Lo scrittore Claudio Raccagni ad Agorà Magazine……non le manda a dire!

Una vecchia intervista effettuata dal giornale Agora Magazine, riproposta qui, perche il giornale è stato attaccato da un virus

 

Claudio Raccagni, forse uno dei pochi artisti nascosti, ma che segnano il vivere quotidiano di ognuno di noi grazie alla sua penna dolce o affilata, in base a cosa gli si presenta davanti o gli graffia il cuore. Scrittore, redattore, artista: grazie alla sua semplicità ha avuto l’onore di intervistare molte personalità dello spettacolo televisivo, cinematografico e musicale. Non manca il suo rapporto diretto con le istituzioni dello Stato, che non ha mai mancato di salutare o criticare apertamente in modo privato e pubblico. I suoi testi di rabbia, amore, di denuncia contro le violenze in genere, contro i burattini della pubblica amministrazione fino alle sue recensioni di arte contemporanea e musicale. Un uomo di vecchie basi solide e maturità dei tempi migliori.

Sottolineiamo come non è semplice preparare un’intervista su misura per lei, tenendo presente che la sua persona è a prima vista una figura semplice, ma poi ha il pensiero che viaggia in mille direzioni. 7 diari personali; 4 libri di testi poetici ed impegnati; premi internazionali; lettere di personalità della politica di primo livello, come Presidenti della Repubblica e simili. Collaborazioni con personalità legate alle forze dell’ordine; contatti ed interviste a Vip dello spettacolo, musica, cinema e altro. Come si definirebbe lei?

Credo un buon uomo, anche fannullone (Ride. N.d.r.) Molto tempo lo passo sempre a letto. Mi piace riposare. Forse mi serve per riposare il pensiero che non è mai fermo.

Fannullone con tutte le cose che abbiamo appena detto?

Diciamo che uso troppo la testa.

Signor Raccagni, nei suoi libri “Passo, dopo passo” e “Io sono Linda” parla spesso della mafia o comunque la ricorda con immagini come quella in “Saltare” o più nascosta e codificata come nel testo “Tam tam”, è giusta questa affermazione?

Si, è giusta. La mafia non è lontana; la mafia è qui con noi e ci comanda, perchè penso sempre che la mafia sia la parte dello Stato che si autoprotegge.

Cioè?

E’ lo Stato sporco, la mafia che usa il potere dello Stato per poter lavorare e per proteggersi.

Cosa le viene in mente a pensare alla mafia?

Mi viene in mente questo: “Lo Stato è la mafia muta”. Stato; famiglia; mafia; sono tutti sinonimi uguali in Italia.
Se chiedi a un sindaco il perchè non fa il suo dovere di uomo responsabile e sindaco, verso i suoi cittadini, molto spesso veicolerà il problema verso colpe della provincia e della regione, fino allo Stato. Ma lo Stato di una città è il suo Comune stesso e quindi il suo sindaco. Se qualcosa non va la colpa è sua e della sua incapacità ad avere le palle nell’essere dirigente e della sua capacità a vivere di rendita e sbruffonerie, cammuffate da opere edilizie e puttanate varie.
Nei paesi dove si vedono cose strane c’è la mafia: un ponte futuristico costruito su resti di costruzioni romane e che sfregia il paesaggio e l’ambiente stesso…..qui c’è la mafia.
Il parlare della sicurezza sul lavoro e non controllare il lavoro nero che c’è davanti a casa o la schiavitù legalizzata all’interno delle cooperative italiane, qui c’è la mafia, quella che io chiamo mafia. Per il lavoro nero poi basterebbe depositare in questura o in altro ufficio una cartella che attesti l’assunzione del lavoratore, prima ancora di metterlo al lavoro pratico. Almeno eviteremo la cazzata di avere le assunzioni dei morti, avvenuta il giorno prima.
Lo Stato è la mafia e questo Stato, queste camere dei deputati e senatori, è mafia. Uno Stato che ha un Presidente della Repubblica che dovrebbe essere l’elemento più alto della morale dei cittadini italiani e che invece sta zitto e firma leggi come un semplice impiegato è la vergogna e il pericolo di una Nazione intera. Governi che comandano una nazione, senza nemmeno essere stati eletti, sono elementi mafiosi, che non si schiodano dal potere.
L’indulto è un provvedimento mafioso. Un provvedimento antidemocratico che il popolo stesso aveva detto di non volere, quindi un provvedimento contro la democrazia della nazione e a favore principalmente di chi ha rubato milioni e milioni di euro e con le sue ruberie ha portato vari padri di famiglia sul lastrico e al suicidio. Abbiamo dato la libertà a persone che hanno rubato ad altre persone l’intero loro avere e li ha spinti alla morte. Questo non è anche concorso in omicidio?

 

Se lo Stato mi uccide in questa maniera è legge, se invece io dico che è giusto uccidere un mafioso politico, sono un terrorista e vengo arrestatro.
I parlamentari non hanno la possibilità di avvalersi dell’immunità parlamentare in caso vengano indagati per qualche reato? Per me questa è mafia.
I parlamentari possono rifiutarsi di votare un provvedimento o di non presentarsi in aula. Un cittadino se non vota per tre volte perde il diritto al voto. Io questa la chiamo mafia.
I “pianisti” in parlamento non sono una minaccia alla democrazia o alla stabilità della Nazione? Si può dire cosi? Ma non se la cavano con un ghigno?
Questa è la mafia che sento, assieme a quella più conosciuta, e che sarà spesso presente nei miei scritti.

La poesia “Tam tam” è il suono della musica, come il tum tum del basso. Tam tam; tum tum: musica house; tecno; o la nuova musica afro-dance. Musica che fa muovere molti giovani e molte dosi di anfetamine e droghe varie. Non la musica in se, che è arte comunque, ma chi la usa per la copertura di altro. Tam tam, la musica che copre, perchè il tam tam della musica porta al divertimento del ballo, ma nella sua forma più scura nasconde il consumo della droga che nulla ha a che fare con lei, ma che resiste al suo interno, perchè qualcuno vuole che resti. A volte è qualcuno delle stesse forze dell’ordine a volere che la droga resti in certi ambienti.

Restando ancora sull’argomento, dire “Lo Stato è mafia” è un’affermazione pesante.

Lo Stato è mafia non è un’affermazione pesante se è lo Stato stesso che corrompe e non è votato dalla Nazione.
E’ anche vero che bisogna iniziare a essere duri con chi usa il potere in modo sbagliato.
Io penso sempre che ,per riportare la situazione ad un livello normale, ci vorrebbe la determinazione di un uomo o una donna responsabili al governo del paese. Uomini o donne giusti, con moralità alta. E la quadruplicazione delle forze dell’ordine, ma che le stesse, nel caso sbaglino, sia radiate immediatamente dal posto di lavoro.

Uno Stato di polizia? Non è anarchia?

La polizia che intendo io è la polizia giusta in base alla percentuale di popolazione che vive una città. Dire che la polizia o le forze dell’ordine oggi siano quattro volte meno di quello che dovrebbero essere, mi sembra di dire una cosa normale e giusta.
Non a caso lo Stato taglia i fondi a questi elementi indispensabili, cosi si azzerano i controlli e si da spazio a nuove ruberie. Naturalmente intendo ruberie di alto livello. Mafia vestita di bianco, con poteri comunali, provinciali, regionali e statali. La polizia deve fare il suo lavoro con gli strumenti umani e tecnici a lei indispensabili, da usare nelle città, ma in modo inflessibile anche nei poteri alti, da cui dovrebbe partire l’esempio per il cittadino. Parlamentari che usano personale con contratti strani o assunti part-time e poi fatti lavorare 8 ore e pagati gli extra in nero.

 

Cosa insegna lo Stato ai cittadini? Come un padre insegna ai figli. E allora? Non è ora di avere dei figli un po’ meno coglioni?
Lo stato oggi è una macchina assurda di ignoranza e idiozia: se prendiamo un chirurgo e vediamo la sua paga, sappiamo che la sua paga è alta, perchè la sua capacità manuale e professionale è tale da risultare raro avere un sostituto.
Un politico è un uomo qualunque, con o senza laurea(è l’intelligenza a fare un uomo, non la cultura), che si candida nel suo comune per far valere la sua persona, ma è un “lavoratore” facilmente sostituibile. Allora perchè gli stipendi della politica sono cosi alti in relazione al loro lavoro? Perchè pagare buste paga elevate se possiamo sostituire un politico con un altro nel giro di pochi mesi o anni?

Ho letto prima, nelle sue bozze per il prossimo libro, una poesia a riguardo: “Il burattino stanco”.

Si, mi piace tantissimo quella poesia: seria, provocatrice, e molto veloce. Fa parte del prossimo libro: “Il quinto Impero”, che contiene anche poesie molto più pesanti…..diciamo cosi.

Vorrei cambiare domanda, ma sempre in ambito politico: che pensa di donne e politica?

(Ride N.d.r.) Le donne sono la sensibilità che manca alla politica, anzi, alla vita della nazione. Una donna con “le palle” sarebbe uno schiaffo ai politici spettacolo di oggi.
L’uomo lotta per il potere; fa la guerra; lotta per essere il capo famiglia; ma ancora di più, lotta per far valere la sua forza.
La donna mette prima la famiglia, cosi sarebbe portata a lottare davvero per il popolo. Cosi dovrebbe essere lo Stato: donna. Ma non dimentico che anche la donna sa come essere mafiosa e quindi ammetto la mia simpatia per la sensibilità e il lavoro di una donna, ma nello stesso tempo non le do fiducia totale. Mi spiace infatti vedere come alcune poche donne datesi alla politica seguano l’esempio stupido dei loro colleghi, cosi lo Stato resta pecore e pecoroni…e se non basta si va in Tv a fare i pagliacci, cosi i soldi entrano in tasca.
Donne con le palle ci vogliono, ma non donne che le palle le fanno girare e basta.

Oltre alla mafia, anche la guerra ricorre, negli ultimi anni, nei suoi scritti. Lei è pacifista?

Non mi piace la parola “pacifista”. Io non sono pacifista nel senso di non fare guerre e far ritornare i soldati a casa. Sono pacifista nel senso che non sopporto che esistano ancora dittature e anarchie nel mondo, nell’indifferenza delle nazioni sviluppate. Finche si commercia con queste persone, la popolazione sfruttata resterà tale e le guerre non cesseranno.
Io sono pacifista nel cercare di avere un buon rapporto tra uomo e uomo, ma non siederei mai a parlare con un anarchico o dittatore, se non per parlare della sua destituzione.
Il mondo è gestito dal petrolio e dalle armi. Pure l’Italia è pacifista, ma esporta ancora armi. Sa che anche il gas nervino che è stato utilizzato da Saddam Ussein in Iraq è stato creato grazie anche alla collaborazione con l’Italia? Anche i telegiornali ne hanno parlato. Ecco la guerra sporca che non va.

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Siamo pacifisti e queste armi le forniamo a quei paesi sottosviluppati che poi vediamo in tv….senza gambe. Invece di trivellare e cercare l’acqua per loro, gli vendiamo miliardi di euro in armi, cosi loro, da poveri imbecilli, si sparano tra loro e muoiono di fame. Noi invece abbiamo un ricavo economico e una vita di rendita, perché quei paesi non finiranno mai di pagare il loro debito e gli interessi maturati.
Se le guerre diminuiscono, diminuisce la produzione di armi e si parla di miliardi e miliardi di euro, ecco che allora si creano altre guerre.
Un ragazzo italiano, partito per la Legione straniera da 6 anni, mi diceva di come avevano fatto per far iniziare una guerra tra le popolazioni di una cittadina africana: si vestirono con le divise militari della frazione opposta e uccisero i civili della cittadina che gli ospitava, cosi da farsi passare per il nemico. Cosi scoppiò una guerra tra etnie diverse. Uomini, donne e bambini, perché un ordine in guerra non è che un ordine e una volta che spari a qualcuno ti viene automatico non guardare chi hai davanti. Uccidevano anche gli animali, cosi, per sparare.
La mafia fa lo stesso da noi…….non è tanto diversa. L’Italia vende le armi ad entrambi.
Io penso sempre che se si dovesse fermare la produzione di armi a livello mondiale, la pace inizierebbe ad esistere davvero.

