare Roberta Bruzzone al di fuori della sua immagine di pantera nera e lei mi ha permesso di intervistare una donna di carattere e matura.

 

Poi ho avuto l’onore di veder accettare dalla stessa Bruzzone un servizio fotografico scattato dalla stessa fotografa Deodato, che avevo intervistato tempo prima. delle foto bellissime. E’ una cosa meravigliosa vedere come persone che hai potuto conoscere con il tuo lavoro, poi riesci a farle incontrare per altre cose. Bellissimo.

Quali sono i suoi cantanti preferiti?

Ho visto nascere la musica di una fantastica e unica Francesca Michielin. Ricordo che quando lavoravo, di notte, viaggiavo sul furgone con la radio ad alto volume quando trasmettevano “Distratto” di Francesca. Lei ha una voce che vibra e la si sente. Poi Laura Pausini, anche lei l’ho seguita da subito. Alessandra Amoroso, Nek, Marco Mengoni e posso dire di aver visto in anteprima la nascita discografica dell’attore Sergio Friscia, con la pubblicazione del suo primo album “L’altro me”, di cui mi sono permesso di scrivere anche una recensione.

Non è la prima volta che scrive recensioni musicali.

Si è vero spesso scrivo recensioni a dei pezzi musicali di vari cantanti, cosi come scrivo d’arte contemporanea.

Abbiamo parlato di tante cose, ma non sono finite. Lei ha molti premi sparsi per casa, di cosa si tratta?

Molti sono trofei sportivi. Da ragazzino facevo atletica leggera, corsa, e molti trofei sono di quel periodo. Poi verso i 30 anni mi specializzai in velocità e raggiunsi le selezioni per i campionati italiani. La gara si svolse all’arena di Milano(bellissima), ma la mia strada sportiva fini lì. Mi ricordo che corsi i 100 metri in 11.02 secondi. La bellezza di poter avere questi ricordi.

Poi ci sono i premi per la scrittura. Un primo premio e premio speciale al concorso Premio Wild, con il patrocinio del parlamento europeo. Molti premi per la scrittura come arte contemporanea. Insomma, sono un pigro, ma non si direbbe.

Ci manca di vederla in televisione!

(Ride. N.d.r.) Vero e a dire il vero, scusate il gioco di parole, mi piacerebbe imparare a cantare attraverso gli insegnanti di “Tale e quale show”: sono una forza quelle persone.

La ringraziamo per questa interessante intervista con la quale siamo passati dal serio, all’arrabbiato, dalla mafia alle interviste e ora alla musica. Un viaggio di parole bellissimo.

Grazie a Voi.

 

Aldilà dei sogni

Era il sole
e io sorridevo…
…era il tempo voluto per me.
Dopo addii; tristezze e dolori
anche Dio si era accorto di me.

Lavoravo con la legge sul petto,
sguardo fiero
ed un gruppo di polso.
Tanti delitti avevamo sventato,
ma per tanti altri
avevamo tremato.
Il sogno era sempre lo stesso:
la signora del campo di grano
mi diceva:”Vai piano, vai piano.”
Poche cose mi turbavano ancora:
un po’ d’ansia
con la stretta alla gola
e questo incubo della signora,
ma stavo bene
e mi ritrovavo ormai grande
con la mia casa e il mio amore vicino.
Era il sole stupendo di Luglio,
questo certo non lo posso scordare.
Arrivammo vicino a un torrente,
che correva a lato di un campo.
Mi misi a correre, per saltare le spighe,
ma la collega mi frenò con un urlo:
“Vai piano, vai piano.”
Un istante per raggelarmi il cuore,
come se Dio avesse voluto vedere…

Nel granturco bagnato di sangue
il mio amore dormiva per sempre.

…La signora del campo di grano
mi diceva:”Vai piano, vai piano.”

La girandola del cuore

Seduto alla mia scrivania,
immerso in pensieri veloci,
non pensavo a niente.

Mi fermai con lo sguardo
su una girandola di plastica,
grande, con i petali di ogni colore
e dei cuori bianchi
a riempirne i colori.
Li, dinnanzi a me.

La mia mente neutra
la guardava,
senza emozione.
Gli occhi spenti
dai pensieri.

La girandola ascoltava
la mia impassibile tristezza,
dinnanzi ai suoi colori.

I petali si fecero bianchi,
di un invisibile bianco,
e i cuori di un vergine azzurro,
che mi riportarono agli Angeli.

Un vento irreale soffiava
su quei dolci petali,
formando un vortice muto
al cui interno
volavano i cuoricini del mio amore,
che mi avvolsero
in un affettuoso abbraccio.

Lo sentivo, il mio Amore;
il mio pensiero su di lei;
e se non era per lei
avrei avuto dinnanzi
solo una bella, immobile,
girandola colorata.

E’ l’Amore

Tu sei la mia piccolina
e mi sei sempre vicina.
Quando camminiamo assieme,
su queste strade, come un fiume in piena,
mi tieni per mano e mi porti lontano;
fino a un appiglio dove attaccarmi
e stare tranquillo.

Quando camminiamo assieme,
su queste strade, come lungo la marea,
mi tieni per mano e me la stringi piano,
come un volo di una nuvola
o il racconto di una favola,
che ci fanno sorridere e sognare.

E’ l’amore, l’amore,
piccolo angelo mio,
che come una diga incontrollata,
sprigiona l’acqua
che non può più essere rinchiusa.
Il suono violento del vento;
lo scoppio delle onde,
dietro il mio lamento.
L’ululato dei lupi;
la rabbia controllata di corpi nudi
e avvinghiati…

 
…ancora il mare calmo della sera.