I “Pandora” aprono il vaso del Rap……inizia il bello

I “Pandora”, la musica strana, quella che ti segue come un’ombra scura, che ti fa vibrare, ma non ti fa paura.

Onde sonore che spesso sembrano arrivare dal passato e farci fermare un attimo a pensare……”ma io vi conosco”.
Ecco il rap che serve, quello che ti si presenta come una figura conosciuta, ma che tiene giustamente le distanze perchè il rap vero è solitario, non è commerciale.

Giovani parole che aprono le bocche anche dei più grandi, accompagnate da bassi giusti e melodie armoniche.
Poche volte abbiamo incontrato un mix-rap multilingue ben riuscito….qui possiamo dire:…suona bene, mi prende bene.

Ascolta il Mixtape “M.d.P” gratuito:

Muti, seduti, ma raramente fermi, perchè le canzoni dei Pandora , i tre giovani ragazzi di Bologna, sono scariche elettriche che vogliamo addosso.

Conosciuti timidamente un anno fa i Pandora hanno lavorato bene danno al mondo la loro rivincita. Un anno esatto da quell’Ottobre 2013 e oggi ci arriva la loro rabbia, la loro cattiveria di parole, i loro amori cantati, il loro senso o dissenso verso i problemi della vita.

Comincia adesso la grande guerra nel mondo della musica. La vita non sarà diversa da adesso, comunque……sarà un successo.

https://www.youtube.com/watch?v=f-mXHg96OMY

“L’altro me” di Sergio Friscia

Showman, conduttore televisivo, speaker radiofonico, autore e regista, attualmente impegnato nel film di Leonardo Pieraccioni “Il signor Cenerentolo”, come co-protagonista, il simpaticissimo Sergio Friscia ha presentato al pubblico il suo primo cd musicale dal titolo “L’altro me”.

Il disco, che ha visto il suo debutto lo scorso 26 ottobre , vede la presenza di grandi firme del mondo musicale tra cui la paroliera Loriana Lana e Vitaliano. Co-produttore del disco è la firma Liano Viko.
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Interpellata direttamente la musicista Loriana Lana ci racconta degli aneddoti sulla nascita di questo progetto musicale:“Ho conosciuto Sergio Friscia grazie al mio editore Nino Chirco che aveva organizzato un incontro in un ristorante romano, fu simpatia a prima vista. Durante la serata, a causa della mia deformazione professionale, chiesi a Friscia se sapesse cantare e lui mi rispose che amava farlo, che se la cavava. Andammo in studio di registrazione per un provino e li’ mi accorsi del talento naturale di quest’artista. Un cantante navigato, un ottimo interprete.

Per questo album ho composto tre brani. Altri tre brani portano la firma di Vitaliano e poi ci sono due editi di Fabio Concato e James Taylor. Non dovrei dirlo, ma questo cd, grazie anche ai grandi musicisti che vi hanno collaborato, agli arrangiamenti, a un Sergio Friscia in stato di grazia, e’ uno degli album più belli ai quali abbia mai collaborato. Il valore aggiunto è la grande simpatia di Sergio unita alla sua squisita disponibilità. Con l’occasione desidero ringraziare il mio editore Nino Chirco perché devo a lui questa bellissima collaborazione”.

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Ora il pubblico non valuterà l’attore solo per le sue performance nel talent televisivo Tale e quale show, ma ora lo ascolterà attentamente anche sotto l’aspetto musicale vero e proprio.

Miss Simpatia, “Moreno mi ha piacchiata e chiamato p……”

Duro scontro mediatico e fisico fra la rapper Sandra Piacentini (Miss Simpatia) ed il collega Moreno a causa di un violento litigio che la ragazza sotiene di aver avuto allo scalo aeroportuale di Madrid. Secondo Miss Simpatia i due, che erano di ritorno da un concerto a città del Messico, avrebbero avuto un diverbio sull’aereo che li stava portando a Madrid e ad un certo punto Moreno avrebbe alzato il tono di voce e pure le mani al punto da spingere la cantante a fare denuncia alle autorità spagnole.

