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Intervista all’Avv. Antonella Labianca: la legge, la persona

La lotta al crimine; il rapporto avvocato-cliente, la soddisfazione e il rischio del proprio lavoro. Il dovere di essere avvocato con lo scopo di migliorare la legge stessa e combattere nel migliore dei modi l’ingiustizia delle violenze.Incontriamo l’Avvocatessa Antonella Labianca Presidente della Sezione di Bari dell’ ADGI (Ass. Donne Giuriste Italia); componente della Commissione Famiglia e Minori dell’Ordine degli Avvocati di Bari e Presidente di Auxilium centro anti violenza. Gli studi e l’esperienza non facile per essere in prima linea.
Il volto freddo della legge ci ha spesso abituati alla figura dell’avvocato come del professionista sbrigativo a cui affidare i propri problemi in modo distaccato, quasi rassegnati dalle lungaggini burocratiche.
Ma sotto l’aspetto della lotta alle violenze sui più deboli, il rapporto avvocato-cliente è doverosamente diverso, perchè si parla di ferite principalmente fisiche, psicologiche, quest’ultime spesso inguaribili, che hanno bisogno di nuova fiducia verso il prossimo, partendo proprio dall’avvocato-amico.
Incontriamo l’Avvocato Antonella Labianca che ha indirizzato la sua professione verso la tutela e la rinascita della vittima e che rappresenta una figura di riferimento per la legge stessa, come molte sue colleghe donne, a cui si da sempre il merito di essere molto sensibili verso questo problema.

Avvocato Labianca, la Giurisprudenza ha molti indirizzi, ma lei si è indirizzata principalmente a quello a tutela delle donne e dei minori. Non è proprio un settore semplice, perchè prevede il conoscere storie profonde e di sofferenza umana non da poco.

Influisce sulla sua vita questo lavoro o si riesce a tenere un giusto distacco?
Partiamo però dall’inizio. Lei voleva intraprendere questi studi già dalle scuole superiori?
Cosa l’ha spinta a volersi specializzare nella lotta alle violenze sulle donne e sui minori?

 
Quando mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza avevo già ben chiara quale sarebbe stata la professione che avrei voluto svolgere: l’avvocato, termine di derivazione latina, che indica appunto “colui che viene chiamato a difendere una persona” e, quindi, forte del fatto di essermi laureata a soli 22 anni ho voluto bruciare le tappe ed impegnarmi da subito nella difesa delle fasce più deboli, in particolare delle donne, dei bambini e degli anziani. Sin da quando ho frequentato il liceo, non ho mai sopportato i soprusi e le ingiustizie e ho sempre preso le difese di coloro che non avevano i mezzi né gli strumenti per poterlo fare da sè.
Esercitare la professione di avvocato con il cuore in una mano e il codice nell’altra……questo è stato sempre il mio proposito. Ho voluto fare mio l’insegnamento del grande Maestro Piero Calamandrei, padre di noi giuristi, il quale scriveva “Molte professioni possono farsi con il cervello e non con il cuore; ma l’avvocato no! L’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé; assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce.”
Aver deciso di occuparmi delle donne e dei bambini che molto spesso, troppo spesso, subiscono violenze e abusi non è affatto facile, perchè frequentemente accade di ascoltare anche più storie dolorose nell’arco di una stessa giornata e nell’ascoltare tanto dolore e tanta sofferenza si finisce per esserne assorbiti e nello stesso tempo risucchiati in questa spirale di dolore.

Quando queste donne escono dal mio studio provo un profondo senso di dispiacere e di impotenza per non essere riuscita ad aiutarle prima, ma soprattutto mi sento svuotata perchè per tutto il tempo in cui siamo state insieme io le ho ascoltate, sostenute, incoraggiate, ho “sentito” il loro dolore, a volte ho anche pianto con loro e ho cercato di spostare un po’ della loro sofferenza nel mio cuore, tanto che a volte accade che vadano via più sollevate, con lo sguardo un po’ più sereno, mentre a me rimane l’angoscia e il dolore dei loro anni d’inferno.
Non è affatto facile restare indifferente di fronte a storie terribili di violenze, di abusi e di maltrattamenti perpretati per anni e personalmente non riesco e non voglio mantenere il distacco con queste storie di sofferenza, anche perchè il dolore di queste donne e di questi bambini diventa il mio e diventa anche un ulteriore stimolo per combattere per esse.