Segue molto i programmi televisivi?

No. La televisione la guardo pochissimo, forse un paio d’ore al giorno. Più che altro i telegiornali e i documentari come “Report”, fantastico, mi piace un casino come è impostato e condotto. Prima guardavo programmi tipo “Mi manda Rai 3” o “Carta straccia”. Poi, poco o nulla, perché la tv ormai è diventata un puttanaio unico.
Si vende lo schifo e le trasmissioni di basso livello solo per far soldi. Le tv private fino a 10 anni fa trasmettevano anche loro dei programmi accettabili, poi si sono adeguate al commercio e alle improvvisate di basso livello e ora ci ritroviamo qui a vedere le tv che combattono a colpi di culo; tette; urla; finzioni; e puttane…e tutto si salva.
Naturalmente grazie ai loro direttori.

Lei sempre cosi pessimista?

No, (Ride N.d.r.) non sono pessimista, sono ottimista; non al massimo, ma sono ottimista. Ho detto ciò che vedo e credo che sia, nulla più. Sono realista.
Lei dice che la tv in generale non sia un puttanaio?

???????????

Non mi risponde. Vuol dire che il dubbio è già sorto, quindi la tv è un puttanaio. Chiuso il discorso.

Perché non si da alla politica?

Non è lavoro mio la politica; io lavoro dietro le quinte. Mi piace lavorare, non parlare. Le mie lettere i Capi di Stato o del Governo le hanno lette.

Ma qui sta parlando senza sosta!

Questa è un intervista, ma io non parlo mai cosi tanto. Però so scrivere.

Anche la scrittura fa politica!

La scrittura politica di solito attacca parte del governo, come meglio conviene. La scrittura che dico io è la scrittura che lavora per il bene del paese. La scrittura che fa pensare e ragionare. La scrittura politica è sempre di parte, non a caso quando si vuole attaccare un giornalista o scrittore che da fastidio, lo si sottolinea come servo di un partito o di un altro, perché cosi il cittadino si mette in allerta e si allontana da quegli scritti. Io amo la scrittura perchè ogni cosa scritta non si cancella. Le parole si cancellano all’istante.

Ho letto alcune sue poesie dove parla di sesso, molto tranquillamente.

Tranquillamente no. Lo scrivo tranquillamente, ma non ne parlo a cielo aperto.
Il sesso è la parte intima di ognuno, scriverlo è diverso. Più facile.
Sottolineo che parlo di sesso, non di pornografia.
Il sesso, quando si ama la propria donna, è una cosa fantastica. Lascia liberi l’uomo e la donna di lasciarsi andare. Ogni persona poi vive il sesso a modo suo, l’importante è farlo senza soprusi o violenze.
Quando scrivo di sesso, non racconto nulla di scandaloso, poi la fantasia ci mette del suo.
Sottolineo che quando dico :”La propria donna” non intendo in senso di possesso, ma in senso affettivo. Lo dico, perché già un paio di donne mi hanno chiesto di precisare.

Sesso…..e amore?

Si.

Intendevo dire:”Sesso e…….amore?”. C’è spazio anche all’amore nei suoi scritti. Un amore in particolare?

Ogni amore è particolare, anche un amore platonico. Diciamo che solo un amore ha un suo grande spazio nel mio cuore a cui ho dedicato anche un libro. Un amore vero, vissuto.

Un libro già pubblicato?

No. Non ancora.

Si può svelare il titolo?

No.

Va bene. Prima dell’intervista, mi diceva che il suo nome viene spesso sbagliato in parte o del tutto, nell’indicarlo come autore di poesie.

Si. Non mi spiego il perché, ma in un libro figuravo come “Claudia Raccagni”, tramutandomi in donna; mentre nelle selezioni in un concorso, collegato alla biennale della poesia, il mio nome è diventato Paolo. Bruttissimo avere un nome completamente diverso, ma poi basta una segnalazione e tutto si aggiusta. Però mi chiedo perché, cosi spesso, si sbaglino. Spero porti fortuna.

Alla depressione ha dedicato più di una poesia!

La depressione vera non l’ho mai conosciuta, perché l’ho tenuta lontano con lo scrivere, ma la sua “mano” la conosco. La mia depressione è stato per lo più l’isolarmi quasi completamente per un po’ di anni e in quegli anni arrivare a pesare 49 chili. Ho conosciuto però la depressione pesante di altre persone, a me vicino, e ho capito com’è bello saper parlare e scrivere e……com’è facile rischiare di morire per non essere stati capiti. Se si conoscono persone con molto problemi si matura in fretta.

Non ha paura della morte? Il suo Angelo nero, se non sbaglio.

No! Non ho paura del mio Angelo nero, o meglio del mio Angelo col manto nero, perché, come ho scritto in passato:”…mi apre le porte ad una favola nuova.”
Ho più paura della sofferenza nel capire di lasciare i miei affetti, almeno in quei momenti.

Nei suoi libri, a parte il primo”Ho detto…ho pensato”, che esprime la forte malinconia e la solitudine di un ragazzino, solo appunto, c’è sempre un ritorno al passato, ai giochi, all’amore affettuoso, all’essere bambino.
Una frase, nel libro “Il piccolo principe”, dice:”Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi se lo ricordano”.

Io me lo ricordo!

Infatti, dicevo, lei si ricorda bene l’essere stato bambino?

Io sono un bambino, ma grande, con la testa sulle spalle e la testa che sogna. Io sono un grande bambino, ecco perché credo di essere anche un buon uomo. Caspita, mi piace un casino giocare.
Mi ricordo dei giochi da bambini, cavalcando cavalli di carta retti sulle nostre spalle da bretelle di stoffa. O i primi baci delle scuole elementari; le corse in bici della sera. L’allagamento del magazzino di papà, assieme a mia sorella Rita, o l’incendio del box di papà, con all’interno cartoni e bombole di gas, sempre con la complicità di mia sorella Rita. Ahahahahahhahaa……eravamo dei bambini terribili. Ricordo anche la sberla di papà. Fossero cosi le sberle dei genitori, non saremmo circondati da giovani coglioni.

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Nello specifico?

No, macche specifico. E’ ora di finirla di dire che in generale siamo bravi e buoni e che il brutto sta in persone circoscritte.
L’Italia è la nazione dei “chi se ne frega” e oggi, purtroppo, in generale, siamo tutti menefreghisti.
Poi, per parlare bene di qualcuno, si può entrare nello specifico.
Quindi rendiamoci conto che l’italiano, oggi, non è nulla di buono. Quando i genitori si renderanno conto che una sberla a volte è salutare e che gli insegnanti fungono da genitore, durante le lezioni, e che devono avere i poteri educativi di un tempo, allora potremo tornare ad avere figli più maturi e quindi italiani tali.
Oggi no…e io mi tiro fuori, grazie ai miei genitori e agli scherzi di Dio.

Gli scherzi di Dio? Intende la morte di suo padre?

Si…e tutte le altre difficoltà. Dio lo odio quando fa cosi, ma solo a parole, non riesco ad odiarlo veramente. Poi lui mi fa le boccacce e gli voglio bene come prima.

Beh…mi trova impreparata a questa risposta. Cioè: suo padre muore e Dio le fa le boccacce?

No!!! Mio padre muore e quando Dio, dopo tanto tempo, mi vede rialzare lo sguardo al cielo, si illumina per me e mi fa le boccacce, per tornare a giocare assieme. Dio gioca, come noi, da bambini, con i nostri amici, ma a volte ci facciamo male…e qui è tutto più pesante.
Mio padre è morto e dopo anni di tristezze ho rialzato lo sguardo al cielo; Dio mi ha fatto una pernacchia e mi ha fatto sorridere……via a giocare ancora.

Sono senza parole. Una immagine di Dio che non avrei mai immaginato. Splendida immagine, anche se non saprei se vedere la parte bella o la parte brutta.
Ascolti:……la poesia è conosciuta come scritto poetico, descrittivo di un’immagine o persona o sentimento, con fare armonioso, dolce, soave…….le cosiddette parole degli angeli, anche se poi hanno anche il loro lato scuro: le emozioni di dolore; la rabbia; la fame; le guerre.
La sua poesia si trova spesso a confondersi con la denuncia……mischiarsi, non confondersi.

Mischiarsi, non confondersi. E’ poesia, cosi; diversa da come uno pensa nell’ordinario. Tutto cambia. La mia è poesia, è mia, punto e basta. Non seguo nessuno. E’ mia. Come un artista dipinge un quadro senza seguire il metodo di nessuno, ma seguendo da subito il suo istinto, cosi io scrivo.
Poi c’è la denuncia che si fa sentire prendendo per mano la poesia e allora il suo valore cresce. Quando la denuncia diventa poesia è l’arte che cambia aspetto e diventa qualcosa in più. Non belle parole,scritte bene, che entrano nel cuore, ma belle parole, scritte bene, che entrano nel cuore e nella testa e spesso aprono le porte ad artisti nuovi. Ecco perché possono far paura. Ecco perché le parole forti vengono censurate. Ecco perché la mia poesia mi piace vederla come arte.

Nessun offesa personale, ma per proclamarsi un artista, non dovrebbe valutare il venduto, l’apprezzamento dei suoi scritti da parte del pubblico?

No. La poesia non vende e io non giudico un’artista dal venduto. Conosco donne che dipingono o scrivono cose fantastiche, che per me le fanno essere artiste, ma non sono conosciute. Questo non vuol dire che non meritano. Ci sono pittori che dipingono paesaggi da anni; vendono e passano per artisti. Ci sono cantanti in gamba, con talento che si autofinanziano e non vengono presi in considerazione  dalle etichette discografiche, le quali invece puntano su cantanti che magari fanno schifo, ma su cui ricamano un bel vestito commerciale che porta soldi. Ecco, quest’ultimi sono visibili, ma non sono affatto artisti di talento.
Non mi interessa il vendere. Essere artista credo sia dare una forma personale alla propria arte, senza forzature; senza copiature forti o lievi che siano; avere una propria forma d’arte che è nata da sola. Come il carattere e il vivere di una persona: se ha un suo carattere è una persona di carattere; se vive seguendo un branco, un gruppo, non sarà una persona di carattere, ma una persona del gruppo. Tanto di cappello poi agli scrittori di narrativa, ecc., la loro volontà e pazienza nello scrivere libri incontra la mia invidia. Mi piacerebbe scrivere un libro, ma la mia pigrizia è più forte.

Cita il branco: a volte vivere nel branco vuol dire socializzare.

No, no! Il branco come parola ha il significato negativo del branco di persone, che prese da sole non significano nulla e che si riuniscono per farsi vedere. Vedere, non valere.
Se lei va allo stadio a vedere una partita vede persone sedute o che chiacchierano tra loro e che discutono o litigano, ma vede persone che discutono uno ad uno, nel senso che una persona parla ad un’altra persona e viceversa, normalmente o ad alta voce. Nel branco non è cosi. Se io parlo ad una persona del branco, non sarà solo lei a rispondermi, ma altre persone risponderanno per lei o assieme a lei o istigando a dire cose che non pensa, ma a dire quello che pensa il branco. Non c’è un rapporto uno ad uno normale, ma una discussione impari, dove una persona parla, capisce, e pensa a quello che dice, mentre dall’altra parte c’è un gruppo di persone fragili che formano un gruppo, che forma una persona immaginaria, fragile e senza carattere, ma violenta: il “Branco”.
Questo il branco. Il socializzare è un’altra cosa. Per sapere davvero cosa vuol dire socializzare mandate un migliaio di bambini allo stadio, solo loro, a vedere una partita di calcio: imparerete tutti cosa vuol dire tornare indietro al vero divertimento.