Il tutto è esploso nel web dopo che la rapper ha portato a conoscenza del pubblico l’accaduto, postando una foto in cui appare con un occhio bendato e il suo racconto scioccante dell’accaduto:
“Qui non si tratta di RAP, di musica o gossip. Ma di V I O L E N Z A e tutela delle donne. È successo a me, ma poteva succedere a te. Poteva succedere a tua sorella, a tua moglie o alla tua ragazza. Ogni giorno succede a milioni di ragazze. E queste cose non devono succedere. Perché solo in Italia, se un personaggio pubblico aggredisce fisicamente una donna su un aereo, la minaccia di morte e di rapirle il figlio di 3 anni, vieni invitata a non denunciare il fatto. E se succede di nuovo? Se dovesse presentarsi sotto casa e picchiarmi? Se dovesse rapire mio figlio? Io devo denunciare. Devo. Devo perché a Madrid, se ho avuto il privilegio di essere protetta, ascoltata e tutelata, è perché altre donne prima di me hanno avuto il coraggio di denunciare, magari a rischio della propria vita. Devo perché è solo grazie a loro, che anche se uscivo terrorizzata dall’aereo, Moreno non abbia continuato ad offendermi, minacciarmi o picchiarmi, come aveva fatto sino a quel momento.
Ringrazio le autorità spagnole che mi hanno OBBLIGATA a denunciare l’accaduto in Spagna, perché solo ora riconosco che senza il loro aiuto, senza la legge, avrei ceduto alla paura che aveva pietrificato il mio senso civico, che è quella responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti dell’altro, in questo sistema che chiamiamo società. Ma che società è un posto dove ti dicono che è inutile denunciare, che le autorità non possono fare niente, che i gli avvocati e i media metteranno tutto a tacere. Forse c’è qualcosa che non va.Ho accettato mio malgrado per placare l’ira di Moreno, convincendo il management e gli organizzatori dell’evento, che si erano subito mostrati contrari, visto l’atteggiamento inquietante da lui mostrato nei loro confronti fin dal suo arrivo. Moreno si è comportato in maniera poco professionale con tutti compresa Barbara Fava. Barbara è una ragazza italiana che lavora a Città del Messico (modella attrice e atleta professionista). Grazie a lei siamo riusciti a girare un videoclip con una famosa casa di produzione del Mexico. La lite tra me e Moreno è scoppiata perché Barbara, stanca dei comportamenti di Moreno, ha telefonato in Universal Italia dove ha un conoscente e ha raccontato cosa combinava in Mexico Moreno.

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Ogni paese ha i suoi usi, costumi e vanno rispettati. Non si può andare all’estero e pensare di trattare o prendere in giro tutti come accade in Italia. Ad ogni modo Moreno pretendeva di essere difeso da me con Barbara perché aveva paura forse di ripercussioni lavorative. Io mi sono rifiutata al che (questo succedeva in aereo dal ritorno del viaggio in mexico) Moreno ha iniziato a dirmi “sei una puttana” “tuo figlio è un figlio di puttana” , “appena scendiamo dall’aereo ti ammazzo”, “meriti di essere stuprata” , “porto via tuo figlio”…. e cose peggiori che non riesco a ripetere.
Dopo giorni e giorni di insulti da parte di Moreno quando mi ha detto Puttana io ho risposto “tua madre” ovviamente non perché pensavo che la madre sia una puttana ma perché mi ha presa per sfinimento e sono caduta in basso nel rispondere. Questo ha scatenato l’aggressione fisica. Moreno mi ha strappato i capelli, ha cercato di spezzarmi le dita e mi ha infilato in bocca le dita cercando di lesionarmi la bocca. Sono giorni che io ho l’ansia, non riesco ad uscire sola di casa e la notte non dormo. Rivivo ogni momento quelle scene di violenza. Ma non è stato il dolore fisico ha farmi male ma le sue parole contro mio figlio.

E in tutto questo sono stata fortunata fossero successe in Italia queste cose Moreno non finiva in carcere. Anche se per poche ore. Mi ha aggredita poco prima dell’atterraggio allo scalo di Madrid, minacciandomi di morte in presenza di altri passeggeri (a bordo c’era un italiano Giorgio lo ricordo perfettamente seduto davanti a me… avevo dialogato con questa persona 10 minuti prima. Ha visto Moreno aggredirmi e da buon italiano… è fuggito. Mi ha aiutato invece una ragazza che ha intimato Moreno di smettere.) Il personale di bordo ha chiamato le forze di Polizia spagnole, che lo hanno tradotto in carcere ed interrogato per alcune ore, prima di rilasciarlo. So che in Italia si è più abituati a soprassedere su episodi di violenza sulle donne, ma per fortuna a Madrid c’è una maggiore intolleranza su questi temi.

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Sono rimasta una notte a Madrid e Moreno dopo essere stato rilasciato dal carcere è piombato nell’albergo dove mi trovavo e ha continuato a molestarmi con chiamate e messaggi nonostante l’avvocato di Moreno lo aveva intimato di smettere. Al mio arrivo in Italia l’Avvocato di Moreno mi ha inviato le scuse da parte di Moreno per il suo comportamento. Ma le scuse non bastano.
Questa cosa mi ha aperto gli occhi su quanto le donne non siano realmente tutelate in Italia. Ogni giorno una donna in Italia subisce una violenza fisica o psichica ma nessuno denuncia perché tanto sappiamo come vanno le cose. Io però ho deciso di denunciare i fatti. Detto questo il mio ultimo pensiero va al mercato discografico. Mi rendo conto che allo star system discografico italiano non servano artisti ma manichini da programmare secondo necessità, ma almeno verificate che il manichino funzioni correttamente. Io chiedo solo giustizia. Anche in Italia. Nel mio paese. Dove dovrei essere tutelata di più”.

Successivamente il rapper Moreno non ha potuto che replicare e smentire a suo modo l’accaduto, proteggendosi cosi dagli attacchi mediatici del pubblico, soprattutto perchè il caso è grave.  Il cantante rapper, vincitore del talent di Maria De Filippi “Amici” 2013,  replica pubblicamente alla collega in questo modo:

A seguito della pubblicazione di alcune notizie false e gravemente lesive sia del mio onore di uomo che della mia immagine di artista, intendo chiarire questa assurda vicenda (avendo già demandato alle sedi opportune l’individuazione delle relative responsabilità). Si, è vero, io e la Signora Piacentini siamo partiti per il Messico insieme e, al ritorno, durante lo scalo a Madrid, abbiamo litigato. La discussione è nata perché non ci siamo trovati all’appuntamento per andare in aeroporto. Ho sbagliato perché mi sono innervosito e sono volate parole di troppo. Dopo avermi offeso pesantemente, la Signora Piacentini mi ha spinto, io mi sono aggrappato a lei e le ho afferrato una mano per non cadere.