Credo fortemente in ciò che faccio e non potrebbe essere diversamente e la passione e l’impegno sono notevoli, per cui è inevitabile che la vita privata ne subisca ripercussioni, perchè sono spesso costretta ad essere in giro per lavoro e non ho molto tempo da dedicare agli affetti e a me stessa; ma mi ripagano i sorrisi e gli abbracci di donne e bambini che riescono a venir fuori da situazioni disastrose di dolore e di sofferenza. Un piccolo esempio: ancora oggi viene a trovarmi in studio una giovanissima donna che per me è l’emblema della donna scampata ad una morte sicura. Vederla oggi per me è un’enorme vittoria….bella, curata, solare, non sembra neanche lontanamente quella piccola ragazzina smagrita ed impaurita che alcuni anni fa venne di nascosto nel mio studio a supplicarmi di salvarla dall’orco che la picchiava selvaggiamente e che la faceva dormire con una pistola puntata alla testa….e questo per 7 lunghissimi anni.

In un mio libro si legge:”Io sono Linda, la piccola bimba, giocavo a scuola e quando ritornavo giocavo in mezzo alle lenzuola”. Quanto è vero che lo sfruttamento minorile viene fatto passare dal carnefice al bambino come un gioco, che poi diventa l’inferno? E’ forse questa la causa di una moltitudine di casi non denunciati?

 
Purtroppo è verissimo! Gli adulti che abusano dei bambini nella maggior parte dei casi mascherano l’abuso come un gioco e lo fanno per diversi motivi; in primo luogo, per evitare che il bambino possa raccontare ad altri ciò che l’abusante sta perpretando in suo danno. Oppure per evitare che il bambino possa sottrarsi a questo “gioco” erotico e, quindi, per avere una maggiore disponibilità del bambino stesso, in modo da far sì che il bambino sia sempre più attratto dal suo carnefice che diventa quasi il compagno di giochi ideale e trascorrere con lui il maggior tempo possibile. Infatti è solo nel momento in cui il bambino abusato comincia ad imitare il “gioco”/abuso con altri che viene allo scoperto la violenza, l’abuso o il caso di pedofilia.

Non sarebbe doveroso inserire incontri nelle scuole inferiori sulle violenze in generale, cosi da portare già una prima sensibilità sul problema ai ragazzi stessi?

E’ da tempo che si auspica una maggiore attenzione su tale problematica da parte delle istituzioni a partire dalle scuole primarie e secondarie. E’ importante, infatti, una “rivoluzione” culturale che possa sensibilizzare i bambini e i ragazzi su problemi quali il bullismo, il cyber bullismo, l’omofobia, il femminicidio e la violenza di genere. Se non si parte dalla base della nostra società è difficile che possa mutare la mentalità di chi si ritrova a modificare una normativa che personalmente considero “figlia” della suggestione mediatica, quale quella entrata in vigore lo scorso ottobre e che si occupa solo marginalmente del femminicidio. Sarebbe auspicabile un’opera di formazione culturale che coinvolga nelle scuole anche i docenti e i genitori, oltre che gli studenti e sarebbe auspicabile anche l’introduzione della violenza di genere come nuova materia scolastica.

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Esistono casi in cui la violenza fisica o psicologica, lo Stalking, è portavo avanti da una donna. Le capita di avere questi casi alla rovescia?

Certamente. Mi è capitato in alcune occasioni, anche se in maniera più sporadica e si è trattato sempre di relazioni sentimentali ormai definite, nelle quali la ex non accettava la fine della relazione. Devo anche evidenziare che lo stalking messo in atto da una donna a volte può essere molto più pericoloso e subdolo rispetto a quello scatenato da un uomo e spesso colpisce il nuovo partner, che diventa il bersaglio preferito. Ho assistito qualche tempo fa un signore, la cui ex fidanzata dopo avergli distrutto l’auto, aveva cominciato a seguirlo ovunque andasse con la nuova compagna. Non soddisfatta, si recava ogni giorno nell’ufficio postale dove lavorava questa donna e restava per ore a guardarla, fingendo di essere in coda, inviando raccomandate al proprio indirizzo postale o a quello dell’ex fidanzato.