Torniamo all’amore-odio con la nostra Italia.

Amore per la mia nazione; risentimento contro chi governa. Odio le persone che la usano, perché cosi usano me e gli altri per il loro rendiconto. Non ho stima verso chi governa il paese perché spesso fa quello che il popolo non gli ha chiesto.
Sono due le cose che portano alla democrazia in una nazione: un governo che faccia il volere del popolo, controllando, come si deve, i suoi funzionari……o la guerra civile.

Istigazione alla guerra civile in Italia?

Guardi che non siamo lontani. Gli italiani sono buoi in un recinto e la maggior parte sono vacche magre. Lo stato sta tranquillo, perché spesso una vacca affamata cade a terra e ci resta per sempre, ma più vacche affamate iniziano ad innervosirsi ed assieme ai tori spaccano il recinto ed escono nella loro pazzia.
Poi l’Italia, da governo laico, ha aperto le porte a tutti, nello stesso tempo in cui toglieva di mezzo le forze dell’ordine , che dovevano controllare chi entrasse. L’Italia è comunque una nazione Cristiana, ma quando una religione straniera arriverà alla pari o superiore alla nostra religione allora non ci sarà più l’Italia.
Lei mi fa domande a cui io rispondo tranquillamente e mi rendo conto che stanno uscendo cose spiacevoli, ma vorrei farle notare come quello che dico è una cosa realistica, ma tutti si fanno i fatti loro.
La guerra civile non è una cosa da film. Mettiamoci in testa che l’italiano sta diventando povero; la sua religione di massima non è tutelata dal governo, che in contemporanea, da laico, da molte libertà alle altre religioni esterne. La sicurezza del paese è tutt’altro che esistente, anche perché di sera ci si chiude in casa. Mettiamo tutti questi disagi primari assieme e vediamo che parlare di guerra civile vicina non è cosi irreale. Guardi che la guerra santa non è lontana anni luce. Diamo diritto al voto a chi segue una religione violenta o estremista e…………..Non sono cosi pochi in Italia.

Perché lo Stato è cosi lontano dal suo apprezzamento?

Perché lo Stato sono spesso gente che si siede e firma delle direttive, ma poi se ne lava le mani e non controlla i suoi dipendenti. Intendo dire che delega qualcuno al controllo del personale e poi non si degna di controllare che questa persona lo faccia davvero Insomma,lo stato non è un Dio a cui riverire; l’organizzazione dello stato non è diversa, di base, ad una media industria.
Un direttore che presiede e decide i cambiamenti da fare sul personale, lo decide in base ai risultati che ha raggiunto. Il personale alle sue dipendenze avrà altro personale alle sue dipendenze a cui dare dei compiti. In base al lavoro di ognuno, il lavoro va o meno. Ma se in un reparto qualcosa non va, la produzione di quel reparto viene segnalata e nel giro di poco verrà sostituito un operaio. Nel caso la produzione dia problemi, risulterà colpa della male organizzazione di quel reparto e verrà sostituito il responsabile con altro adeguato.
Lo Stato è organizzato come un industria, ma non si autocontrolla, per nulla, e lo fa volontariamente. Chi comanda una provincia, sa che non avrà controlli sulla sua provincia per controllare i documenti dei lavori che sta facendo o dovrebbe fare, perché non c’è personale che controlli ed il poco che c’è è controllato da persone che probabilmente, ricevendo rapporti di controllo, hanno più guadagno ad archiviarli.
Eccolo qui il dramma di base. Chi deve far rispettare che il lavoro venga fatto come si deve e senza rubare, non lo fa, per menefreghismo o guadagno personale, e i loro direttori non li controllano e via via fino al vertice, dove abbiamo un Presidente della Repubblica, che si fa chiamare Capo dello Stato, che tutto è tranne che capo del suo popolo. Un Capo dello Stato che non può dare una sberla a chi ruba al suo popolo. Un Capo dell’Italia, che non dice nulla se i suoi dipendenti vanno in tv a fare cazzate. Un Capo dell’Italia che invita maggioranza ed opposizione a non litigare, come si fa con i bambini, e non si preoccupa che nelle strade non ci siano più dipendenti delle forze dell’ordine a controllare le città; che non si preoccupi di cosa vuol dire una violenza carnale di gruppo su una donna; che faccia finta che l’indulto lo voleva il paese; che sia d’accordo ad aver eliminato i reati alle persone di cui parlavo prima e cioè quelle persone che hanno frodato lo stato e le loro stesse ditte di enormi quantità di denaro, portando altre persone al suicidio; rubando anche soldi dello stato e cosi due volte ai cittadini. Il capo dello stato è un peso per l’Italia, perché non fa nulla per i suoi cittadini.

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Io non parlo per un singolo, presente o passato, capo dello stato. Io parlo come parla un cittadino che vede queste cose. Un operaio che vede le cazzate del suo superiore, che lo fa lavorare di più per nulla, per far andare meglio le cose va direttamente dal direttore e gli fa vedere il problema. Se il direttore vede il problema e gli vuol far fronte saprà che fare, fino in fondo, intendo fino a risolverlo il problema, non a voce. Se invece è un direttore, come uno statale, allora guarderà solo una cosa……il suo guadagno ed il suo incarico. La ditta potrà andare in perdita, ma lui avrà sempre la sua paga fino alla fine del mandato e per non avere problemi farà mettere in riga l’operaio: “o cosi o te ne vai.” Abuso di potere……..Ecco la parola che mancava. Tutto si spiega con una parola: abuso di potere, cosi le cose non si controllano……si fanno tacere.

Quello che voglio dire è che non bisogna avere paura di parlare di un politico o di come va l’Italia, perché il politico è un normale uomo lavoratore. Io di lavoratori ne ho avuti a centinaia e senza problemi devo dire che capisco perché sono nate tante cooperative. Una ditta che punta sulla qualità del lavoro non assume in fretta una persona, perché di persone di qualità ce ne sono poche in base alla quantità di lavoratori in circolazione. Io, in media, ho sempre lavorarto due volte più veloce di un mio collega, ma il fatto è che non ero io a lavorare più veloce, ma i colleghi ad essere scazzati; immaturi; cannaioli; direi scazzati , a tal punto che hanno lavorato sempre la metà di me e comunque si dimettevano prima di un anno o venivano assunti a tempo determinato.
Lo Stato non è diverso. Ma come? Lo Stato è lo Stato e quindi il meglio del mercato? Davvero all’interno del parlamento sono tutti uomini e donne di qualità e non esistono scazzati?
La poesia “Linda” è molto pesante, in senso emozionale intendo. L’inizio può dare un’immagine diversa di lei, all’interno della poesia.

Si, “Linda” è la storia dell’abuso su una bambina, da parte di un amico di suo padre, che pagava con favori l’uso della bambina o la vinceva al gioco per una sera.
All’inizio della poesia è lui che parla: l’uomo nero. Non sono io, come molti mi hanno detto a metà testo, senza volerlo finire. Io arrivo dopo. Io sono la mannaia, che cerca il lupo mannaro.

In “La ragazza dai capelli verdi” è scioccante. Ma chi è la ragazza?

Non ricordo di quale nazione è quella ragazza, ma ho tenuto la foto, riportata dal giornale, e l’ho pubblicata con la poesia.
La ragazza è stata sequestrata da militari, della sua stessa città, perché frequentava un ragazzo cristiano di un’altra frazione. La donna era incinta. E’ stata spinta per la città mentre era obbligata a fingere di danzare la musica occidentale, per poterla ridicolizzare e sbeffeggiare con soprannomi come “Occidentale” appunto. Mentre ballava i soldati la prendevano a calci nel sedere. Poi il video l’ha ripresa in una stanza, vestita e con i capelli pitturati di verde. Alla fine è stata spogliata e rapata a zero e filmata. La donna era incinta. Non so cosa sia successo poi.

Vorrei chiederle di commentare la sua “Opera Prima”, perché lei la chiama cosi: “Passo, dopo passo…”.

Si, “Passo,dopo passo…” non è una semplice poesia, perché è stata scritta in 12 anni e racconda ben 22 anni di vita. Dopo un periodo è nato il primo pezzo, poi il secondo e poi il pezzo finale. Non è mai stata completata apposta, perché sapevo che non era finita. Solo la prima parte è stata inserita nel primo libro “Ho detto..ho pensato”. La poesia racchiude tutti i momenti passati fino ad oggi: il pensiero del primo amore, una bambina delle medie, che, dopo la morte di papà, non ho più pensato e cosi perso di vista. Le persone che ci hanno lasciato; i pochi amici lasciati per tristezza o perché sbagliati. Gli amori platonici nelle scuole superiori o l’amore vero rimasto nel cuore. Ragazzi che si vendono o si uccidono o muoiono in incidenti d’auto. Ragazze che piangono i loro figli bambini o uomini che siano e che mi raccontano di loro e io sento la frusta sul cuore ed il bavaglio che copre le urla del cuore stesso. Gli angeli, sempre presenti. Il mare, la neve, le vacanze. Il trasloco. La prostituzione sulle strade, tra cui la SP122, che viene citata.
Poi tante cose ancora da fare, “…ma comunque ancora qui,tra le stelle ed i colori.”, come recita il finale.

Poi ci sono anche le dolci parole dell’amore. “Baci di neve” è strepitosa.

“Baci di neve” è strepitosa si. La leggo e la rileggo e non mi passa mai il sorriso nel sentire quella parola…….”Baci di neve”. E poi quella frase che so a memoria:”...io volevo avere te, ma se questo non si può, lascia almeno che siano baci tutti questi fiocchi bianchi…..”
Si, sono felice di questa poesia. Naturalmente è d’amore e verrà ripresa nel libro che le dicevo prima: il libro dedicato all’amore.

Beh, se i fiocchi di neve le fanno scrivere cose cosi, allora speriamo che nevichi a lungo.

(Ride N.d.r.) Beh, sarebbe anche ora che nevichi.

Tutto quello che abbiamo detto fin’ora ha evidenziato la sua personalità di uomo di legge. Lei ha anche collaborato con le forze dell’ordine, giusto?

Ho conosciuto elementi delle forze dell’ordine quando sono stato invitato all’Università La Sapienza di Roma, all’apertura del congresso contro le violenze alle donne e in genere. Congresso dove è stato presentato il mio libro “Io sono Linda”. Ho avuto modo di collaborare con un’associazione di polizia”. Poi, come succede in ogni cosa quando ci si è dentro……le cose non sono mai come si credono.

Lei ha molti documenti importanti nel cassetto. Abbiamo visto una lettera dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Di che si tratta?

E’ la lettera di ringraziamento per aver ricevuto il libro “Ho detto…ho pensato”, ma è più un atto dovuto.

E la foto di Carla Bruni con Nicolas Sarkozy?

Quello si è un bel documento a cui tengo molto. Con loro c’è stato uno scambio di corrispondenza più amichevole. Ho una lettera in cui il portavoce dell’allora Premiere Dame Carla Sarkozy mi inoltrava i suoi ringraziamenti per l’impegno che avevo verso la lotta alle violenze sulle donne. Poi ricevetti anche una lettera personale del Presidente Sarkozy con una sua foto ufficiale e più avanti anche gli auguri di buon anno con una foto amichevole assieme a Carla Bruni. Bellissimo rivedere quelle carte.