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Era il giorno dell’attentato a Bruxelles, c’era molto nervosismo intorno a noi e i toni della discussione hanno attirato l’attenzione della polizia aeroportuale: siamo stati fermati e interrogati entrambi. Ho appreso solo dopo che era stata sporta una denuncia contro di me. Non sono mai stato portato in carcere e dopo un paio di ore eravamo in giro per l’aeroporto, cercando un volo che ci portasse a casa. Non avendolo trovato, ognuno di noi ha prenotato un diverso albergo.
Ciononostante, la Signora Piacentini mi ha chiesto di raggiungerla in camera, dandomi l’indirizzo del suo albergo (singolare che abbia invitato in camera il suo aggressore! Strano anche che, vedendomi arrivare, non abbia chiamato la polizia o che mi abbia aperto la porta della camera, no?). In albergo da lei abbiamo parlato e abbiamo fatto pace (almeno lo pensavo).

 

Non ci sono state aggressioni, né violenze né occhi neri (come confermato dalla stessa Piacentini che ha provato prima a far credere di avere un occhio incerottato dovendo poi ricorrere ad attribuire la benda ad una congiuntivite improvvisa). Purtroppo non è la prima volta che la Signora Piacentini tira in ballo persone che lavorano nel settore della musica per attirare l’attenzione. Non sto al suo gioco e chiarisco che – contrariamente da quanto da lei dichiarato nella copia del verbale del quale ho appena appreso l’esistenza – non è in corso con la Signora Piacentini alcuna relazione sentimentale, come la stessa ha persino dichiarato. Ho dato mandato ai miei legali di tutelarmi in seguito a questo grave episodio di strumentale e studiata denigrazione nei miei confronti.”

La denuncia risulta essere stata depositata, come conferma la foto della stessa pubblicata dalla Piacentini, si attende ora lo sviluppo del caso. Sicuramente una brutta storia nel mondo musicale italiano.

Quando piange un bimbo

Il Piccolo Bamby,
era un bambino triste,
seduto accanto alla mamma,
che assisteva il suo uomo morente.
La mamma teneva una mano sulla spalla,
del suo bambino,
per passagli un po’ di quella forza nascosta,
che anche lei non credeva più di avere.
Bamby, impaurito, piangente,
si alzò dalla sedia della sala,
per recarsi a nasconde nella sua cameretta.

Bamby……..la voce alla finestra lo chiamò.
Bamby!

Si, chi sei?

Sono un Angelo.
Sono qui per te, perchè tu sei un grande piccolo uomo
e la tua mamma ha bisogno di te.

Il mio Papà sta male. Io muoio con lui
e la mamma è sempre triste.

Bamby!
Il tuo papà sta cercando di farti capire
che starà meglio.

Io sento una grande tristezza.
Voglio il mio Papà.

Bamby, Piccolo, ascolta.
Senti la tristezza quando stai accanto al tuo Papà?
Senti un grande dolore nel stagli accanto ora?
Una malinconia forte.

Si.

Bamby, dov’è il Papà del tuo Papà? Il tuo nonno?

E’ morto.

Il Papà del tuo Papà è già Angelo del cielo
da tanti anni
e le sue ali hanno aiutato il tuo Papà
a crescere te e la tua mamma.
Piccolo Bamby, ascolta:
la tristezza che tu senti vicino al tuo Papà,
la malinconia che senti;
i brividi; il tremolio del tuo corpo;
tutto questo sono le sue grandi invisibili ali di Angelo
che ti stanno avvolgendo,
per farti sentire tutto l’amore che ti vuole,
la sua energia
per farti diventare un grande uomo.
Le sue giganti, invisibili, ali d’Angelo
ti abbracciano e ti parlano.

Io non credo agli Angeli.

Bamby…….piccolo mio: ci stai già parlando:
Io sono il tuo Papà.

Bamby torno nella saletta,
e guardando il suo Papà,
appoggiò le sue mani, dolcemente,
sulle spalle della madre…..

….Una lacrima triste suona.

Facolazione Pracoce

Io sono Jean e con Luke, Joseph, Hugo, Lucy, Silvio e Dany, formiamo una compagnia di “svitati”. Siamo come una famiglia. Tutti sempre in movimento: Lucy fa da mangiare, io preparo il tavolo, Joseph accende la televisione, Hugo guarda i programmi in televisione, Luke mangia, Silvio aiuta Luke a mangiare e Dany si sbronza un pò.

Quando Luke mangia, mangia sempre come un maiale e quando ha finito di mangiare vomita tutto nel piatto e Silvio lo imita: questo è il segnale che la serata è finita, cosi Hugo smette di guardare la televisione, Joseph spegne la televisione, io sparecchio la tavola, Lucy lava i piatti e Dany…vomita anche lei. Abbiamo sempre da fare. Naturalmente è pura fantasia; in realtà siamo un gruppo molto affiatato; una piccola famigliola.

