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Scrivimi Pensiero

Scrivimi!

Scrivi, aprendo la penna,
ascoltandomi.

Si ferma un minuto
la penna che muovi,
per respirare le parole mute
e tornare a scriverle
dandole il suono.

Lo senti il suono?
Lo senti
quello che hai scritto
e ora leggi?

Ora leggi di te,
parlando con me…
…che sono te.

I giorni della farfalla

Io ti ho chiamato, questa sera.
Tienimi compagnia;
tieni compagnia alle urla che sono dentro me
e non voglio escano.

Tienigli compagnia e lasciale li…
…sarà compagnia anche mia
e sorriderò,
ma adesso che sono ancora sola…
…prendimi, sbattimi,
sei un amico che mi vuole bene.
Prendimi, sbattimi,
voglio solo godere,
ma poi sbattimi a terra
e fammi vedere com’è che si deve vivere.

Corre veloce
l’urlo di rabbia,
che non conosci essere tuo,
che da te esplode.

Corre veloce,
più delle parole
e del battito del cuore,
che sta morendo in un battito d’ali.

Salvami ora,
che ti urlo addosso di tutto,
perchè se mi freni, mi salvo.
Salvami; bloccami ora
in un freno lento e deciso,
che mi frena col sorriso,
che torna ad essere mio.

Salvami, bloccami,
fammi tornare nella quiete di parole dolci
e calme,
che sono le mie parole…
…parole, che di me fanno innamorare…
…parole mie.

Sorridi alle mie urla,
come solo una farfalla sa fare,
e loro se ne andranno,
perchè so che è cosi…
…cosi ti cerco…
…cosi ti ringrazio.

Vieni via con me,
vieni via con me;
portami via,
sopra a un raggio di sole
e fammi viaggiare lontano.
Se torneranno le mie urla nere:
prendimi, sbattimi,
e poi sbattimi a terra,
per poi farmi capire
come tornare a vivere.

Corre veloce il cuore di ragazza,
che sogna ancora di ritrovare la sua vita.

Adesso però……salvami ora.

Dolce corpo

Dolce poestessa:
filo d’erba che danza la danza del ventre
dietro la musica di un venticello…suono d’arpa.

Sole che si alza nel cielo
e riposa sul manto dei prati fioriti
e sulle guance di te, donna di mare,
onda di sabbia che rinfresca il deserto,
con le sue continue liscie curve, infinite,

perchè infinito e il tocco della mano
che le sfiora.

Il tuo cavallo bianco

Un cavallo bianco
bussava alla tua porta,
tu che lo spiavi
pensavi di esser matta,
ma lui erano i tuoi sogni:
bianchi come il latte,
dolci come stelle
e adesso lì da te.

Tu avevi paura
ad aprire quella porta,
ma il cavallo bianco
ti era entrato dentro,
dentro a quel tuo corpo
per troppo tempo al chiuso.

Non aver paura
di guardare il tuo cavallo;
apri quella porta, guardalo negli occhi…
…ops…non sei più nella tua casa,
ma in galoppo in “Paradiso”.

Lontano…per te

Mi sto allontanando da casa
e una lacrima scende.
Mi sto allontanando da casa,
ma alla gente non importa niente.

Mi sto allontanando da casa,
mi sto allontanando per te.
Mi sto allontanando da casa
e mai più tornerò.

Il violino con la sua dolcezza
mi suona una musica triste.

Le corde della chitarra
urlano il mio dolore.

Ma questo è amore,
ma questo è amore,
ma perché solo io sto cosi male?
Forse il mio cuore non ha parlato.
Forse il mio cuore ha già sofferto.

Ricordo ancora i nostri sguardi
poco prima…si…di lasciarci;
non sapevi perché partivo:
era l’inizio di una fine.

Ma questo è amore,
ma questo è amore!

Passo, dopo passo…

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
Queste lacrime amare
e un sorriso sulla bocca.
Avanti e indietro per questa strada,
guardando il sole, parlando alla luna;
sognando sempre la stessa persona.
Amore, amore, come sei bella,
ma non ti ho potuto avere.
Quanto dolore a quel tempo, Padre;
sei partito anche tu
e io dovevo solo guardare.

Quanti sono partiti, nella mia vita, Pà;
troppi sono stati
e troppo giovane ero io.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
Un altro amore
in questa vecchia scuola;
un amore zitto, dolce e duro,
che con due righe
mi ha fermato il mondo intero.
Amore: due righe sono bastate
a farti più bella;
due righe sono bastate
a farti più grande.