 
La bellezza delle donne può portare a sottovalutare un loro effettivo bisogno di aiuto, perchè le si vede, appunto, belle, in forma. Mi capita spesso di assistere a questo problema nel comportamento di alcuni assistenti sociali e di sostegno.
La bellezza della donna, in certi casi, la rende “Bella senz’anima”?

Noi donne a volte siamo le peggiori nemiche di noi stesse e questo per diversi motivi; nel mio lavoro ho trovato molto spesso donne fantastiche, capaci di dare il massimo di se stesse nell’aiutare altre donne e questo sia tra le mie colleghe che tra le psicologhe, le assistenti sociali, le donne poliziotte e così via. La solidarietà tra donne può essere eccezionale se vissuta col cuore e senza alcun secondo fine, creando una rete fittissima talmente forte da divenire un’anima sola. Ma accade anche che determinati fattori possano minare questa solidarietà ed è così che la bellezza, la bravura ed il successo di una donna scatenino invidie e gelosie e l’apparente forza di una donna che rivolge una richiesta di aiuto venga sottovalutata, perché la donna in questione non appare “esteriormente” sofferente o visibilmente distrutta come altre donne, magari meno attraenti. E questo sottovalutare il problema innesca meccanismi terribili, perché la “bella senz’anima” in realtà un’anima ce l’ha e soffre e si dispera come tutte le altre donne e come tutte loro, non trovando un adeguato sostegno, finisce in una spirale senza fine; gli operatori sociali, sottovalutando il problema, finiscono per rendersi complici del carnefice di quella spirale.

Come difesa della donna e dei minori c’è anche la lotta allo sfruttamento della prostituzione, ma quanto è efficace questa lotta se anche la politica, o chi abusa del suo potere, ne fa parte o concorre ad alimentarla?

 
Non credo che ci sia un reale impegno da parte della politica nella lotta alla prostituzione minorile o della donna, come non credo che ci sia un reale impegno della politica nella lotta contro la violenza nei confronti della donna in genere. Da questo punto di vista sono molto disillusa, perché sarebbe sufficiente guardare ciò che accade nei nostri vicini Paesi europei (senza andare troppo lontano) e mutuare da questi Paesi, come l’Inghilterra, la Francia, la Svizzera, la Germania, leggi ad hoc più incisive e più adeguate. Per non parlare, poi, degli Stati Uniti, dove in alcuni Stati, la violenza sessuale, lo stalking, i reati commessi nei confronti dei minori, lo sfruttamento sessuale e la prostituzione minorile sono reati federali. Inorridisco pensando al turismo sessuale in voga da parte dei nostri connazionali verso i paesi orientali, sulla pelle di bambini/e di 5-6 anni, venduti dalle proprie famiglie unicamente per fame. Ed inorridisco all’idea di essere rappresentata da soggetti che, in un modo o nell’altro, possano promuovere lo sfruttamento di un fenomeno che, per alcuni versi, cerco di combattere.

Non è pericoloso per un avvocato seguire certi casi di maniaci? Ci sono casi in cui l’avvocato debba essere a sua volta protetto?

 
Sicuramente i casi pericolosi per un avvocato sono diversi, non solo quelli che riguardano casi di stalking e devo dire che di minacce ne ho ricevute in passato, ma ho anche i miei sistemi personali per difendermi che, per ovvie ragioni, non posso descrivere in questa sede.

Cosa pensa la sua famiglia del suo lavoro? Ha sempre avuto il loro appoggio?