Non sto qui a raccontarvi la vita di ognuno di noi, anche perchè non è questo che mi preme raccontare, ma posso solo dirvi che siamo di nazionalità diverse e che fino a qualche anno fà vivevamo tranquillamente su un’isola caraibica, dove gestivamo tranquillamente un villaggio turistico. Non ci sono mai stati problemi con le autorità del luogo: se sei una persona che lavora, e principalmente senza precedenti penali, vieni rispettato e aiutato ad inserirti nella loro società, perchè vieni ritenuto forza lavoro e attiri i clienti…e quindi il commercio e i soldi.

Un’isola pulita. La sensazione che si percepisce è ancora una sensazione naturale, di benessere e tranquillità: come nelle pubblicità dei bagnoschiuma, che fanno qui in Italia.

Come dicevo, gestivamo un villaggio turistico, ma era un periodo in cui Luke non si sentiva molto tranquillo e dava un pò di fastidio ai turisti. Già un paio di volte ci avevano fatto visita dei gendarmi della questura locale, per avvisarci che, nel giro di pochi mesi, le lamentele dei turisti stavano aumentando e ci fu fatto chiaramente capire che questo non era un buon segnale per noi.

La goccia che fece traboccare il vaso fù un giorno in cui passeggiavamo tutti assieme sul bagnasciuga, scaldato da un sole stupendo. Era quasi mezzogiorno e Luke non aveva ancora digerito la colazione. Si era alzato alle 7 con una voglia strana di noce di cocco e, nell’arco della mattinata, ne mangiò almeno cinque chili.

Purtroppo per noi, proprio in quei giorni era ospite di un villaggio vicino l’ex-Presidente africano Neelson Mandela. Dico purtroppo, perchè lo incrociammo durante la nostra passeggiata mattutina e Luke, vagando nei suoi pensieri, gli si fermò di fronte e dopo pochi istanti di studio reciproco, guardò negli occhi l’ex- Presidente, gli ruttò in faccia per qualche secondo e poi esclamo:

“Piace il cocco, africa?”

Non ci fù il tempo per fare le valige. Scappammo immediatamente e, tramite Silvio, riuscimmo successivamente ad oltrepassare le frontiere ed arrivare in Italia, a Palazzolo s/O; il paese d’origine di Silvio.

Palazzolo era un bel paese; anche se la maggior parte degli abitanti la chiamava città…ma io ne avevo viste di città e qui a Palazzolo si circolava e si respirava ancora bene, come i vecchi paesi d’infanzia.

Il lato negativo era che la gente pensava solo a se stessa, soprattutto quando chiedevi aiuto. Ma il nostro gruppo era ormai abituato a convivere assieme, che ci arrangiammo da soli, anche a cercare un’altra occupazione.

Sfortunatamente per noi , però, Palazzolo fu il nucleo principale da cui nacque e si sviluppò un misterioso Virus.

I sintomi erano già stati evidenziati, anche se in maniera approssimativa, ma non si era ancora riusciti a evidenziare il Virus vero e proprio. I sintomi che colpivano ultimamente la cittadinanza erano problemi digestivi; stanchezza; allucinazioni e piccole perdite di diarrea. Fu proprio per questi sporadici episodi che l’epidemia venne ignorata dagli immunologhi, i quali pensavano ad una specie d’intossicazione alimentare ancora da scoprire, ma ben presto, grazie ai continui attacchi e a controlli più severi, si inizio a identificare parte del virus, ma i pochi elementi raccolti bastarono a poco.

Io e Luke fummo presenti a uno dei primi veri episodi causati da questo male. Eravamo presenti nel momento in cui questo virus scatenò la sua potenza attraverso una donna di mezza età.

Era domenica. Una bella domenica di giugno. Lo ricordo bene, perchè nei giorni precedenti aveva continuato a piovere, mentre in questa domenica c’era il sole e la città era piena di gente, tra cui molte belle studentesse. Era appena terminato l’anno scolastico ed era normale vedere riversarsi per strada tutte quelle ragazze.

Io e Luke camminavamo tranquillamente verso la piazza del paese. L’avremmo attraversata per poi oltrepassare il vecchio ponte romano, che separa in due il paese, e avremmo raggiunto il nostro locale preferito “L’antiche mura”. Il resto dei compagni ci aspettava là

Eravamo all’inizio della piazza, quando Luke mi indicò, furtivamente, la presenza di una persona. Era una signora di circa 45 anni. Non ricordo il nome, ma era conosciuta come “la ninfomane”. Veniva chiamata anche “La signora”, perchè era una bella signora: snella, capelli lunghi neri e lisci, occhi marroni e molto espansiva, ma dolce. Se le capitavi a tiro nel momento giusto, rischiavi di essere importunato da lei davanti a tutti e dovunque ti trovassi. Quando aveva voglia, aveva voglia…e basta.

Era vestita con un corpettino bianco e una gonna di plastica, sempre dello stesso colore, che le arrivava fin sopra le ginocchia. Aveva in mano una confezione di preservativi. La prima cosa che pensai fù quella che fossero per il suo gusto d’amare, e non mi diede nessun fastidio. Mi prese un pò d’angoscia quando mi accorsi che si stava dirigendo verso di noi e quando fummo faccia a faccia, la signora, esclamo:”Ciao ragazzi, vi va una giratina?” Poi allontanandosi piano piano, nell’attesa di una risposta, ammiccò ad un bacio a risucchio.