Ha ancora qualcosa di cosi…normale…da tenere nel proprio diario?

Ummm….forse un telegramma del Presidente Napolitano per gli auguri di buon anno.

E’ sicuro che lei non entra in politica?

Si. Forse! Aspetto i 50 anni e poi vedremo se sarò io il Presidente della Repubblica. (Ride N.d.r.)

claudio

Lei è anche giornalista. Anche recensore d’arte contemporanea ed interviste ai Vip dello spettacolo e della musica. Come vive questa sua passione?

Non sono giornalista. Scrivo e pubblico su giornali online ma come redattore o collaborazione occasionale. Mi piace molto scrivere, ma questo credo che si abbia già capito. Quello che mi piace di me è che non seguo nessuno. Non mi piace essere gestito nei miei hobby. Lo scrivere è roba mia e scrivo per chi voglio io. Faccio un esempio: se mi dicono di intervistare un Vip che non mi piace non lo faccio. Se mi dicono di collaborare in esclusiva con una testata giornalistica non lo faccio. Io sono un buon uomo e scrittore e uso la scrittura per raccontare o far raccontare in maniera semplice, senza gossip estremo o pura notizia commerciale e questo mi ha portato ad avere il rispetto anche dei vip che posso contattare ed intervistare tramite i loro uffici stampa o personalmente.
Quali artisti ha potuto conoscere come redattore?

Mi piacerebbe poter incontrare direttamente tutte le persone che ho intervistato, ma non è possibile. Non è il mio lavoro principale e quindi non ho possibilità di viaggiare. Ho avuto l’onore di poter ricevere le risposte alle mie domande da Romina Power. Bellissimo segno di riconoscimento per il mio lavoro e bellissima intervista in cui abbiamo parlato di tutto senza necessità di toccare il gossip. Ho potuto intervistare telefonicamente Lorella Cuccarini, sempre meravigliosa e un’altrettanta simpaticissima e amorevole Ilona Staller e la sempre in formissima Cristina Chiabotto.
Poi ci sono anche quelle via web fatte a Nina Soldano di “Un posto al sole”, all’attrice Claudia Zanella, Terry Schiavo, la scultrice mondiale Rabarama, La cantante Fabiana Conti, la fotrografa di scena Gabriella Deodato, la paroliera Loriana Lana e la tuffatrice Tania Cagnotto.
Ce ne sono tante e tutte sono una parte bellissima della mia libertà di scrivere, devo dire però che l’intervista che ho sempre voluto fare e che mi resterà nel pensiero è quella fatta alla criminologa Roberta Bruzzone. Un’intervista semplice, gentile, non dura e cruda come il mondo del crimine, ma un’intervista portata avanti in modo originale. Volevo intervistare Roberta Bruzzone al di fuori della sua immagine di pantera nera e lei mi ha permesso di intervistare una donna di carattere e matura.

 

Poi ho avuto l’onore di veder accettare dalla stessa Bruzzone un servizio fotografico scattato dalla stessa fotografa Deodato, che avevo intervistato tempo prima. delle foto bellissime. E’ una cosa meravigliosa vedere come persone che hai potuto conoscere con il tuo lavoro, poi riesci a farle incontrare per altre cose. Bellissimo.

Quali sono i suoi cantanti preferiti?

Ho visto nascere la musica di una fantastica e unica Francesca Michielin. Ricordo che quando lavoravo, di notte, viaggiavo sul furgone con la radio ad alto volume quando trasmettevano “Distratto” di Francesca. Lei ha una voce che vibra e la si sente. Poi Laura Pausini, anche lei l’ho seguita da subito. Alessandra Amoroso, Nek, Marco Mengoni e posso dire di aver visto in anteprima la nascita discografica dell’attore Sergio Friscia, con la pubblicazione del suo primo album “L’altro me”, di cui mi sono permesso di scrivere anche una recensione.

Non è la prima volta che scrive recensioni musicali.

Si è vero spesso scrivo recensioni a dei pezzi musicali di vari cantanti, cosi come scrivo d’arte contemporanea.

Abbiamo parlato di tante cose, ma non sono finite. Lei ha molti premi sparsi per casa, di cosa si tratta?

Molti sono trofei sportivi. Da ragazzino facevo atletica leggera, corsa, e molti trofei sono di quel periodo. Poi verso i 30 anni mi specializzai in velocità e raggiunsi le selezioni per i campionati italiani. La gara si svolse all’arena di Milano(bellissima), ma la mia strada sportiva fini lì. Mi ricordo che corsi i 100 metri in 11.02 secondi. La bellezza di poter avere questi ricordi.

Poi ci sono i premi per la scrittura. Un primo premio e premio speciale al concorso Premio Wild, con il patrocinio del parlamento europeo. Molti premi per la scrittura come arte contemporanea. Insomma, sono un pigro, ma non si direbbe.

Ci manca di vederla in televisione!

(Ride. N.d.r.) Vero e a dire il vero, scusate il gioco di parole, mi piacerebbe imparare a cantare attraverso gli insegnanti di “Tale e quale show”: sono una forza quelle persone.

La ringraziamo per questa interessante intervista con la quale siamo passati dal serio, all’arrabbiato, dalla mafia alle interviste e ora alla musica. Un viaggio di parole bellissimo.

Grazie a Voi.

 

“Ma che spettacolo” di Umberto Tozzi

Un ritorno del cantante al grande pubblico, ma sotto un nuovo volto musicale. Nuove emozioni che non ritornano dal passato, ma sono note musicali nuove, di un nuovo Umberto Tozzi.

Molte storie d’amore vissute in maniera diversa, cosi che ogni canzone ha un suo timbro specifico: l’amore vissuto come pensiero infinito verso la propria amata; necessità dell’aiuto della propria amata, per completarsi; la necessità dell’amore per vivere la vita quotidiana, difficile; la sofferenza non nascosta nell’essersi detti addio. Umberto Tozzi torna con il suo carattere e voce dolcemente ribelli, presentando un nuovo album che permette al pubblico di vivere appieno la propria storia d’amore con la propria metà.

“Sei tu l’immenso amore mio, non so spiegarmelo neanche io”….”Intorno a me da quando ti ho incontrata non ti ho più lasciata, mi bastavi tu…mi hai colorato il cuore già pieno di dolore”. Sorridimi, perdonami, un uomo non sa mai quanto ti meriti”

Canzoni da ascoltare, vivere internamente, dedicare…un bellissimo album…nuovo.

Infinitamente bello

La farfallina si posò
sulla rosa bianca,
riempiendo lo splendore della rosa
con i colori delle sue ali;
scaldandosi alla sua luce.

 
La rosa l’abbracciò col suo calore,
portandole l’abbraccio sempre sognato,
durante il suo volo,
regalandole l’amore di una rosa pura.

 
La farfallina portò l’anima della rosa
nel cielo infinito,
regalandole l’amore di un battito d’ali.

Sesso

Vieni accanto a me,
sdraiata e accoccolata.
La mia bocca
che ti bacia appena
e la tua gamba che si apre piano.
Tu mi parli sottovoce
mentre la mia mano
entra sotto la maglietta.

 
Ti ho toccato e palpato il seno
mentre gioco a lingua a lingua,
ma il tuo fiato si fa grosso
e la lingua scappa via.
Ti ritrovo nella mano
che mi cerca nei calzoni:
duro e caldo nella mano,
che lo stringe sempre più.
Porta indietro la tua testa;
lascia il collo alla mia bocca,
che lo morde con amore.

 
La mia mano scende piano
e risale nella gonna
a cercare il fiume in piena
che nascondi fra le gambe.
Il mio dito biricchino
ha trovato il tuo grilletto
ed assieme alla tua mano…
…cuoce lento il nostro sesso.

 
Stai qui ferma, piccolina,
ora scendo ad assaggiarti:
è da tempo che non bevo
e sai quanto ne ho bisogno.
Ti accarezzano, gli slip,
nel lasciarti nuda a me.
Sei un gelato per la lingua,
di un sapore tutto mio.
Ti dimeni, ti contorci,
e mi spingi dentro te.

 
Si, ho bisogno di sentirti:
di sentire la mia donna
che mi vuole tutto suo.
Ti rigiri, ti ribalti
e si invertono le parti.
Ora tu lo lecchi piano
quel giocattolo che hai in mano.
Nella bocca lo vorresti
e nella bocca l’hai portato.
I miei occhi sono in trans,il mio corpo invece no
ed il cuore quasi in coma.

 
Vieni qui, piccola mia,
salta su, mettilo dentro…
…ci facciamo un altro giro
nel girone dei peccati.
Urla piano, urla forte:
solo urla di un amore,
che mi scalda il fiume in piena,
questa volta il mio di fiume,
che arrivato alla sua diga
schizza fuori e dentro te.

 
Ora i cuori palpitanti
stanno fermi in un abbraccio
e il pensiero è fermo li:
…i profumi delle rose;
…i colori dell’estate.

Pensieri e Parole

1996
Ecco l’ignoranza della televisione:
vi si vede solo
il limite umano.

 

 

Un luogo d’ignoranza
è giusto attraversarlo;
l’importante è cercare
di non rimanerci a lungo.

 

 

Attento ad ascoltare
chi non ha mai sbagliato;
potrebbe essere
il tuo peggiore sbaglio.

 

 

Non sono in errore
nel continuare la mia strada
in questa confusione;
in questa solitudine.
Non sono in errore
se questo mi porta a trovare
la mia libertà.

 

 

Lungo il sentiero
rividi il “lungo Oglio”,
ma solo per una sera
si riaccese per me.

 
Parole in bocca a uno sconosciuto,
sempre più vicino a me.

 
Questo albero
sta parlando al mio cuore.
In silenzio
sta litigando e ridendo con me.

 
Gli occhi di una ragazza
che ha pianto tanto,
mi hanno spezzato il cuore;
mi hanno fatto pensare.

 

 

Spazia la tua mente
in infinite cose.
Non avere paura del caos.
Il caos ti serve
per capire cosa è normale.

 
What touch my mind?

 

 

Quando primavera
ritorna ragazzina,
senti stringerti il cuore
sognando amori mai avuti.

 

 

Iniziare un viaggio,
dopo averne completato uno:
come pesa il ricordo;
come pesa la fatica.

 

 

L’emozione:
quando cerchi di ascoltarla,
di capirla,
scompare, lasciandoti libero.

 

 

1997
Chiedo udienza al sole,
che mi guarda da li
e che mi fa vedere
quanto ghiaccio c’è qui.

 

 

Se alleni le gambe
impari a correre.
Se alleni la voce,
impari a cantare……
……la più bella cosa.

 
Il tremolio del corpo,
sotto il peso dell’ansia,
conferma la tua fatica
nel continuare a vivere.

 

 

Gli uomini forti:
piangono.
I deboli……muoiono.

 

 

Ma se la vita
è un aquilone,
che segue il vento delle stagioni,
chi me lo tiene questo mio filo,
questo mio filo infernale?

 

 

I campioni
nascono e muoiono
quando vogliono loro.

 

 

Sono stato sequestrato dal tempo.

 

 

Ognuno rincorre ciò
che inconsapevolmente
è destino debba raggiungere.

 

 

1998
L’uomo è un meraviglioso arcobaleno,
che può perdere i suoi colori,
ma che può anche riprenderseli.

 

 

Se questa vita è un’abitudine,
prima o poi mi rende inutile.

 

 

Sperare…
…vuol dire riuscire?

 

 

L’uomo e la donna
di per se non esistono.
Questo è il Dio,
la energia.

 

 

Solo i saggi
sanno quanto valgono i ricordi.

 
2000

La purezza di due cuori
fanno le ali di un Angelo:
…un unico sguardo.