…ma tu, mio primo amore,
non uscirai mai dal mio cuore.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
I ragazzi sulla spiaggia,
il calore della pelle,
camminare lungo il mare,
chiacchierare, giocare, dormire
e la sera…ancora sognare.
Sognare come oggi
in questa domenica di sole,
in una città fantasma
che di bello ha poche cose:
i campi, gli animali,
le viette e le ragazze.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
Sole, luna, e tanti ricordi.
Quanti pochi amici persi per strada
e ripeto, amici miei,
non è stata colpa mia.
Questa vita è una magia
e una pazzia.
Ragazzi che si schiantano
e ragazze che si vendono.
La neve in Aprile
che ti fa sospirare
e che col sole d’Agosto
ti fa tornare a pensare:
…Siamo sempre più soli
e continuiamo a lottare,
ma restiamo più soli
e continuiamo a morire.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
A cercare nuove vie,
più ascoltare che cercare.
Ascoltare il vento forte
che mi porta via, lontano,
che mi faccia stare bene
nel mio mondo troppo chiuso.
Passo, dopo passo,
a pensare alla mia vita.
Poche righe, scritte in fretta,
ma dettate con il cuore….
….un amore si avvicina
di nascosto, assieme a me.
Tante stelle
a scivolare
sullo scivolo del sole.
Ma nascosto sono stato
e qualcosa non andava.
Io guardavo il mio angioletto,
ma qualcosa non andava.
Quanti amori sospirati,
un amore solo amato,
per amore esser lasciato;
per amore aver sofferto
ed alzato gli occhi al cielo…
…come sempre faccio io.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
Tante opere d’ingegno:
il lavoro, la poesia,
questa macchina del cuore
che da adesso può partire,
ma trentanni sono tanti
per recuperar terreno,
ma lo so, Papino mio,
che da qui devo partire.
Come un cane San Bernardo
io ora guardo il mondo intero,
ma le tracce del mio sangue,
sopra il rosso del mio cuore,
sono qui a farsi sentire
e a tenermi in apprensione.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
Una bimba e il suo bambino
e due occhi da angioletto.
Due frustate in pieno petto,
senza manco aver parlato.
Solo frasi, tanto strane,
forti, chiare…
…frasi simili al mio dolore.
Una madre e il suo figliolo,
chi l’ha perso da bambino,
chi l’ha perso quasi uomo.
Ma la frusta è sempre quella
e due assieme fanno male.
La sua corda ha solo spine,
il suo suono non è un suono,
ma il tuo grido imbavagliato,
che nessuno può sentire.

…il bavaglio, Pà:
il bavaglio;
la gabbia;
le catene del cuore.
Il brivido degli angeli
nel guardare gli occhi al cielo.
Papino……Quanti come me?
Quanti come me!
Ma gli angeli c’erano già allora….
….allora perchè?

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
A pensare ad andare avanti
fra i casini del lavoro
e i casini della casa:
se acquistare un po’ di verde
o affittare quattro mura
grandi quanto una galera.
Poco cambia se sei stretto
e non tieni più una Lira.
Lira: violentata e sperperata
molti, troppi, ti han rubata
per poi in ultimo esser buttata
in favore di un’Unione.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
A pensare a questa Unione
stessi occhi di potenti
e altri occhi d’impotenti
a cambiare quelli morti,
morti ancora da bambini.

Giro, girotondo…
…gira la ruota…

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
Ogni sogno ha dentro il sesso,
stando sempre sopra un letto,
ricordando quando Lei
era più di un grande sogno.
Perchè Lei aveva le idee;
perchè Lei era la stella
con le chiavi del mio amore,
quelle chiavi che ancor oggi
le ho lasciato nelle mani.

Passo, dopo passo
a guardare il cielo in piena
ed il mare in piena secca.
Su le stelle a rinfrescarlo
e qui noi ad accender fuochi.
Passo, dopo passo
passo anche sulla strada:
la SP piena di troie
è la 122,
sempre quelle,
sempre soldi;
fermi tutti li a guardare.
Chi comanda e il suo contrario
gradirebbero un pompino.
Stai sicura, bimba mia,
che da li non andrai via.
Solo quando sarai “vecchia”
tornerai alla vecchia casa
a cercare la tua bimba
che è partita per la strada.

Passo, dopo passo
a pensare alla mia vita.
Ritornare a questo scritto
e sentirmi ancora solo.
Ricercare quella mano,
che sia sola o assieme a un’altra,
ma comunque sia vicina.
Il mio libro da stampare
e un cognome da abbracciare.
Tutto quello che ho passato;
tutto quello che ho perduto;
tutto quello che ho mancato.

Passo, dopo passo
arrivando anche alla fine,
dopo anni qui trascorsi
e aspettando ancora il sole…

 
…ma comunque ancora qui
tra le stelle ed i colori.

Batte la cassa

Batte la cassa………(a chi fa comodo)

 

Batte, pompa,
batte la cassa.
Pompa di brutto
sull’eco dei ciliegi.
Fusti affettati
per fare da bara
e ballare sotto i colpi
della cassa che batte.

 
Taglia, la sega,
la mano che si apre,
perchè una mano aperta
deve starsene a casa.
Chiudi la mano;
chiudi la bocca;
apri le gambe
che adesso si comincia.

 
Batte la cassa;
pompa la bimba;
batte la bimba;
che riempie la cassa
e si riempie la bocca.

 
Girati di scatto;
cambia la scena:
la pistola nella bocca
e via si ricomincia.

 
Batte, pompa,
batte la cassa.
Pompa di brutto
sull’eco dei ciliegi.