In quel momento mi assali un pizzico di paura e pensai:”Siamo nella merda, questa ci sbatte per terra”.

Il problema è che nella merda c’eravamo davvero, ma per tutt’altro motivo.

La signora infatti, pur restando in piedi, iniziò a chinarsi e ad accartocciarsi su se stessa, quasi avesse delle tremende fitte allo stomaco. Era coscente, ma disperata, come se avesse paura di stare per fare qualcosa di male.

Non urlava. Si agitava solamente. A mente più lucida pensai ad un attacco di diarrea e rivolgendomi a Luke gli dissi :”Oh…questa qui se la fa addosso!”.

Il viso della signora si fece paonazzo, a causa del continuo sforzo fisico e della pressione del sangue, che ormai le avevano tramutato la faccia in un’infinità di incroci stradali, di vene e nervi. Mi resi conto che le usciva dalla bocca un pò di saliva bianca e pastosa; sembrava panna montata. Sembrava d’avere davanti una mucca dopata.

Non ebbi il tempo di pensare a nient’altro. La signora si girò di spalle e chinata in avanti emise un grido tremendo.

Un mare di merda le usci dal retto, con una potenza cosi assurda da strapparle le mutande di dosso. Era un idrante umano; uno spara merda. Una merda incazzata che ci vomitava addosso. O semplicemente: una merda umana.

Io e Luke ne fummo travolti in pieno. in quel momento credo di essermi sentito di tutto, ma non un uomo. Cercai di aprire gli occhi, pulendomeli con quello che ormai mi ricopriva le mani e il resto del corpo. Mi girai lentamente sulla mia sinistra, alla ricerca di Luke. Vidi qualcosa di irreale. Davanti a me avevo un tronco di feci e liquiame vario, da cui apparivano due occhi bianchi, impauriti,sbalorditi e schifati. Due occhi che incrociavano i miei, nella speranza di riconoscersi.

Non si poteva dire che era Luke, visto cosi, ma ne ero certo: prima dell’accaduto non c’era nessun’altro vicino a me, a parte la signora, che ormai era scoppiata.

Ci guardammo ancora per qualche secondo, senza dire niente. Ci facevamo proprio schifo. Eravamo proprio due pezzi di merda. Puzzavamo di brutto, ma allo stesso tempo, c’era la tranquillità che non eravamo i soli in quella condizione. Tutte le persone che in quegli attimi erano in piazza, chi più, chi meno, erano stati colpiti dalle feci. L’intera piazza era completamente ricoperta di escrementi a tal punto che l’odore incomincio a cambiare e diventare più familiare e meno sgradevole.

Luke, ricordandosi quello che gli avevo detto riguardo alla signora: “Questa qui se la fa addosso”, mi disse:”Cazzo…fortuna che doveva farsela addosso; questa qui ci ha preso in pieno”. Poi guardandosi attorno, alla ricerca della signora stessa, ebbe un attimo di ribrezzo e mi chiamò.

La signora era scoppiata, non ne rimaneva che la testa fra le mani, che galleggiava piano su un cuscino di merda medio-solida. In bocca aveva una specie di cannolo, ma non saprei dire che cosa fosse.

Io e Luke non ci muovemmo più, fino a quando arrivarono i pompieri. Non ci muovemmo più. Eravamo troppo inorriditi. Era tutta una cosa irreale, ma reale. Eravamo troppo atribulati.

Questo fu forse il caso più grave in assoluto, che portò gli scienziati sulla buona strada per studiare il fenomeno, ma le pessime condizioni della signora morta nell’accaduto, non gli aiutarono per niente. Bisognava attendere ancora. Aspettare altri eventi; individuare soggetti contaminati, per poi studiarli in modo approfondito.

Fortunatamente, o sfortunatamente, uno di questi momenti si verificò nel mese di luglio, a Milano, durante l’elezione della miss della città. Miss Milano era una manifestazione annuale, che il comune di Milano organizzava, prendendo spunto dal più conosciuto Miss Italia. Era una specie di entusiasmo collettivo, nel far vedere che Milano era la capitale della bellezza, senza nulla togliere all’Italia intera.

Per la scenografia venne scelto un personaggio del luogo, Facola Maurino, un signore di 45 anni, scenografo, standista, promoters e presentatore. Era un tipo particolare; un burlone. Da 10 anni partecipava al giro d’Italia con un trattorino a pedali. Facola era lo show-man milanese.

Anni addietro ebbe anche un periodo di fama internazionale, grazie ad una sua tesi sull’inesistenza del buco del culo che, se correlato al problema buco dell’ozono, ribaltava totalmente le tesi ,tutt’ora in discussione, degli scienziati mondiali.

In poche parole Facola soteneva che il buco di per se non esisteva, ma esisteva una materia esterna incompleta…cioè noi potevamo parlare di sedere se parlevamo di chiappe, ma non potevamo parlare di buco del culo, perchè di per se non esisteva.

Non corse dietro a questa teoria, più di tanto, perchè si accorse di essere incompreso, ma soprattutto rischiava di mettersi in cattiva luce a livello mondiale; cosi decise di tornare al suo lavoro quotidiano.