 

 

E’ una confusione totale,
libera e accettata confusione.
E’ un tutto guardare,
ma non cercare.
Un unico amore…la mia donna,
che mia non è
e che lascia un mare calmo
dividermi dalle altre donne.
Un vivere odierno,
che non è il mio pensiero.
Un pensiero
che deve tornare nuvola
e respirare a pieni polmoni.
Qui no!
…è una confusione totale.

 
Sarò nei tuoi sogni,
come tu nei miei.
……Il nostro sonno:
la nostra stessa coperta.

 

 

Steso sull’erba,
a guardare il cielo.
Nel silenzio
mi accorsi delbacio di una farfalla.
Chiusi gli occhi
e la lasciai sul mio volto.

 
2004

Quando ti giri e rigiri nel letto
pensando a qualcuno
e ti giri e rigiri
per poi vederla li vicino a te…
…tutto passa; tutto va…
…gli sguardi si abbracciano e fanno l’amore.

 
2005

Il ballo del lupo…inizia oggi.
Il suo ululato si sentirà in tutta la vallata.
Gli angeli scapperanno
e lo lasceranno solo
con i suoi occhi rabbiosi,
per accoglierlo poi nelle loro braccia…
…il lupo tornerà sempre più buono!

 

 

La televisione di oggi?
Un puttanaio;
una vera e propria prostituzione organizzata.

 
Chi va piano
va sano e va lontano,
ma se l’uomo è un mulo…
…se lo piglia u culo.

 

 

Io: eterno ragazzo
con i piedi per terra
e la testa fra le nuvole.

 

 

A volte mi guardo allo specchio
e sorrido;
…e sorrido ancora,
…e vedo il sorriso
di una lacrima triste.

 

 

Che strana stà cosa:
nei sogni c’è di tutto…
nei ricordi manca il vento.

 

 

Un’anima che viaggia
in questa grande città;
un’anima che soffre di già.
Un’anima ribelle
in questo mondo di rabbia;
un’anima che scappa.

 

 

Cadono le foglie d’autunno,
cadono le foglie,
tutto il giorno…
…tu non mangi,
perchè stai pensando a lei,
guardando all’orizzonte
passare i pensieri.

 

 

Non siamo abituati
a stare tra la gente;
siamo abituati
a stare soli, solamente.
Quando stringi la mano
a una persona,
ti rendi conto che la stretta
è troppo forte:
il sorriso si appiattisce
e vuoi tornare solo…
…riprovare nuovamente.

 

 

Tutto a posto,
ma mi fermo un attimo……
……ho bisogno di fermarmi!

 
2006

Il vento soffia,
fin quando trova chi abbracciare;
allora torna brezza
e ti terrà per mano.

 

 

Il cielo viaggia sulle nuvole,
perchè le nuvole lo portano via.
Quando il cielo
vuole stare fermo…
…non c’è nessuno.

 

 

Mi spiace, splendida gioia,
che ti fai ricoprire di gioie,
se il mio diniego insulta la tua persona,
ma il profumo della figa non mi aggrada……
……preferisco il profumo dei capelli.

L’Attrice Gabriella Di Luzio: ” Il mio lavoro? Il più affascinante del mondo”

Dalle cantine dell’avanguardia Napoletane a Fellini fino ai giorni nostri. Il Teatro, il Cinema, il Cabaret, la canzone:…tutto ciò che si impara e che si può e deve trasmettere alle nuove generazioni. L’arte di lavorare duro e diventare cosi un attore di valore.

Gabriella di Luzio ci racconta il dietro le quinte del suo lavoro.

Gabriella Di Luzio, attrice e cantante napoletana costantemente in viaggio tra Napoli e la Capitale, ormai sua città adottiva.
Nasce professionalmente a Napoli nelle cantine dell’avanguardia, per poi spaziare in vari generi, dal brillante alla prosa classica, dal cabaret alle commedie plautine, dal cinema al canto.
Base fondamentale della sua professionalità sono state le esperienze iniziali dall’avanguardia (Brecht, Viviani), al musical; alla commedia napoletana; alla sceneggiata napoletana (rimasti famosi i suoi ruoli di “malafemmina” con Pino Mauro, Mario Merola, Beniamino e Rosalia Maggio), al repertorio plautino (con Tato Russo e con Antonio Casagrande).
Tra le sue prestigiose collaborazioni ricordiamo quelle in “La città delle donne” e “Ginger e Fred” di Federico Fellini; “La pelle” di Liliana Cavani; “Un jeans e una maglietta ” con Nino D’Angelo; “Ternosecco” con Giancarlo Giannini; “Gegè Bellavita” di Pasquale Festa Campanile; “Malena” di Giuseppe Tornatore.

Dallo spettacolo “Tua per sempre, Gabriella”, scritto e interpretato da Gabriella Di Luzio, citiamo:

“Con voi ho parlato, riso, un pò anche pianto saltando da Napoli a Roma, in un’altalena di emozioni contrastanti. E’ la vita. La vita è come l’amore. Ogni giorno c’è un addio o un ritrovarsi, un accendersi o uno spegnersi. Ma ogni nuovo amore porta sempre con sé qualcosa di vecchio. Un addio non è un epitaffio: è un modo di dire basta, per poi ricominciare, con altri, forse. Ed io ricomincio da Voi. Grazie a ciascuno di voi. E a ciascuno di voi dico:”Tua per sempre, Gabriella”.

Ricominciare; mettersi sempre in discussione:…Imparare, mettere in pratica ed essere d’insegnamento. Tutto questo è Gabriella Di Luzio.

Cinema, teatro, cabaret. Sei scrittrice e cantante. Tutte esperienze che nascono dalla propria capacità artistica e seguono il proprio istinto e le proprie intuizioni. Sei nata geneticamente con l’arte nel sangue. Ricordi la “Prima assoluta” di ognuna di queste esperienze?

 
Cinema: il mio battesimo avvenne a Roma. Giovanissima, avevo comunque esperienze nell’avanguardia teatrale. Il mio primo film fu con Alberto Lionello ed Edvige Fenech. Avevo una sola battuta da dire e, paralizzata dall’emozione, l’avevo letta e riletta centinaia di volte prima di affrontare il set. Teatro: le mitiche cantine off di via Martucci a Napoli dove, recitando Brecht, cercavo e trovavo progressivamente la mia strada, che sarebbe stata quella del teatro. Cabaret: anche nel cabaret ho avuto il battesimo a Napoli, nel mitico locale di Tommaso, “La taverna degli amici”, dove si sono formati e hanno cominciato la loro carriera tanti nomi importanti dello spettacolo. Anche il canto è partito da lì. Scrittrice: da tanti anni sono giornalista pubblicista. La scrittura è una pulsione irrinunciabile. Il primo libro, “La morte ha bussato alla mia porta. Io mi sono barricata e non ho aperto” l’ho scritto in uno dei momenti più drammatici della mia vita, e nella scrittura ho trovato conforto e catarsi. Dopo quel doloroso viaggio dentro me stessa, all’indomani della pubblicazione del libro mi sono sentita orfana di scrittura, e ho cominciato subito a scrivere il secondo libro.

 
Hai incontrato e lavorato con molti artisti, ognuno con caratteristiche diverse. Quale di essi ti ha dato un ricordo particolare?

 
Tanti artisti, anche di statura internazionale. Ma il ricordo più affettuoso e riconoscente lo rivolgo a un grande attore di cinema e teatro, con cui ho fatto tournée teatrali per anni, Beniamino Maggio della gloriosa dinastia dei Maggio, fratello di Pupella e Rosalia, con cui pure ho lavorato. Ero giovanissima e lui già anziano e con una vita artistica prestigiosa. Prima di entrare in scena me lo spiavo dietro le quinte cercando di rubare la sua grande maestria, la sua ineguagliabile padronanza della scena, il suo modo di catturare il pubblico che, letteralmente in delirio, gli tributava applausi interminabili.

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Ieri ed oggi: esistono ancora i grandi “Fellini”? Naturalmente parliamo di Federico Fellini. Cosa ricordi di lui?

 
Di lui ho ricordi impressi in me a caratteri di fuoco, ma il più bello, e che accarezza anche un po’ la mia vanità, è racchiuso in una frase, riferita a me, che disse a Marcello Mastroianni durante una pausa pranzo in cui tutti e tre ci trovavamo insieme: “Marcello, lei è napoletana, laureata in Filosofia e per giunta attrice di teatro”. Oggi ci sono per fortuna grandi e validi registi, ma Fellini rimane un unicum per tutto quello che lo ha reso tale: fantasia, talento, visione onirica della vita, chiave di lettura particolarissima della vita stessa.

 
“Napoli-Roma: andata e ritorno”: sembra il titolo di un film, ma è la realtà. Cosa ti lega a questi due amori?

 
Come la mitica Josephine Baker, che la cantava indossando l’indimenticabile gonnellino di banane, anch’io potrei cantare: J’ai deux amours. I miei due amori, Napoli e Roma, sono dentro di me, sono la trama e il tessuto della mia persona. Napoli mi ha dato i natali, l’educazione impartitami dai genitori e dalla scuola, e lì ho ricevuto anche l’educazione sentimentale. I primi, adolescenziali amori li ho vissuti all’ombra del Vesuvio: Capri, Positano e la discesa di Marechiaro ne sono stati la naturale scenografia. Roma, quando ho deciso di venire a viverci, mi ha accolto a braccia aperte. Sono subito entrata in sintonia con la Città Eterna, ruffiana e cafonal, caciarona ma ricca di storia, un po’ come me… Qui ho ampliato le mie relazioni lavorative, qui ho concepito ed è nata mia figlia, qui ho scelto di vivere. Anche se Napoli scorre e scorrerà sempre nelle mie vene.

 
Si dice che un attore di teatro può essere anche un buon attore cinematografico, ma non viceversa. Sei d’accordo con questa affermazione?

 
Sì e no. Un attore è un attore, che si esprima sul set cinematografico o in teatro. Certo a teatro non puoi barare, e se non sei un vero attore non puoi confrontarti col pubblico, non puoi creare il personaggio, che è un complesso lavoro di artigianato che porta a grandi risultati se ben eseguito. In questo senso partire dal teatro aiuta, perché il passaggio al set cinematografico viene facilitato dalla lunga e laboriosa gavetta sulle tavole del palcoscenico, dal confronto diretto col pubblico senza filtri. Ma anche il lavoro inverso, se si ha l’umiltà di studiare, imparare a stare sul palcoscenico, a usare bene la voce, a dominare le emozioni, può dare frutti positivi.
Il teatro è la realtà della propria capacità artistica: non lascia spazio alle stelle comete della televisione. E’ cosi dura questa professione?
Fare teatro è il lavoro più affascinante del mondo. Cosa c’è di più bello che essere uno, nessuno e centomila, entrare nelle vite altrui per plasmare personaggi anche molto lontani da sé, scoprire parti di sé rimaste inesplorate ed esprimerle sul palcoscenico? È una ricerca continua di sé stessi, un continuo scoprirsi, un viaggio affascinante fuori e dentro di sé. Certo, esige professionalità e competenza, studio continuo e rigore. Ma in cambio dà tanto!

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Il teatro alle scuole medie! Sei d’accordo dell’importanza del teatro alle scuole inferiori come mezzo di sviluppo del ragazzo?

 
Il teatro ha una grande importanza nella formazione degli adolescenti, indica strade da seguire, invita alla riflessione, a elaborare le opere teatrali e a formarsi uno spessore umano e mentale che sarà un viatico prezioso. Se ti riferisci invece all’importanza di una scuola di teatro per i ragazzi delle medie, la ritengo addirittura indispensabile e non solo nel caso che si voglia intraprendere il mestiere di attore. Il teatro aiuta a trovare sé stessi, a vincere le proprie ancestrali paure, a superare i complessi, a cercare e migliorare l’autostima, a comunicare col mondo.