A volte mi capita di rientrare in casa stanca, avvillita o arrabbiata perchè magari ho ottenuto un provvedimento diverso da quello che speravo nei confronti di un marito maltrattante o violento o di un pedofilo o di uno stalker e siccome chi mi sta accanto conosce l’amore e la passione che animano il mio lavoro, mi esortano a soprassedere e a non restarci male, perchè sanno anche che non demordo e che prima o poi otterrò giustizia per chi ho preso a cuore.
Il mio compagno non è solo il mio compagno di vita….da quando abbiamo deciso di camminare insieme sapevamo entrambi che non sarebbe stato affatto facile perchè non si sarebbe accompagnato solo con me, ma la mia vita è affollata, perchè intorno a me c’è tutto un mondo fatto di Carla, Luisa, Maria, il piccolo Giovanni, la piccola Teresa, la mamma di Anelia, di telefonate a qualunque ora del giorno e della notte, di un pc sempre acceso, di viaggi continui, di vacanze col punto interrogativo, di udienze interminabili, di litigate furibonde coi colleghi, di malumori, di fascicoli sparsi ovunque per casa, di :”…..a che ora torni? non lo so….ci sentiamo”… e tanto altro ancora. E non sempre è tutto rose e fiori, perchè si discute e anche tanto, ma la mia vita è questa ed io non potrei fare a meno del mio lavoro che per me è sempre amore, con una sfaccettatura diversa, ma è amore, sempre e comunque. E l’uomo che amo questo lo sa, come sa che non ne potrei fare a meno, perchè è la mia linfa vitale e per mia fortuna, in tutto questo caos frenetico che è la mia vita, io ritrovo in lui un sostegno vigoroso che mi sorregge nel momento in cui sento che sto per cedere.

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L’avvocato è soprattutto una persona normale.Come vive le sue serate in relax?

Amo molto trascorrere le serate in compagnia, con le persone che amo, familiari e amici. Nel tempo libero difficilmente trascorro serate da sola, perchè mi piace stare tra la gente e se posso, anche quando viaggio per lavoro, cerco di ritagliarmi un pò di spazio per andare per musei o visitare luoghi particolari o fare shopping. Mi piace praticare nuoto e non appena posso vado a mare (ovviamente d’estate), ma sto riscoprendo la montagna, che non conoscevo

Il tempo è la soluzione di tutto! Non perdere tempo nel denunciare. Non perdere tempo a giustificare e continuare una situazione di abuso. Ma soprattutto non sia la legge a perdere tempo. Perchè siamo tutti consapevolmente maturi nel sapere che la maggior parte dei reati di violenze non avrà una condanna, per via della prescrizione o altre falle burocratiche.
Cosa pensa a riguardo?

Non condivido questa affermazione; sono un’operatrice del diritto e in quanto tale credo fermamente nella giustizia e nella sua applicazione….d’altronde non potrebbe essere altrimenti. I reati di violenza trovano sempre la loro giusta condanna se tutti noi facciano la nostra parte, se tutti collaboriamo a far sì che si faccia giustizia e questo a cominciare da chi tale violenza la subisce (che deve denunciare immediatamente), dall’operatore delle forze dell’ordine chiamato ad intervenire in merito a quella violenza sottovalutata, dall’avvocato che quella violenza deve denunciare senza superficialità nè approssimazione, dal magistrato che su quella violenza deve fare tutte le indagini utili a ravvisare i reati commessi. Quando si fa tutto in maniera approssimativa, ecco allora che i reati, di qualunque genere essi siano, vengono condannati con pene che i più definiscono eque.
Sono, invece, del parere, che, nel momento in cui viene commesso un reato, vi debba essere la massima collaborazione da parte di tutti coloro i quali sono tenuti e chiamati ad intervenire al fine di evitarne ulteriori drammatiche conseguenze.

 
Il tempo è anche la parte che vola via col lavoro. Quanto viaggia per seguire i suoi casi?

Viaggio spessissimo per lavoro perchè alcuni casi che seguo riguardano donne residenti fuori della mia città e vanno seguiti personalmente perchè prendo molto a cuore le donne che si rivolgono a me chiedendo aiuto; inoltre, sono costretta a spostarmi anche perchè invitata a partecipare a convegni oppure perchè nel mio lavoro la formazione e l’aggiornamento sono indispensabili e in questo ambito la preparazione è indispensabile, oltre al fatto che non si finisce mai di imparare.

Quali sono le persone con cui deve collaborare un avvocato del suo genere, per studiare e seguire un caso?

 
Nell’ambito in cui io opero è doveroso agire in team, non avendo le competenze tecniche e specifiche per aiutare e sostenere chi chiede il mio aiuto, per cui mi avvalgo della consulenza sopratutto di uno o più psicologi, a seconda del soggetto che devo assistere (se donna o minore), di operatori delle forze dell’ordine ed esperti informatici.

 
Senza entrare nello specifico, ma ricorda casi particolari in cui la legge ha fatto il suo dovere in pieno e altri in cui ha fallito?