Per qualche tempo collaborò anche in televisione, nell’ambito pubblicitario, ma fu allontanato dalle agenzie pubblicitarie, quando firmò un contratto con una casa produttrice di bambolotti gay per sexi -shop. Facola interpretava il pupazzetto “PIPPO CIOCCO” e durante l’ora di cena, appariva in televisione la sua pubblicità, con scene esplicite di sesso. Guadagnò bene, anche se la pubblicità venne censurata dopo pochi giorni.

Questo rende l’idea di come facola fosse una persona burlona, ma anche irragionevole. Faceva tutto quello che gli piaceva, ma non pensava minimamente che quello che faceva potesse essere di fastidio a qualcuno o potesse essere di mal costume. Se a lui piaceva…la faceva e poi ne pagava le conseguenze.

Fisicamente era ben messo. Era una persona che si teneva in movimento e per qualche giorno alla settimana frequentava abitualmente una palestra ginnica. Non era propriamente un mister muscolo, ma nella vita di tutti i giorni poteva essere chiamato tranquillamente “torello”.

In effetti aveva due spalle strette al torace, ma belle gonfie, da far paura. Il petto era una cosa normalissima, per uno che fa palestra, ma il suo era duro come una roccia. Era il classico uomo che nel commercio, per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha le porte aperte. Ma non era un play-boy! No. Per lui esisteva solo sua moglie: una ragazza di 35 anni; snella; capelli scuri, lisci e lunghi fin quasi al fondoschiena. Aveva una carnagione chiara, da far venire voglia di ciucciarla (questo è quello che diceva Facola, quando descriveva sua moglie). Era la verità. Sua moglie era una ragazza semplice, giocherellona, ma anche sicura di quello che faceva. Era quasi sempre lei a dover togliere dai pasticci il marito, quando esagerava con le sue idee sbarazzine.

Per la scenografia , dell’elezione della Miss, si scelse piazza del Duomo. Venne allestita una passerella futuristica, che appariva da un lato del Duomo; s’impennava fino a circa 3 metri d’altezza, nel centro della facciata della cattedrale, per poi ridiscendere e scomparire nel lato opposto del Duomo.

Pensai che l’idea di far camminare le ragazze ad un’altezza cosi l’avesse potuta avere solo un guardone, visto che le ragazze avrebbero praticamente camminato sopra le teste degli spettatori seduti nelle prime file. La cosa sinceramente mi attizzava mica da ridere, ma purtroppo io e i ragazzi eravamo nelle retrovie.

La piazza era un’altra meraviglia. Era completamente coperta da migliaia e migliaia di poltroncine gialle e verdi, sistemate in modo che le poltroncine gialle formassero la scritta “FACOLA VINCI IL GIRO”. Una burloneria che lo stesso Facola aveva organizzato da solo.

La sera i lampioni circostanti davano una sfumatura diversa alle luci del palco; già di per se molto appariscenti. La piazza era completamente occupata dal pubblico. Le persone che si erano sedute sulle poltroncine gialle avevano indossato un berrettino dello stesso colore, cosi da evidenziare la scritta.

La serata si svolse tranquillamente, fino alla proclamazione della Miss. Facola fece accomodare vicino a se le tre finaliste e si fece portare la busta contenente il nome della vincitrice. Era un pò agitato e si lasciò scappare un piccolo rimprovero:”Consentitemi la fretta…dai cribiooo”.

Facola non fece in tempo ad aprire la busta, che impallidi di colpo. Uno spettatore in prima fila si accorse che qualcosa non andava, quando gli sembrò che facola gli sputasse addosso qualcosa. Poi si senti cadere sulla mano dell’acqua, ma nel guardarla, si accorse che era una goccia marrone. Cosa stava succedendo?

Non ci fu il tempo di pensare. Una pioggia di diarrea acida travolse le prime file, per espandersi su tutta la piazza. La potenza fù cosi forte che i calzoni di Facola si irrigidirono a tal punto da diventare due cannoni spara merda.

Facola si mise a urlare per l’imbarazzo e cerco di raggiungere le retrovie, ma si ritrovò sdraiato sul palco e iniziò a girare come una girandola. Dai pantaloni di Facola continuavano ad uscire escrementi di ogni genere, con una forza tale da tramutarlo in una girandola umana, peggiorandone cosi la situazione.

La pioggia fecale arrivò da tutte le parti. La bocca delle persone si riempi di gelatina aranciognola: una poltiglia di merda e succhi gastrici. La tanfa fù cosi forte che la cittadinanza presente fù ricoverata negli ospedali, per accertamenti; mentre furono aperte 1.500 bombole d’ossigeno per la bonifica dell’aria.

Facola era l’uomo adatto per essere studiato in relazione al Virus, ma bisognava attendere ancora.

Anche se i giornali ripresero la stavagante disavventura di Facola, lo show-man, Facola stesso, grazie anche alla vicinanza della moglie, riusci a riprendersi dallo sconforto e dallo spavento di quel momento…ma il Virus ormai lo aveva catturato.

Non ci fù più niente che potesse far credere ad una malattia o a un’eventuale ripresentazione di quei sintomi e cosi facola tornò sempre più tranquillo al suo lavoro. Era stato solo un inconveniente legato forse a un disturbo intestinale grave; niente di più…ed infatti la direzione centrale della ditta in cui Facola lavorava come standista, lo inviò ad una fiera campionaria alimentare, come portavoce della ditta stessa.