 
L’immaturità dell’uomo e della sua economia ha portato a investire sull’usa e getta televisivo, accantonando il valore del teatro, investendo sempre meno o nulla su di lui. Come vivi questa crisi economica, sotto il profilo professionale?

 
Non è un momento facile per il teatro e in generale per tutti i lavori non legati alla sopravvivenza. Eppure, la creatività è il mio porto sicuro, al quale approdo anche in questa non facile epoca. Come reagisco? Con coraggio e delle idee valide. Se non c’è il lavoro ce lo si inventa. E così, io con altre due colleghe-amiche, in tutto tre scatenate, coraggiose, indomite e brave (dicono) professioniste, ci siamo scritte una performance teatrale, ce la siamo cucita addosso contaminando tra loro vari generi teatrali dal musical alla farsa, dalla prosa classica al cabaret, dalla sceneggiata napoletana al teatro dell’assurdo, e a gennaio andiamo in scena in Umbria. In seguito saremo vicino Napoli e poi costruiremo il resto del tour. Lo spettacolo, ricco di canzoni e gingle originali, per i suoi contenuti potrà essere rappresentato ad libitum.

 
Lavoro e privato: come cambia il carattere di un regista durante e dopo le riprese di un film?

 
Proprio a proposito di Fellini ricordo che era scherzoso, simpaticissimo e colloquiale fuori del set, per recuperare immediatamente autocontrollo, severità, rigore appena si tornava a girare, esigendo il massimo dagli attori e ripetendo un ciack anche decine di volte, fino a conseguire il risultato voluto.

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Se tu dovessi incontrare te stessa, cosa faresti?

 
Non è da molto che ho preso una più profonda e consapevole coscienza di me e ho incontrato il mio io più profondo. Dopo lo tsunami che ha investito la mia vita circa sei anni fa, sprofondandola in un baratro da cui mi è toccato risalire faticosamente, ho preso per mano la bambina che è in me, che avevo smarrito tanto tempo fa, l’ho accarezzata e ho cominciato a darle l’affetto di cui ha bisogno, rimettendola al centro della sua vita, cosa che, per dolorosi eventi contingenti, era stata trascurata. Continuo, però, a essere esigente con me stessa, e se mi regalo uno zuccherino o una carota, dopo ripristino l’equilibrio col bastone.

Qual’ è la tua musica preferita? E i cantanti?

 
Mi piace la bella musica, che sia una canzone di Renato Zero, una sinfonia di Beethoven, musica jazz e tutta quella musica che riesca a emozionarmi e farmi volare, con la fantasia, con l’anima e coi sensi.
Cosa ricordi di Gabriella bambina? I giochi, gli amici, la vita spensierata o difficile. La famiglia…i tuoi sogni di ragazzina.
Gabriella bambina era ombrosa e aveva il suo dark side già allora. Spesso si estraniava, le piaceva scrivere e comporre. La mia “solarità” sarebbe esplosa solo negli anni dell’adolescenza, senza perdere però quella parte oscura che ancor oggi, quando si esprime, è più nera della notte, ma che finisce inevitabilmente col cedere il posto alla luce che pure è dentro di me, alla mia parte più luminosa ed estroversa. La mia famiglia di origine è tradizionale, borghese, con improvvise, insospettate impennate di creatività in alcuni dei suoi componenti, peraltro inespresse e forse inconsapevoli. Da qualche parte doveva pur provenire il mio temperamento artistico… Da ragazzina mi piaceva molto esprimermi nella recitazione di “storielle” che io stessa scrivevo, anche se il futuro era ancora nebuloso e incerto. Ma col tempo tutto si è chiarito e delineato.

 
Tra tutte le opere teatrali che hai recitato, qual’ è la tua preferita?

 
Non c’è in assoluto un’opera teatrale preferita, perché su tutte ho impresso il mio “soffio” nel costruire il personaggio, plasmandolo con quel poco che ho, facendo un lavoro di équipe di concerto col regista e i colleghi, oltre che coi tecnici. Per questi motivi ogni personaggio, ogni opera teatrale mi è cara, anche quelle in cui interpretavo un personaggio molto lontano da me.

 

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“Tua per sempre Gabriella” è un’opera completamente tua. Com’è nata?
Come diverse mie creature artistiche, anche quella nasce da un momento di dolore. Ho sempre voluto trasformare il dolore e il tormento in creatività e bellezza. Scrissi “Tua per sempre: Gabriella” dopo la fine del mio matrimonio, e in un momento della mia performance dicevo che un giorno, sull’altare, pronunciando il fatidico sì, avevo espresso la volontà di essere “sua per sempre”, ma poi la vita aveva sparigliato le carte, e la bella favola era evaporata. Concludendo che, forse, l’affermazione “Tua per sempre” per un artista è più propria se riferita al suo pubblico.

 
Come trascorri il tuo tempo libero? Le tue vacanze e o lo staccarsi dal lavoro?

 
Da napoletana verace, non riesco a stare a lungo lontana dal mare. Così, appena il tempo e il lavoro lo permettono, mi trasferisco in una casetta che ho nel sud Italia, in una suggestiva località, uno strapiombo sul mare incastonato in un magico scenario di acqua e di monti, dove i suoni sono la risacca che s’infrange sulla scogliera, il sibilo del vento e il garrire delle rondini che in primavera vengono a nidificare. Mare, cibo sublime, e la sera gli incontri con gli amici in piazzetta. Cosa desiderare di più?

 
Nell’osservarti si evidenzia una carica elettrica forte. Un carattere adrenalitico. Un fisico che corre dietro al pensiero veloce, intenso. Ti ritrovi in questa rappresentazione?

 
Abbastanza. Sempre in movimento, con la mente in perenne attività, è una vita che corro. Mi viene in mente una frase di Jack Kerouac: “Dove andiamo? Non so, ma bisogna andare.”

 
Molto professionale nel raccontare le opere che porti a teatro. Hai mai pensato di insegnare teatro?

 
È una richiesta che da qualche tempo mi viene fatta, e forse sì, prima o poi vi approderò. Che senso avrebbe infatti avere accumulato esperienza costruendo mattone su mattone un edificio di conoscenze, se poi non lo si trasmette e non lo si condivide?

 

luzioprin
Tu hai scritto due libri: “La morte ha bussato alla mia porta” (Graus Editore 2011) e “Rapsodia degli amori perduti” (Galassia Arte 2012).Ci racconti qualcosa di queste opere?

 
Come ho detto, il primo libro coincide col momento più buio della mia esistenza, in cui ho toccato l’abisso del dolore, un cupo pozzo in fondo al quale non s’intravede la luna. Come Einstein sono convinta che “la creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura”, e ho cominciato a scrivere il giorno stesso che una diagnosi di cancro ha devastato la mia vita. La scrittura mi ha accompagnato tutto il tempo degli interventi e delle terapie, e infine ho lanciato un messaggio di positività, prendendo il lettore per mano e cercando di comunicare che da questo male si può anche guarire, non trascurando mai prevenzione e controlli. “Rapsodia degli amori perduti” è invece un romanzo, come amo dire non autobiografico ma biografico, perché dentro c’è la vita. Io, ladra di vite, vi ho trasferito, opportunamente manipolati, brandelli di vite altrui e a tratti anche mia, nel raccontare una donna che, alle soglie dei 50, riavvolge il nastro dei ricordi abbandonandosi all’amarcord, e proprio ricostruendo il mosaico della sua vita, sulla strada di Damasco incontrerà la verità, o almeno la verità, il senso e il significato della sua vita. Da leggere per avventurarsi tra le città più belle del mondo, i vicoli di Napoli, e inaspettati colpi di scena.

 
Hai qualche progetto editoriale per il 2014?

 
Sì! Sono tornata alle storie vere, ma quelle toste, borderline, ai confini del credibile, che sto raccogliendo con grande cura e passione ascoltando sia persone cosiddette “comuni” che cosiddetti “vip”, affondando il bisturi nella loro anima. Ma per me sono tutti persone speciali, che mi stanno aprendo il cuore con grande disponibilità.

 
Ti sei definita “Comunicatrice” e ti hanno apostrofata come “Attrice intelligente”: definizioni che sottolineano entrambe la capacità di decidere autonomamente ed in modo maturo della propria vita. E’ giusta questa interpretazione?

 
Sì, in linea di massima mi rappresenta. Ma quanto dolore, sofferenze, errori commessi e duramente pagati per approdare a un qualcosa che somigli alla maturità… mai definitiva però. II mio percorso non si arresta, e comunque non sono e non sarò mai una saggia nel vero senso della parola, ho sempre qualcosa da imparare, ho abbandonato i vecchi errori ma ne commetto di nuovi, sempre con quell’atteggiamento di infantile stupore di chi vuole conoscere a proprie spese il mondo, pronta a pagare un prezzo se la vita lo richiede.

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Intervista all’Avv. Antonella Labianca: la legge, la persona

La lotta al crimine; il rapporto avvocato-cliente, la soddisfazione e il rischio del proprio lavoro. Il dovere di essere avvocato con lo scopo di migliorare la legge stessa e combattere nel migliore dei modi l’ingiustizia delle violenze.Incontriamo l’Avvocatessa Antonella Labianca Presidente della Sezione di Bari dell’ ADGI (Ass. Donne Giuriste Italia); componente della Commissione Famiglia e Minori dell’Ordine degli Avvocati di Bari e Presidente di Auxilium centro anti violenza. Gli studi e l’esperienza non facile per essere in prima linea.
Il volto freddo della legge ci ha spesso abituati alla figura dell’avvocato come del professionista sbrigativo a cui affidare i propri problemi in modo distaccato, quasi rassegnati dalle lungaggini burocratiche.
Ma sotto l’aspetto della lotta alle violenze sui più deboli, il rapporto avvocato-cliente è doverosamente diverso, perchè si parla di ferite principalmente fisiche, psicologiche, quest’ultime spesso inguaribili, che hanno bisogno di nuova fiducia verso il prossimo, partendo proprio dall’avvocato-amico.
Incontriamo l’Avvocato Antonella Labianca che ha indirizzato la sua professione verso la tutela e la rinascita della vittima e che rappresenta una figura di riferimento per la legge stessa, come molte sue colleghe donne, a cui si da sempre il merito di essere molto sensibili verso questo problema.

Avvocato Labianca, la Giurisprudenza ha molti indirizzi, ma lei si è indirizzata principalmente a quello a tutela delle donne e dei minori. Non è proprio un settore semplice, perchè prevede il conoscere storie profonde e di sofferenza umana non da poco.

Influisce sulla sua vita questo lavoro o si riesce a tenere un giusto distacco?
Partiamo però dall’inizio. Lei voleva intraprendere questi studi già dalle scuole superiori?
Cosa l’ha spinta a volersi specializzare nella lotta alle violenze sulle donne e sui minori?

 
Quando mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza avevo già ben chiara quale sarebbe stata la professione che avrei voluto svolgere: l’avvocato, termine di derivazione latina, che indica appunto “colui che viene chiamato a difendere una persona” e, quindi, forte del fatto di essermi laureata a soli 22 anni ho voluto bruciare le tappe ed impegnarmi da subito nella difesa delle fasce più deboli, in particolare delle donne, dei bambini e degli anziani. Sin da quando ho frequentato il liceo, non ho mai sopportato i soprusi e le ingiustizie e ho sempre preso le difese di coloro che non avevano i mezzi né gli strumenti per poterlo fare da sè.
Esercitare la professione di avvocato con il cuore in una mano e il codice nell’altra……questo è stato sempre il mio proposito. Ho voluto fare mio l’insegnamento del grande Maestro Piero Calamandrei, padre di noi giuristi, il quale scriveva “Molte professioni possono farsi con il cervello e non con il cuore; ma l’avvocato no! L’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé; assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce.”
Aver deciso di occuparmi delle donne e dei bambini che molto spesso, troppo spesso, subiscono violenze e abusi non è affatto facile, perchè frequentemente accade di ascoltare anche più storie dolorose nell’arco di una stessa giornata e nell’ascoltare tanto dolore e tanta sofferenza si finisce per esserne assorbiti e nello stesso tempo risucchiati in questa spirale di dolore.