 
Fortunatamente sono diversi i casi in cui la legge italiana è stata applicata a dovere in caso di violenza; purtroppo però sono ancora tanti i casi in cui si reclama la certezza della pena e l’esiguità della stessa in capo al reato commesso, oltre al fatto che spesso, nel corso dei lunghi processi, si evidenzia una sorta di vittimizzazione secondaria, in cui la donna, già succube del suo carnefice, resta vittima degli ingranaggi processuali e di tutti coloro che vi partecipano.

La figura dell’Avvocato è quella esterna della persona forte, seria, professionale, ma Lei al di fuori della propria professione come si definirebbe? Che tipo di donna è? Ribelle, decisa?

Sono una donna praticamente imperfetta e con mille difetti: sono ribelle, determinata, aggressiva, ostinata e caparbia, tutte qualità necessarie nel mio lavoro, ma so anche essere molto amorevole, dolce e sensibile, altrettante qualità che servono nel mio lavoro per proteggere chi è con me da questa parte della barricata, oltre che esserlo con tutte le persone che amo.

 
Avvocato Labianca, come vede le violenze di oggi rispetto a quelle del passato? E’ vero che nel passato si viveva in modo molto più chiusi e quindi la famiglia sembrava tutta rose e fiori, ma non crede che le libertà dell’era moderna abbiano portato a vivere in modo più libertino e con meno rispetto verso la persona, mi scusi la ripetizione, rispetto agli anni 70-80?

Ritengo che la violenza nei confronti delle donne e gli abusi sui bambini ci siano sempre stati, solo che il fenomeno era molto sommerso e legato alla vergogna e a situazioni di omertà. Non dimentichiamo che solo fino a qualche decennio fa, le ragazze che restavano vittime di rapporti incestuosi venivano mandate all’estero per partorire o mandate in sposa per procura, senza neanche conoscere il futuro sposo.
Credo, piuttosto, che l’era moderna abbia condotto ad una maggiore consapevolezza della donna, nel senso che la donna abbia cominciato ad aver maggiore fiducia in se stessa, a trovare più coraggio nell’esprimere le proprie ideee e l’essere anche economicamente più indipendente, l’abbia condotta a sentirsi più forte e meno sottomessa al controllo e all’autorità del padre/marito-padrone.

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Lo Stato e la lotta alle violenze. Personalmente sono positivo sul fatto che si cerchi sempre di migliorare le leggi a tutela della persona, ma resto sempre del parere che chi legifera spesso e volentieri non sa proprio di cosa parli o come funzioni poi la legge o chi la deve far funzionare. Ci troviamo quindi ad avere leggi giuste, ma con meccanismi o freni burocratici che portano la legge ad essere nulla, quindi un procedimento inizia e fallisce. Cosa pensa a riguardo?

 
Credo che la nostra attuale legislazione sia poco ponderata, specie su alcuni temi e soprattutto sia frutto della scarsa conoscenza di taluni su tematiche molto importanti e delicate. Certi argomenti non possono essere normati da soggetti che non hanno mai avuto esperienza con donne vittime di violenza, o di bambini abusati, né essere inseriti frettolosamente in provvedimenti omnibus che riguardano mille altre norme. Ma soprattutto su tematiche delicate come quella della violenza alle donne e ai bambini non possono farsi considerazioni cavillose su sconti di pena o risparmio di denaro!

 
Il denunciare apre le porte all’intervento dell’aiuto e all’allontanamento del carnefice dalla vittima o comunque mette sotto i riflettori il problema e cosi la vittima stessa non è più isolata. Il primo passo più importante è proprio questo, sbaglio?

 
E’ molto importante denunciare. E non solo perchè le denunce consentono a noi operatori di poter procedere nelle sedi giudiziarie, ma soprattutto perchè costituiscono il primo ed il più importante passo della donna verso il riscatto e la “libertà”, verso la rinascita e il percorso di recupero. Solo in seguito alla denuncia, inoltre, possono essere richiesti ed adottati tutti quei provvedimenti che mirano a tutelare la figura della donna e del bambino, senza i quali nulla potrebbe essere attuato.
Noi operatrici dei centri anti violenza esortiamo continuamente le donne a venir fuori dall’inferno sommerso nel quale vivono da anni per sé e per i propri figli, i quali diventano involontariamente testimoni e vittime dirette a loro volta di tale inferno.