Non ci furono grossi problemi, durante la settimana, ma ormai era domenica e come tutti gli standisti sanno, la domenica è una giornata bestiale, quindi anche facola si preparo all’assalto del pubblico.

Ci fu solo un attimo in cui l’uomo credette di ricadere nell’incubo vissuto pochi mesi addietro. Fu un attacco inprovviso di dissenteria, che fece scappare facola al bagno più vicino. Facola si chiuse dentro e calandosi i pantaloni, in tutta fretta, riusci a sedersi sul cesso. Si rilassò per alcuni attimi, pensando che questa volta era riuscito a passare inosservato…e cosi fù.

Facola aspettava cosi tranquillamente l’impeto di un peto liberatorio, che lo liberasse da quel posto, cosi da poter tornare al lavoro. Pochi attimi di pensiero e un getto di merda si mescolò all’acqua del cesso, con una potenza tale da farla riesplodere verso l’alto, travolgendo l’uomo e strappandogli i vestiti di dosso. Solo questo! L’effetto era già finito. Era stato solo un piccolo sparo e niente più. Soprattutto non durò un’eternità ,come in passato, ma Facola si ritrovò nudo e praticamente ricoperto di diarrea giallastra e da un odore acidulo; grazie anche alle continue perette che era costretto ad usare, per tenere il corpo libero.

La doccia, accanto al bagno, era rimasta fortunatamente indenne da qualsiasi spruzzo, grazie alla tenda paraspruzzi, lasciata tirata da qualcuno, cosi facola ne approfittò per darsi una ripulità integrale. Poi, con il cellulare, chiamo un suo collaboratore e si fece portare i vestiti di ricambio.

Uscito dal bagno, Facola inseri la chiave nella serratura della porta d’entrata e dopo aver chiuso a chiave, spezzò la chiave all’interno, per evitare che qualcun’altro potesse entrare e vedere cosa era sucesso. Fu proprio Facola uno dei primi a lamentarsi con la direzione per la presenza di pochi bagni all’interno della fiera…questo naturalmente per sentirsi più uguale agli altri.

I vestiti indossati dall’uomo, però, erano anche l’ultimo paio di riserva e Facola si preoccupò un pò; cosi decise di usare la sua simpatia per risolvere il problema.

Facola , come già detto, era un burlone e anche questa volta decise di giocare. Si spogliò completamente, coprendosi con due foglie di fico giganti, cosi da intendere che i prodotti da lui proposti erano della natura. Aveva avuto anche la brillante idea di richiamare l’attenzione del pubblico con un megafono.

Verso le due del pomeriggio, facola avverti un bisogno fisiologico, ma arrivato alla porta del bagno, (un altro bagno) si accorse che tutto era passato e torno allo stand, soddisfatto che questa volta non fosse capitato niente. Tutti questi continui falsi allarmi erano per lui l’imminente guarigione e quindi un piccolo sollievo.

Mentre Facola tornò ad illustrare i suoi prodotti al pubblico, e più direttamente ad una signora, un’altra signora gli chiese se esistevano delle controindicazioni verso quei prodotti. Facola prese il megafono e scoppiò a ridere come una iena; poi, per sfottere la signora davanti a tutti, prese delle erbe dietetiche e le ingoiò, esclamando al megafono:”Io ne sono la prova vivente. Ne mangio tutti i giorni e sono sempre in forma”.

Facola sbiancò immediatamente e dal suo sedere parti una mega- scoreggia misto merda che, con l’amplificazione del megafono, fece saltare la maggior parte delle lampadine del reparto. Pochi istanti dopo uno sparo di merda gli fece partire la foglia di fico dal sedere, per farla spiacciccare per terra.

Il Virus aveva colpito ancora. Facola non era in grado di trattenersi e sparò diarrea all’infinito, in una maniera cosi potente che il suo buco del culo aveva preso le sembianze di un copertone. Le feci infettarono tutti prodotti all’interno della fiera e i danni furono miliardari. Fortunatamente per facola, pagarono le assicurazioni.

Facola era un uomo distrutto: la gente lo evitava, lo additava, ma il solo fatto di avere rovinato la reputazione della ditta in cui lavorava, lo faceva sentire a pezzi. Gli stessi suoi colleghi lo evitavano, soprattutto fisicamente. Ci furono anche delle ditte alimentari che sfruttarono il suo nome, più o meno con sarcasmo, ma almeno la firma di questi contratti, potevano permettegli di continuare a guadagnare qualcosa, visto l’imminente e inevitabile licenziamento, che oramai era nell’aria.

Cosi il nome di Facola comparve negli scaffali di molti supermercati : come “QUATTRO SALTI IN PADELLA CON FACOLA”, oppure “SPALMELLA”, la nuova cioccolata dal sapore agricolo ,di Facola.

Ma anche negozi specializzati sfruttarono il nome di facola, come “Ditta di spurgo FACOLATA…tutto in un minuto.” Oppure “Cessi FACOLA…resistono a tutto. E poi ditte produttrici di carta igienica, deodoranti ecc.

Ci furono anche ditte alimentari che lo presero in giro in maniera più pesante, come la messa in onda di questa pubblicità:

“Stomaco pesante? Gonfiore allo stomaco? Bevi FACOLA e da oggi il tuo peto incontrollabile sarà al gusto di scamorza. Facola…il drink che fa trend.”

