Servizi segreti deviati

I servizi segreti deviati
io li conosco:
quando arrivano i gommoni,
scortano la scorta
e si prende tutti il bus speciale.

 
Ci si divide,
perchè se ci prendono qui
non c’è problema,
se si va un pò più su…
…ummmm???…la scorta rischia.

 
Le lettere cosi, cosi…
…restano qui, per un pò,
poi quando i ragni le aprono
può sparire il segreto di Stato.
I servizi segreti deviati
comandano da dove si comanda
ecco perchè è sempre il cittadino
a muoversi per primo…
…non sa…e se sa
diventa delinquente,
pecora nera,
e lo si fa ingabbiare, sputtanare,
ma se il pelo è duro
lo si fa brillare,
come si fa con la televisione.

 
Ballando, ballando,
dentro il fumo bianco
mi accorsi che non ero del gruppo
e tornai a casa:
un’altra casa…un’altra città…
…un giubbotto nuovo,
perchè in fin dei conti,
alla corte dei conti,
i conti li si paga sempre.

 
I servizi segreti deviati
non sono cosi nascosti.

Il capo banda

Dai, dai,balliamo tutti assieme,
come tante marionette.
Balliamo questa rumba.
Dai, dai, pompa di più,
fammi sentire il botto,
fammi sentire il basso.
Dai, dai
saltiamo tutti assieme,
tra le piazze
e le cattedrali,
cercando tra la gente
chi ha la biro per firmare.

 
Facciamoci del male,
giochiamo al sado-maso
e a chi ci fa più male.
Non cambiano i colori,
se i colori son tutti uguali.
Un uomo vota un uomo……
allora votiamoci,
perchè in fondo:
non siamo tutti uguali?
Un bimbo nasce tale
e pian piano impara a parlare,
ma se entra in Parlamento
impara a chiudere la bocca
già dal giorno della firma sulla scheda.

 
Coglioni, mercenari,
politici in tv che ti pisciano sui piedi,
mentre il Presidente resta fermo e capo banda.
“Non mi dica Presidente che lei non conta niente,
perchè se cosi è,
mi spieghi quella paga che le do
per muovere la bocca, come un burattino stanco.”
Torna il burattino……
……questa volta è capo banda.

 
Dai, dai,
pompa di più,
saltiamo tutti assieme
sotto il botto delle grane,
poi guardiamoci storditi
se torna la P2 la P3 o la P38.
Dai, dai,
pompa di più,
fammi sentire il botto,
fammi sentire il basso,
balliamo questa rumba
del politico misfatto.

 

 

Silenzio in platea;
si sieda l’orchestra;
si alzi il capobanda
e alzi la bacchetta…
…inizia la danza.

Il burattino stanco

La mafia compra roba
dove roba si lavora
e se non si lavora
è l’Italia a finanziare aiuti finanziari
per risolvere il problema
di mancanza di lavoro.

 

Poverina quella gente, con tutti quei bambini.
Diamole lavoro, lavorando pure loro.

Vi finanziamo noi,
con i soldi della plebe,
però mi raccomando: buona roba a poco prezzo
e se ci scappa anche un minore…
…molto meglio, ti farà onore.

 

La mafia paga dieci e rivende a centomila,
a volte la ritrovi con le armi a Nassirya
dieci, cento, centomila,
contro l’arma che ha pagato solamente col suo sangue.

 

La mafia paga dieci e rivende a centomila
e con quello che guadagnia si compra una pizzeria;
ecco perchè la pizza la conosce il mondo intero,
pagandola con l’euro; il pizzo; ed il pizzino.

Ma la pizza è poca cosa, se parliamo di cosa nostra:
compra chi ti presta i soldi;
cosi i soldi te li presta
e tu, da gente onesta,
le ridai soldi legali,
cosi lei si compra banche, il commercio e i marciapiedi
e quelle quattro o cinque leggi
che la fanno stare in piedi.

 

Girano i soldi
nella tasche dei capò;
nella giostra delle mani.

 

Ormai è tutta mafia
costruita, passo passo, con le mani dei magutti,
perchè tutti siam magutti
se lavoriamo con le mani.

I soldi entrano sporchi
ed escono puliti.
Arrivano in meridione
e si fermano quassù.

Il barista sotto casa:
da padrone a pensionato.
Non resisteva più
all’offerta di quell’uomo incravattato,
che per quaranta metri quadri
ne pagava centoventi……oppure lo bruciava…….oppure lo uccideva.
……oppure chiamava il sindaco…..e ci pensava lui.

Soldi bianchi, come te:…

…un burattino stanco.

Il leone bianco

Un bellissimo leone insegui una leonessa, per circondarla di coccole e di affetto.
La leonessa si sdraiava al sole, scaldata dal sole stesso e dal calore del cuore del suo compagno. Dolce era il leone con lei. Nelle loro passeggiate, il leone la portava spesso in riva al fiume, dove c’era un fiore bianco,bianco come il latte:…era il regalo per lei. Girare attorno a quel fiore era la sua danza d’amore.

 
La giovane leonessa, però, era nata malata e sentiva già vicina la sua morte, ma nulla fece capire al suo amato, perchè l’amore a volte è anche questo.
Un giorno si allontanò dal leone e si diresse lontano, ma lui, con gli occhi forti e lucidi di amore, la segui, proteggendo il suo cammino. La leonessa tornò indietro, per poi cercare di allontanarsi di nascosto, ma il leone sentiva il suo profumo e la raggiungeva sempre.
La leonessa sentiva vicino il giorno della fine e, sempre più, la necessità di evitare al suo amore di vederla morire.

 

Una mattina la leonessa si fermò vicino ad una maestosa quercia e si voltò a guardare il leone, che vistosi richiamato, si avvicinò dolcemente e con amore.
I rami della quercia si mosserò ed incominciarono ad avvolgere il grosso leone e diventando catene sulle sue zampe.
La leonessa guardò per l’ultima volta il suo compagno e se ne andò. Il tempo necessario, perchè il leone non sentisse più il suo profumo.

 
Altre leonesse passarono accanto al leone, per fagli compagnia, ma lui, con occhi tristi e un forte ruggito, le teneva lontane.
Per giorni il ruggito del leone si senti nell’infinità del cielo ed il suo pelo incominciò a diventare bianco dal dolore.
Un giorno i rami della quercia tornarono al loro posto, lasciando libero il leone: un maestoso leone bianco. I suoi occhi lucenti; lo sguardo triste.
Si volse per l’ultima volta verso l’orizzonte, per salutare la sua leonessa lontana; poi si volse verso il gruppo di leonesse, per attraversarlo piano.
Nacque cosi il leone bianco……bianco come un fiore, bianco come il latte.