Quando queste donne escono dal mio studio provo un profondo senso di dispiacere e di impotenza per non essere riuscita ad aiutarle prima, ma soprattutto mi sento svuotata perchè per tutto il tempo in cui siamo state insieme io le ho ascoltate, sostenute, incoraggiate, ho “sentito” il loro dolore, a volte ho anche pianto con loro e ho cercato di spostare un po’ della loro sofferenza nel mio cuore, tanto che a volte accade che vadano via più sollevate, con lo sguardo un po’ più sereno, mentre a me rimane l’angoscia e il dolore dei loro anni d’inferno.
Non è affatto facile restare indifferente di fronte a storie terribili di violenze, di abusi e di maltrattamenti perpretati per anni e personalmente non riesco e non voglio mantenere il distacco con queste storie di sofferenza, anche perchè il dolore di queste donne e di questi bambini diventa il mio e diventa anche un ulteriore stimolo per combattere per esse.

Credo fortemente in ciò che faccio e non potrebbe essere diversamente e la passione e l’impegno sono notevoli, per cui è inevitabile che la vita privata ne subisca ripercussioni, perchè sono spesso costretta ad essere in giro per lavoro e non ho molto tempo da dedicare agli affetti e a me stessa; ma mi ripagano i sorrisi e gli abbracci di donne e bambini che riescono a venir fuori da situazioni disastrose di dolore e di sofferenza. Un piccolo esempio: ancora oggi viene a trovarmi in studio una giovanissima donna che per me è l’emblema della donna scampata ad una morte sicura. Vederla oggi per me è un’enorme vittoria….bella, curata, solare, non sembra neanche lontanamente quella piccola ragazzina smagrita ed impaurita che alcuni anni fa venne di nascosto nel mio studio a supplicarmi di salvarla dall’orco che la picchiava selvaggiamente e che la faceva dormire con una pistola puntata alla testa….e questo per 7 lunghissimi anni.

In un mio libro si legge:”Io sono Linda, la piccola bimba, giocavo a scuola e quando ritornavo giocavo in mezzo alle lenzuola”. Quanto è vero che lo sfruttamento minorile viene fatto passare dal carnefice al bambino come un gioco, che poi diventa l’inferno? E’ forse questa la causa di una moltitudine di casi non denunciati?

 
Purtroppo è verissimo! Gli adulti che abusano dei bambini nella maggior parte dei casi mascherano l’abuso come un gioco e lo fanno per diversi motivi; in primo luogo, per evitare che il bambino possa raccontare ad altri ciò che l’abusante sta perpretando in suo danno. Oppure per evitare che il bambino possa sottrarsi a questo “gioco” erotico e, quindi, per avere una maggiore disponibilità del bambino stesso, in modo da far sì che il bambino sia sempre più attratto dal suo carnefice che diventa quasi il compagno di giochi ideale e trascorrere con lui il maggior tempo possibile. Infatti è solo nel momento in cui il bambino abusato comincia ad imitare il “gioco”/abuso con altri che viene allo scoperto la violenza, l’abuso o il caso di pedofilia.

Non sarebbe doveroso inserire incontri nelle scuole inferiori sulle violenze in generale, cosi da portare già una prima sensibilità sul problema ai ragazzi stessi?

E’ da tempo che si auspica una maggiore attenzione su tale problematica da parte delle istituzioni a partire dalle scuole primarie e secondarie. E’ importante, infatti, una “rivoluzione” culturale che possa sensibilizzare i bambini e i ragazzi su problemi quali il bullismo, il cyber bullismo, l’omofobia, il femminicidio e la violenza di genere. Se non si parte dalla base della nostra società è difficile che possa mutare la mentalità di chi si ritrova a modificare una normativa che personalmente considero “figlia” della suggestione mediatica, quale quella entrata in vigore lo scorso ottobre e che si occupa solo marginalmente del femminicidio. Sarebbe auspicabile un’opera di formazione culturale che coinvolga nelle scuole anche i docenti e i genitori, oltre che gli studenti e sarebbe auspicabile anche l’introduzione della violenza di genere come nuova materia scolastica.

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Esistono casi in cui la violenza fisica o psicologica, lo Stalking, è portavo avanti da una donna. Le capita di avere questi casi alla rovescia?

Certamente. Mi è capitato in alcune occasioni, anche se in maniera più sporadica e si è trattato sempre di relazioni sentimentali ormai definite, nelle quali la ex non accettava la fine della relazione. Devo anche evidenziare che lo stalking messo in atto da una donna a volte può essere molto più pericoloso e subdolo rispetto a quello scatenato da un uomo e spesso colpisce il nuovo partner, che diventa il bersaglio preferito. Ho assistito qualche tempo fa un signore, la cui ex fidanzata dopo avergli distrutto l’auto, aveva cominciato a seguirlo ovunque andasse con la nuova compagna. Non soddisfatta, si recava ogni giorno nell’ufficio postale dove lavorava questa donna e restava per ore a guardarla, fingendo di essere in coda, inviando raccomandate al proprio indirizzo postale o a quello dell’ex fidanzato.

 
La bellezza delle donne può portare a sottovalutare un loro effettivo bisogno di aiuto, perchè le si vede, appunto, belle, in forma. Mi capita spesso di assistere a questo problema nel comportamento di alcuni assistenti sociali e di sostegno.
La bellezza della donna, in certi casi, la rende “Bella senz’anima”?

Noi donne a volte siamo le peggiori nemiche di noi stesse e questo per diversi motivi; nel mio lavoro ho trovato molto spesso donne fantastiche, capaci di dare il massimo di se stesse nell’aiutare altre donne e questo sia tra le mie colleghe che tra le psicologhe, le assistenti sociali, le donne poliziotte e così via. La solidarietà tra donne può essere eccezionale se vissuta col cuore e senza alcun secondo fine, creando una rete fittissima talmente forte da divenire un’anima sola. Ma accade anche che determinati fattori possano minare questa solidarietà ed è così che la bellezza, la bravura ed il successo di una donna scatenino invidie e gelosie e l’apparente forza di una donna che rivolge una richiesta di aiuto venga sottovalutata, perché la donna in questione non appare “esteriormente” sofferente o visibilmente distrutta come altre donne, magari meno attraenti. E questo sottovalutare il problema innesca meccanismi terribili, perché la “bella senz’anima” in realtà un’anima ce l’ha e soffre e si dispera come tutte le altre donne e come tutte loro, non trovando un adeguato sostegno, finisce in una spirale senza fine; gli operatori sociali, sottovalutando il problema, finiscono per rendersi complici del carnefice di quella spirale.

Come difesa della donna e dei minori c’è anche la lotta allo sfruttamento della prostituzione, ma quanto è efficace questa lotta se anche la politica, o chi abusa del suo potere, ne fa parte o concorre ad alimentarla?

 
Non credo che ci sia un reale impegno da parte della politica nella lotta alla prostituzione minorile o della donna, come non credo che ci sia un reale impegno della politica nella lotta contro la violenza nei confronti della donna in genere. Da questo punto di vista sono molto disillusa, perché sarebbe sufficiente guardare ciò che accade nei nostri vicini Paesi europei (senza andare troppo lontano) e mutuare da questi Paesi, come l’Inghilterra, la Francia, la Svizzera, la Germania, leggi ad hoc più incisive e più adeguate. Per non parlare, poi, degli Stati Uniti, dove in alcuni Stati, la violenza sessuale, lo stalking, i reati commessi nei confronti dei minori, lo sfruttamento sessuale e la prostituzione minorile sono reati federali. Inorridisco pensando al turismo sessuale in voga da parte dei nostri connazionali verso i paesi orientali, sulla pelle di bambini/e di 5-6 anni, venduti dalle proprie famiglie unicamente per fame. Ed inorridisco all’idea di essere rappresentata da soggetti che, in un modo o nell’altro, possano promuovere lo sfruttamento di un fenomeno che, per alcuni versi, cerco di combattere.

Non è pericoloso per un avvocato seguire certi casi di maniaci? Ci sono casi in cui l’avvocato debba essere a sua volta protetto?

 
Sicuramente i casi pericolosi per un avvocato sono diversi, non solo quelli che riguardano casi di stalking e devo dire che di minacce ne ho ricevute in passato, ma ho anche i miei sistemi personali per difendermi che, per ovvie ragioni, non posso descrivere in questa sede.

Cosa pensa la sua famiglia del suo lavoro? Ha sempre avuto il loro appoggio?

A volte mi capita di rientrare in casa stanca, avvillita o arrabbiata perchè magari ho ottenuto un provvedimento diverso da quello che speravo nei confronti di un marito maltrattante o violento o di un pedofilo o di uno stalker e siccome chi mi sta accanto conosce l’amore e la passione che animano il mio lavoro, mi esortano a soprassedere e a non restarci male, perchè sanno anche che non demordo e che prima o poi otterrò giustizia per chi ho preso a cuore.
Il mio compagno non è solo il mio compagno di vita….da quando abbiamo deciso di camminare insieme sapevamo entrambi che non sarebbe stato affatto facile perchè non si sarebbe accompagnato solo con me, ma la mia vita è affollata, perchè intorno a me c’è tutto un mondo fatto di Carla, Luisa, Maria, il piccolo Giovanni, la piccola Teresa, la mamma di Anelia, di telefonate a qualunque ora del giorno e della notte, di un pc sempre acceso, di viaggi continui, di vacanze col punto interrogativo, di udienze interminabili, di litigate furibonde coi colleghi, di malumori, di fascicoli sparsi ovunque per casa, di :”…..a che ora torni? non lo so….ci sentiamo”… e tanto altro ancora. E non sempre è tutto rose e fiori, perchè si discute e anche tanto, ma la mia vita è questa ed io non potrei fare a meno del mio lavoro che per me è sempre amore, con una sfaccettatura diversa, ma è amore, sempre e comunque. E l’uomo che amo questo lo sa, come sa che non ne potrei fare a meno, perchè è la mia linfa vitale e per mia fortuna, in tutto questo caos frenetico che è la mia vita, io ritrovo in lui un sostegno vigoroso che mi sorregge nel momento in cui sento che sto per cedere.

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L’avvocato è soprattutto una persona normale.Come vive le sue serate in relax?

Amo molto trascorrere le serate in compagnia, con le persone che amo, familiari e amici. Nel tempo libero difficilmente trascorro serate da sola, perchè mi piace stare tra la gente e se posso, anche quando viaggio per lavoro, cerco di ritagliarmi un pò di spazio per andare per musei o visitare luoghi particolari o fare shopping. Mi piace praticare nuoto e non appena posso vado a mare (ovviamente d’estate), ma sto riscoprendo la montagna, che non conoscevo

Il tempo è la soluzione di tutto! Non perdere tempo nel denunciare. Non perdere tempo a giustificare e continuare una situazione di abuso. Ma soprattutto non sia la legge a perdere tempo. Perchè siamo tutti consapevolmente maturi nel sapere che la maggior parte dei reati di violenze non avrà una condanna, per via della prescrizione o altre falle burocratiche.
Cosa pensa a riguardo?