Ma il problema lavoro non colpì solo facola: Il Virus, anche se in maniera molto, ma molto minore, colpi altra gente e i licenziamenti crescevano a vista d’occhio. Il problema economico ora era quello di far incontrare la domanda e l’offerta, per non frenare l’economia e si arrivo anche all’estremo. Non era difficile infatti arrivare a leggere articoli di questo genere:”

“Gruppo immobiliare seleziona giovani ambosessi, disoccupati, da installare come reggi antenne paraboliche in palazzine di prossima costruzione.”

“Estetista esperta, offresi come succhia calli, a domicilio.”

“Cuoco con decennale esperienza offresi come lavacessi.”

“Gommista cerca tenore esperto da utilizzare come pompa.”

Facola era ormai alla disperazione. Anche in casa avvertiva la sensazione di essere guardato come una schifezza.. Fù proprio la moglie a cercare di portare ancora un pò di serenità in casa. Quando si trovò in casa da sola con il marito, iniziò un corteggiamento irresistibile. In effetti era tempo che non facevano l’amore.

Facola si spogliò e rimase in mutande. La donna si era già preparata . Era completamente nuda, coperta solo da un tubino di rete bianca, che faceva intravedere il suo splendido corpo. A lei piacevano questi vestiti nude-luke. Spesso e volentieri, visto il fisico che si ritrovava, usciva di casa indossando solo il reggiseno nero e degli slip bianchi, coperti da una minigonna in raso nero; il tutto ricoperto da un tubino in rete bianca, lo stesso che stava usando quella sera. Il gioco di colori e immagini che si formavano erano decisamente provocanti. Eppure era una donna fedele. Era il suo modo d’essere: provocante; sensuale, dolce, ma sempre fedele e sicura di se.

Facola aveva già la bava alla bocca. Dal vestitino della donna si potevano intravedere le protuberanze del seno e del pube e un sederino che l’uomo, nei giorni di depressione, aveva dimenticato da un pezzo. Era un corpo giovane, tonico, voglioso; e voleva essere preso.

Facola cercò di accarezzarla, ma lei si mise a correre per la stanza, incitandolo a prenderla e a farla sua. Facola non ci mise molto a raggiungerla. Le alzò il vestitino e glielo sfilo, lasciandola completamente nuda. Poi la fece stendere sul letto; si spoglio e le si sedette a cavalcioni sul ventre. Facola si chinò in avanti e iniziò a baciarla sul collo e sui seni. La moglie, puntando sul fatto umoristico e burlone del carattere del marito, ma anche per non arrivare subito al massimo dell’eccitazione, gli disse:”Dai, raccontamene una delle tue!”. Facola rispose subito:”SI…siiiiii.adesso te ne sparo una delle mie”. In quel preciso istante facola scoreggiò misto-merda su sua moglie. Il primo schizzo rimbalzo sul corpo della donna, per poi sporcare tutta la tappezzeria.

La donna, presa dallo spavento e dal ribrezzo, cercò di scappare, ma facola era ancora seduto sopra di lei e questo le impediva di muoversi.

Non solo, ma la seconda ondata di feci fù più potente e la pressione dei due corpi schiacciati l’uno sopra l’altro, ne aumentò ulteriormente la forza. Facola ebbe un colpo e la donna si senti un mare di merda calda inserirsi inesorabilmente fra le cosce, per poi svermisciare sotto la schiena e sciendere fino ai piedi.

Facola, in preda al panico, alzò una gamba e cercò di scendere dal letto, dando le spalle alla moglie. La donna intanto ebbe un conato di vomito e si vomitò addosso; poi non sentendosi più pressata dall’uomo, con un minimo di lucidità cercò di guardare cos’era successo e chinò il capo verso il suo ventre, ma si trovò di fronte il sedere di Facola e fù travolta da una diga di sterco, che la tenne inchiodata alla spalliera del letto. Non poteva far altro che ingoiare…e ne ingoio un paio di chili prima di svenire.

La merda all’interno della stanza raggiunse i tre centimetri d’altezza. Fu un’innondazione in piena regola.

Facola spari dalla circolazione per alcuni giorni, senza avvertire nemmeno la famiglia. Lasciò solo un bilgietto alla moglie, dove, dopo tutte le dovute scuse, le diceva di non preoccuparsi, che non si sarebbe ucciso…no! Voleva solo allontanarsi per un pò e stare da solo; stare meglio.

Facola fù trovato pochi giorni dopo, seduto su una panchina del parco cittadino. Nella tasca della sua giacca aveva un boccettino di sonnifero, totalmente vuoto e un fazzoletto ancora bagnato di lacrime. Aveva i calzoni bagnati fradici di diarrea, ma sulla strada, questa volta, non ce n’era traccia.

Aveva mentito Facola; era partito per andare incontro alla morte; per stare solo; per stare meglio. Ora sicuramente stava meglio.

Fu proprio una morte di merda quella di Facola, ma lo studio effettuato sul suo cadavere, portò alla scoperta del Virus , che prese il suo nome “FACOLA” e che diede anche il nome all’effetto prodotto dal Virus stesso e cioè alla “FACOLAZIONE PRACOCE”.

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