Batte la cassa

Batte la cassa………(a chi fa comodo)

 

Batte, pompa,
batte la cassa.
Pompa di brutto
sull’eco dei ciliegi.
Fusti affettati
per fare da bara
e ballare sotto i colpi
della cassa che batte.

 
Taglia, la sega,
la mano che si apre,
perchè una mano aperta
deve starsene a casa.
Chiudi la mano;
chiudi la bocca;
apri le gambe
che adesso si comincia.

 
Batte la cassa;
pompa la bimba;
batte la bimba;
che riempie la cassa
e si riempie la bocca.

 
Girati di scatto;
cambia la scena:
la pistola nella bocca
e via si ricomincia.

 
Batte, pompa,
batte la cassa.
Pompa di brutto
sull’eco dei ciliegi.

Il carroarmato bianco

La donna carroarmato
avanzava come un carro;
andava avanti piano,
ma senza far rumore.
Era come vedere
un fiore tutto bianco,
scivolare lungo il letto di un giardino,
soffiato dal suo vento.

 
Il carroarmato bianco
evitava tutto e tutti,
l’importante era arrivare
dove gli altri non volevano arrivare.
Se davanti c’era un blocco
allora, il carroarmato bianco,
lo spazzava via pian piano:

…sempre dolcemente.

 
In questa lunga marcia
la dolcezza resta Lei.
La donna carroarmato
vedeva la sua mamma
inciampare su una scala
e sedersi su un gradino,
con le ossa mal ridotte.
Chi le passava accanto le diceva:
“Stia tranquilla; si riposi sul gradino,
che poi il male se ne andrà.”
Ma la figlia, avanti piano,
le metteva una mano sulla testa
e col suo sorriso aperto
l’aiutava a rialzarsi in piedi.

“Resta qui, attaccata a me,
anche solo per un pò,
l’importante è che non pensi,
che tutto quanto passa da se,
ma aiutandolo a passare……
……passo, dopo passo
e vedrai tornerai in piedi”.

 
Le gocce della pioggia
non riuscivano ad innondarla
e comunque, accanto a lei,
risplendevano la sua forma:
…la forza del mare.

 
La gente che passava, col suo pensiero spento,
e si trovava avanti il carroarmato bianco
esclamava con amore:
“Buongiorno signora; buongiorno signorina”
sapendo sempre e comunque
che lei non si fermava.

 
La donna carroarmato
ha occhi chiari
e capelli come quelli.
Le fu regalato un fiore,
bianco; resistente;
bello come il sole;
forte come lei……
……lei ce l’ha con sè!

Le lame di un Dio

Dio:
un figlio è morto per te,
per salvare il mondo,
ma il figlio era uno,
ora il mondo intero muore.

 
Tolgo le mani dal potere
e a voi popolo dico……”Sveglia”.

 
Cosa si legge negli sguardi
che guardano silenziosamente?
Cos’è una bocca incollata
se pura follia?
Lame rosse volteggiano nel cielo,
scrivendo parole sconosciute,
e attraversate da aerei,
che l’Angelo nero vorrebbe con sè,
pronto a colpire come un gallo in battaglia.

 
Lame lucide volteggiano nel cielo
e a noi……la lingua storcersi in gola.
Si intrecciano le lame
nel disegno del loro Dio.
……la guerra civile si avvicina.

 
Due volte lo dissi.
Due volte lo scrissi……
……e Cristo disse:
“Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”.

A passeggio con la mia città

Stai dormendo città?
Ti attraverso piano,
nel silenzio del mondo,
nel rumore del vento
e dei grilli
che parlano per te.

 
Il mio passo
prende il ritmo della tua musica:
un corpo che cammina libero.
Finalmente corpo e anima
uniti nella medesima realtà:
silenzio; natura, aria, respiro, sospiro…sorriso.

 
Poi mi giro, ti parlo muto…
…una linguaccia alla mia ombra notturna.

 
“Stai dormendo città?”

Allucinazioni

Dentro una bara
ti sentivo piangere.
Fuori la bara
mi sentivo morire.
La gente muta,
che parlava a vanvera,
perchè comunque non voleva capire.

Fratello:

appeso al collo,
sopra alla trave del letto,
cosi perdevi la guerra col mostro,
ma tanto so che mai finirà
questa eterna lotta con le pillole.

Amico:

E allora buttati, buttati a terra,
schiaccia la merda, più merda che ci sia;
non preoccuparti di stare per terra,
la vera merda è quella che ti vendono……..

……..cammina in alto, più in alto di lei.

E allora buttati, buttati giù,
per una sera, ma ti prego
non di più,
perchè comunque devi ricordare
chi quella pillola te l’ha voluta dare.

E allora buttati, buttati a terra,
schiaccia la merda,più merda che ci sia;
non preoccuparti di stare per terra,
la vera merda è quella che ti vendono.

Il mio Papà lo conosco

Il mio papà lo conosco.
Quando torna a casa, sorride
e si siede a tavola
e scherza……è dolce il mio papà.

 
Quando scherza
a volte mette in imbarazzo la mamma,
ma anche noi…e tutti sorridiamo.
Il mio papà non ha mai pianto
davanti a me.
Il mio papà è forte anche per questo,
perchè è in gamba.

 
Quando torna a casa guarda la televisione,
per tutta la sera
e fuma la pipa.
Il soffitto della sala
si riempie di fumo,
ma il profumo è buono.
Il mio papà profuma di sigaro.

 
Quando vado a dormire
gli do la buona notte
e lui mi abbraccia
e mi da il bacio sulla guancia.

 
Il mio papà lo conosco.