Non condivido questa affermazione; sono un’operatrice del diritto e in quanto tale credo fermamente nella giustizia e nella sua applicazione….d’altronde non potrebbe essere altrimenti. I reati di violenza trovano sempre la loro giusta condanna se tutti noi facciano la nostra parte, se tutti collaboriamo a far sì che si faccia giustizia e questo a cominciare da chi tale violenza la subisce (che deve denunciare immediatamente), dall’operatore delle forze dell’ordine chiamato ad intervenire in merito a quella violenza sottovalutata, dall’avvocato che quella violenza deve denunciare senza superficialità nè approssimazione, dal magistrato che su quella violenza deve fare tutte le indagini utili a ravvisare i reati commessi. Quando si fa tutto in maniera approssimativa, ecco allora che i reati, di qualunque genere essi siano, vengono condannati con pene che i più definiscono eque.
Sono, invece, del parere, che, nel momento in cui viene commesso un reato, vi debba essere la massima collaborazione da parte di tutti coloro i quali sono tenuti e chiamati ad intervenire al fine di evitarne ulteriori drammatiche conseguenze.

 
Il tempo è anche la parte che vola via col lavoro. Quanto viaggia per seguire i suoi casi?

Viaggio spessissimo per lavoro perchè alcuni casi che seguo riguardano donne residenti fuori della mia città e vanno seguiti personalmente perchè prendo molto a cuore le donne che si rivolgono a me chiedendo aiuto; inoltre, sono costretta a spostarmi anche perchè invitata a partecipare a convegni oppure perchè nel mio lavoro la formazione e l’aggiornamento sono indispensabili e in questo ambito la preparazione è indispensabile, oltre al fatto che non si finisce mai di imparare.

Quali sono le persone con cui deve collaborare un avvocato del suo genere, per studiare e seguire un caso?

 
Nell’ambito in cui io opero è doveroso agire in team, non avendo le competenze tecniche e specifiche per aiutare e sostenere chi chiede il mio aiuto, per cui mi avvalgo della consulenza sopratutto di uno o più psicologi, a seconda del soggetto che devo assistere (se donna o minore), di operatori delle forze dell’ordine ed esperti informatici.

 
Senza entrare nello specifico, ma ricorda casi particolari in cui la legge ha fatto il suo dovere in pieno e altri in cui ha fallito?

 
Fortunatamente sono diversi i casi in cui la legge italiana è stata applicata a dovere in caso di violenza; purtroppo però sono ancora tanti i casi in cui si reclama la certezza della pena e l’esiguità della stessa in capo al reato commesso, oltre al fatto che spesso, nel corso dei lunghi processi, si evidenzia una sorta di vittimizzazione secondaria, in cui la donna, già succube del suo carnefice, resta vittima degli ingranaggi processuali e di tutti coloro che vi partecipano.

La figura dell’Avvocato è quella esterna della persona forte, seria, professionale, ma Lei al di fuori della propria professione come si definirebbe? Che tipo di donna è? Ribelle, decisa?

Sono una donna praticamente imperfetta e con mille difetti: sono ribelle, determinata, aggressiva, ostinata e caparbia, tutte qualità necessarie nel mio lavoro, ma so anche essere molto amorevole, dolce e sensibile, altrettante qualità che servono nel mio lavoro per proteggere chi è con me da questa parte della barricata, oltre che esserlo con tutte le persone che amo.

 
Avvocato Labianca, come vede le violenze di oggi rispetto a quelle del passato? E’ vero che nel passato si viveva in modo molto più chiusi e quindi la famiglia sembrava tutta rose e fiori, ma non crede che le libertà dell’era moderna abbiano portato a vivere in modo più libertino e con meno rispetto verso la persona, mi scusi la ripetizione, rispetto agli anni 70-80?

Ritengo che la violenza nei confronti delle donne e gli abusi sui bambini ci siano sempre stati, solo che il fenomeno era molto sommerso e legato alla vergogna e a situazioni di omertà. Non dimentichiamo che solo fino a qualche decennio fa, le ragazze che restavano vittime di rapporti incestuosi venivano mandate all’estero per partorire o mandate in sposa per procura, senza neanche conoscere il futuro sposo.
Credo, piuttosto, che l’era moderna abbia condotto ad una maggiore consapevolezza della donna, nel senso che la donna abbia cominciato ad aver maggiore fiducia in se stessa, a trovare più coraggio nell’esprimere le proprie ideee e l’essere anche economicamente più indipendente, l’abbia condotta a sentirsi più forte e meno sottomessa al controllo e all’autorità del padre/marito-padrone.

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Lo Stato e la lotta alle violenze. Personalmente sono positivo sul fatto che si cerchi sempre di migliorare le leggi a tutela della persona, ma resto sempre del parere che chi legifera spesso e volentieri non sa proprio di cosa parli o come funzioni poi la legge o chi la deve far funzionare. Ci troviamo quindi ad avere leggi giuste, ma con meccanismi o freni burocratici che portano la legge ad essere nulla, quindi un procedimento inizia e fallisce. Cosa pensa a riguardo?

 
Credo che la nostra attuale legislazione sia poco ponderata, specie su alcuni temi e soprattutto sia frutto della scarsa conoscenza di taluni su tematiche molto importanti e delicate. Certi argomenti non possono essere normati da soggetti che non hanno mai avuto esperienza con donne vittime di violenza, o di bambini abusati, né essere inseriti frettolosamente in provvedimenti omnibus che riguardano mille altre norme. Ma soprattutto su tematiche delicate come quella della violenza alle donne e ai bambini non possono farsi considerazioni cavillose su sconti di pena o risparmio di denaro!

 
Il denunciare apre le porte all’intervento dell’aiuto e all’allontanamento del carnefice dalla vittima o comunque mette sotto i riflettori il problema e cosi la vittima stessa non è più isolata. Il primo passo più importante è proprio questo, sbaglio?

 
E’ molto importante denunciare. E non solo perchè le denunce consentono a noi operatori di poter procedere nelle sedi giudiziarie, ma soprattutto perchè costituiscono il primo ed il più importante passo della donna verso il riscatto e la “libertà”, verso la rinascita e il percorso di recupero. Solo in seguito alla denuncia, inoltre, possono essere richiesti ed adottati tutti quei provvedimenti che mirano a tutelare la figura della donna e del bambino, senza i quali nulla potrebbe essere attuato.
Noi operatrici dei centri anti violenza esortiamo continuamente le donne a venir fuori dall’inferno sommerso nel quale vivono da anni per sé e per i propri figli, i quali diventano involontariamente testimoni e vittime dirette a loro volta di tale inferno.

Andrea Celeste…La cantante torna con il suo inconfondibile calore.

La musica e la voce unica di Andrea Celeste ci abbracciano ancora una volta con le loro infinite emozioni. Sensazioni uniche, come una sera sul mare, mano nella mano con i propri sogni o con il proprio amore vicino, ascoltando insieme le onde musicali di queste canzoni indimenticabili.

Calore, che copre il pubblico con il suo grande piumone di note lasciandolo nudo e coccolato, come un grande bambino coperto di coccole.

L’affetto del pianoforte, insostituibile amore degli amori e sempre presente nel mondo di Andrea Celeste.

Rivitazioni uniche, come solo l’artista sa fare. Brani come :“Che cosa c’è; Noi due; Se stasera sono qui; La ballata dell’amore cieco” e molti altri…suoni e parole leggeri come un aquilone colorato. E’ insomma inconfondibile il talento dell’artista e la sua capacità di legare a sè il calore del pubblico.
Unico il suo Swing and Blues; sempre moderno e personale.

Silenzio:…..Accendiamo la Radio……Accendiamo l’emozione.

Torna ET grazie a Cosimo Allera

ET, la creatura di Carlo Rambaldi, torna a noi tramite una scultura dell’Artista Cosimo Allera, inaugurata 19/10/2012 accanto al Municipio del comune di Zagarise, in ricordo del Maestro Rambaldi, mito internazionale.

L’emozione più grande, per un genitore, è vedere lo sguardo del proprio figlio sorridegli e ringraziarlo per la Vita che gli si è data e l’emozione di questi giorni è vedere gli sguardi della famiglia Rambaldi abbracciare quello del “nostro” ET, piccolo tesoro internazionale, e vedere in questo….l’abbraccio allo sguardo di Carlo Rambaldi.

La semplicità dell’Amore riunisce in modo forte un’unica famiglia ed il ricordo stesso di tutto un popolo.Impressionante la sottile linea tra realtà e fantasia, che l’opera di Allera riesce a trasmettere.

ET non risulta scultura, ma essere vivente, con la forza interna di portare subito un’emozione forte al pubblico.

Se la scomparsa
di Carlo Rambaldi, avvenuta il 10 Agosto 2012, doveva portare il suo ricordo più forte, gli sguardi abbracciati della moglie di Rambaldi, Bruna, della figlia Daniela, e del loro “piccolo figlio” ET, è stato il regalo più grande che abbiamo potuto vedere.

E tutti assieme, alziamo gli occhi al cielo…….indicando l’infinito.

Il compositore Luciano D’Addetta e la sua Flammy Music

Nasce dalla grande musica di qualità il sound metiterraneo del compositore-musicista Luciano D’Addetta, già conosciuto al grande pubblico e agli esperti del settore grazie al suo primo album “Note Mediterranee”(Out recording studio) negli scaffali virtuali degli store; 10 tracce melodiche, mediterranee, profonde e capaci di farci vivere pensieri altrettando profondi. Musiche che ci riportano ai nostri ricordi del passato o a serie tv di qualità, stile Montalbano, Don Matteo. Musiche capaci di tenerci compagnia.

Il suo carattere semplice, pacato e diretto lo ha portato a comporre musiche dal sapore mediterraneo, che si tengono lontane dalla musica di massa, ma che invece sono caratterizzate proprio dalla loro alta qualità e valore musicale, con un loro stile personale. Con D’addetta nasce infatti la “Flammy Music”: è questo il nome con cui il compositore ha chiamato il suo stile musicale, molto mediterraneo, di stampo tutto italiano.

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Ma qual’è la base musicale di Luciano D’Addetta? Luciano ha studiato presso queste strutture di primo livello: Conservatorio Donizetti Bergamo; Cpm di milano; Accademmia di Biella e Bergamo, Conservatorio A.Corelli di Messina.Ha suonato con l’orchestra sinfonica di Sarajevo in Mondovisione. Ha aperto il concerto di Miriam Makeba e di Ronnie jones.Ha suonato con Ron, Tony Dallara. Ha fatto da spalla ad artisti di primo livello come Enrico Ruggeri, Gatto Panceri, Arisa.

A soli 43 anni D’Addetta si cataloga quindi nei nuovi autori musicali dell’era moderna, musicisti compositori capaci di entusiasmare il pubblico e i registi televisivi per eventuali colonne sonore di serie tv di qualità.
Presente come contorno musicale della trasmissione a puntate “Graffiti Selvaggi”, Milano sfregiata dalla street art: una video inchiesta di Claudio Bernieri , che vede protagonista in studio anche il critico Vittorio Sgarbi.

Luciano D’Addetta è compositore anche delle musiche che fanno da contorno alla presentazione del nuovo libro di vignette satiriche del grande Forattini, “C’era una volta un pezzo di legno”, ma ha partecipato anche alla stesura delle musiche per il film “La stirpe di Caino” di Nando De Maio. A ritmare questo thriller è stato Luciano D’Addetta, chiamato per l’occasione a scrivere tracce melodiche capaci di reggere il delicato tema del film: la violenza sulle donne.

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Fresco di pubblicazione anche il brano “Amore”, che si apre come la presentazione di un grande spettacolo, seguito da un testo di Madre Teresa di Calcutta. Questo è l’Amore di Luciano D’Addetta, la grandezza magnifica del musical. L’opera esplode letteralmente in una forte emozione che sottolinea la sua capacità professionale pronta al grande cinema. Un amore immenso portato all’altare mano nella mano con una musica orchestrale meravigliosa.